Corriere della Sera, Martedì 7 Maggio 2002
In Italia lo spettacolo "666" degli spagnoli Yllana, politicamente scorretti senza dire una parola.
Diavolo, sesso e morte: show estremo tutto da ridere.
Non è politicamente corretto. E' uno spettacolo brutale, provocatorio, crudo. Eppure mai volgare. E si ride molto. Debutta oggi in Italia, al Ciak di Milano (fino al 26 - una compagnia spagnola - la Yllana che sta riscuotendo grande successo in tutto il mondo. E arriva con una performance davvero curiosa: si chiama "666", cifra diabolica per eccellenza che in questo caso si richiama anche al numero di matricola dei carcerati. Sì, perché i protagonisti sono quattro galeotti che danno vita a uno spettacolo senza parole, ma di graffiante eloquenza tra gestualità, musica e rumore. I protagonisti in tuta arancione, confinati in un carcere di massima sicurezza, trascorrono le loro giornate in uno stato di abbrutimento, in condizioni estreme. Gli unici argomenti delle loro fantasie sono il sesso e la morte. E' attorno a questi temi che si sviluppano tutte le gag: incubi di stupro, autoerotismo, "giochi" con la sedia elettrica e la ghigliottina. Fino al gran finale, con un diavolo "superdotato", che scatena una sorta di paradossale orgia da inferno. Cattivo gusto? Finora, dalle tournée spagnole fino al Festival di Edimburgo (e poi ancora in Germania, Argentina, Israele e Canada) questa fisicità straripante - sono intensi i suoni degli sbadigli, delle risate, dei pianti, degli orgasmi, dei dolori, dei piaceri - talmente rozza da diventare grottesca, ha fatto esplodere fragorose risate. "La gente ride perché scarica la tensione - raccontano gli attori di questa compagnia madrilena nata nel 1991 - perché qui si parla di violenza, morte, si fa una satira e una parodia della nostra società. Proponiamo la caricatura della malvagità". E il pubblico sembra aver colto tutto ciò tanto che dallo scorso anno sono nate due compagnie Yllana (proprio come già accaduto con gli Stomp, gruppo teatrale di successo mondiale): una stanziale che sta proponendo "666" in Spagna da 4 anni, e una che gira il mondo. I loro maestri? Più che altro fonti di ispirazione: Charlie Chaplin, Peter Sellers, i fratelli Marx. E i cartoni animati, naturalmente.
Volpe Maria

La Repubblica, 4 Maggio 2002
"666", diabolico show.
Al Ciak risate da morire con gli spagnoli Yllana.
Come si può ridere della pena di morte, degli omicidi di massa, della vita dura del carcere con le sue brutture, dalla masturbazione al sesso coatto e alle sevizie corporali? Difficile, eppure succede, anche se la risata è di quelle che lasciano l'amaro in bocca e invitano a riflettere. Tutto merito di una compagnia anglo-spagnola di mimi-attori che si chiama Yllana ed è nata a Madrid nel 1991. Questo è il loro terzo spettacolo, ed ha già fatto il giro del mondo: esilarante e provocatorio, mescola la perfidia dei Monty Python, la clownerie di Jango Edwards, il gusto della trasgressione della Fura del Baus. Il titolo? 666 che, non a caso, richiama il diavolo e le pratiche sataniche, oltre che il numero di matricola dei prigionieri. Ora questo lavoro di "teatro comico visual" lo si può vedere anche a Milano, da martedì al 26 maggio, al Ciak. Ma, attenzione: benpensanti, deboli di stomaco e buonisti dovrebbero starne alla larga. Perché 666 è la descrizione di un girone dantesco, la declinazione delle peggiori qualità dell'animo umano, la satira feroce dei rapporti sociali. Sul palco, solo quattro attori: a Milano sono i tre inglesi e lo spagnolo che formano la compagnia itinerante, mentre il gruppo residente madrileno si esibisce ogni sera, con doppio spettacolo, in un teatrino alternativo, l'Arlequin, non lontano dalla maestosa Plaza de Oriente. Mimi bravissimi, con una fisicità prorompente e facce di gomma capaci di mille espressioni, inclini a un humour nero sempre ai limiti della volgarità. Non pronunciano una parola: grugniscono, sbadigliano, piagnucolano, urlano, godono, scatenandosi in un violento grammelot del corpo. L'ambientazione è nel braccio della morte di un carcere. I quattro, galeotti o secondini, si adeguano presto alle nuove condizioni di vita: c'è l'innocente che subisce abusi sessuali e sopravvive solo diventando peggiore degli altri, i due condannati alla sedia elettrica che provano piacere all'arrivo delle micidiali scariche (l'unico a morire è il prete), gli impiccati che improvvisano un balletto sulla forca. Neppure, il pubblico viene risparmiato: una ragazza sale sul palco e viene insidiata da uno dei quattro, ma poi sono due dei maschietti ad andarsene via tutti eccitati. Non mancano bagni di urina, eiaculazioni, e chiappe in mostra. E, per finire, una gran esibizione di falli di plastica giganteschi, che diventano di volta in volta microfoni, ferri da calza, scatenate chitarre rock.
Paola Zonca

