Teatro 3 s.r.l.
presenta



LA COSCIENZA DI ZENO
di Tullio Kezich
dal romanzo di Italo Svevo



con
MASSIMO DAPPORTO


regia
Piero Maccarinelli



Grande testo di Italo Svevo ridotto da Tullio Kezich per il teatro. Ci racconta di Zeno Cosini, personaggio abulico ed inetto, alle prese con l'incomparabile originalità della vita. Quando lo incontriamo la prima volta, Zeno è un tranquillo borghese triestino, siamo nel 1916 e la guerra è alle porte della città che sta vivendo enormi cambiamenti sociali ed economici, la sua vita ha trovato un apparente equilibrio nel presente e nella consapevolezza di non saper ricomporre la frattura fra azione e conoscenza, di non avere una biografia personale, Zeno/Svevo da un lato ricorre alla psicoanalisi e dall'altro scrive per fermare sulla carta il senso delle sue azioni passate, della sua vita. Complice la scrittura e la psicoanalisi rivediamo il rapporto con il padre, lo ritroviamo imprenditore alle prime armi incapace di capire le regole dell'impresa, ammalato immaginario circondato da ammalati veri, innamorato dell'amore e del matrimonio corteggiare Ada, la più avvenente delle sorelle Malfenti, e sposare Augusta senza volerlo (tranne poi scoprire che è proprio Augusta la migliore delle mogli possibili)..... invidia guido, giovane, rampante, bello e seduttore, per poi scoprire che ha invidiato un fallito che addirittura si suiciderà, tradisce Augusta con molte donne, ma ad ogni tradimento aumenta in lui l'amore per la moglie, dimentica appuntamenti e perde occasioni, dichiara il suo amore ad una donna credendola un altra; ma alla fine osserva divertito e sereno il ricomporsi del mosaico della vita e della sua coscienza; la vita è originale, il perdente diventa vincente e viceversa Zeno ricorda tutto, ma non capisce niente; Zeno è un fumatore incallito che si ripromette che la prossima sia l'ultima sigaretta, ma non smette mai il vizio del fumo, è insomma uno dei tanti alla ricerca del senso della vita mentre la vita scorre nella sua ridicola complessità. Testo e storia contemporanea quantaltre mai, con un finale apocalittico che è forse l'ultimo sberleffo della coscienza di Zeno. Questo percorso, a volte doloroso, ma spesso irresistibilmente tragicomico ci porta a sentire Zeno così vicino a noi, con lui ci ritroviamo nel caleidoscopio della sua coscienza, nella complessa rete che rende possibile la vita di ogni individuo che si sente inadeguato e si scopre adeguato e ammiriamo con lui l'incomparabile originalità della vita, del bambino che chiede alla madre se sia buono o cattivo, dice ad un certo punto Zeno: "pensa di vedere la vita per la prima volta, con i suoi corpi gassosi, fluidi e solidi, se la descrivessimo a qualcuno che non ci avesse fatto l'abitudine come noi rimarrebbe senza fiato davanti all'enorme costruzione priva di scopo ed esclamerebbe: molto originale!; e dopo essersi informato di ogni particolare fino al mistero che circonda la morte ci domanderebbe: come riuscite a sopportarla?".