Corriere della Sera, Domenica 12 Maggio 2002
Il gruppo di Madrid spopola con la sua satira "pulp", già diventata l'evento della stagione.
Ridere con quei diavoli di Yllana.
Irriverenti e provocatori, demoliscono i simboli della società. Comprese Inter e Juve.
Quando il teatro diventa proposta indecente. Basta un "psssh", strappato al pubblico all'inizio dello spettacolo. e per i madrileni Yllana il gioco della provocazione finisce in una schermaglia con la platea. Senza esclusioni di colpi. Perché sulle leste degli spettatori, nell'arco di un'ora e venti, si abbatte di tutto: solidi (falli degni di Golia sfregati su crani calvi, condom usati) e liquidi (urina, sperma, sangue) tutto talmente pulp da diventare la trasposizione teatrale di un cartoon diabolico, creato da un Lucifero più in vena di scherzi che non di autentiche volgarità. E infatti alle mefistofeliche devianze della prigionia è dedicato l'irresistibile "666", al Ciak, già entrato nel tam-tam metropolitano come evento "cult" della stagione. Il teatro "visual" degli Yllana, trionfatori al Festival di Edimburgo, è un tuffo nell'eversione della comicità, quella che vanta crediti con il cinema di Tarantino, le clownerie dei Fratelli Marx e di Harold Lloyd. Più espliciti dei britannici Monty Python e meno apocalittici della catalana Fura del Baus, i diabolici madrileni - Fidel Fernadez, Raul Canu, Antonio de la Fuente, Joe O'Curneen diretti da David Ottone - devono qualcosa anche alle invenzioni mimiche di Marcel Marceau, alla fisicità dell'hip-hop. alle provocazioni dell'immaginario rock (Sympathy for the Devil" dei Rolling Stones condisce a dovere un finale a base di sessi giganteschi, impugnati come chitarre). Al di là della prigione degli Yllana la satira della società è feroce, ma sempre surreale, i serial killer trucidano schiere di vigili e lattai nei vapori di un sogno da commedia americana, gli abusi sessuali finiscono per colpire una pecora di pezza con i codini, la morte è servita da una ghigliottina che funziona come un fumetto, senza trapassi. sbarcati a Milano dopo lo scudetto, gli spagnoli si sono avventati anche sulle bandiere della Juve, infilzate in scena con irriverenza. Dal braccio della morte degli Yllana, però può uscire. E rientrare. Vale per la spettatrice che ogni sera i quattro scelgono tra le prime file, per coinvolgerla in un gioco di complicità che sfiora la collisione. La malcapitata, dopo essere stata corteggiata dalla sfigato del gruppo, si ritrova in una sarabanda di accoppiamenti con tutta la banda che non le risparmia né bave di lussuria, né pantaloni calati. Se la bella regge il gioco però, si riscatta… per una spettatrice che sta sul palco, c'è un diavoletto super dotato che scende in platea brandendo l'arma impropria, ardo di nuove teste da scavalcare.
Valeria Crippa

The Herald
"Le anime sensibili e coloro che sanno di essere politicamente corretti forse dovrebbero tenersene distanti… è osceno e rozzo, ma a suo modo è anche una satira della società e del sistema e il sottile confine tra i due aspetti è quello che rende 666 così perversamente spassoso."

Il secolo XIX
"Quei mimi fuori di testa scatenano il pubblico…teatro di mimo esaltato da una fisicità straripante, grande impatto visivo, economia di mezzi, nemmeno una parola esce dagli attori, solo onomatopee, grugniti…che tuttavia diventano narrazione in un linguaggio immediatamente comprensibile, una sorta di violento, provocatorio grammelot del corpo.."

Il lavoro - Supplemento della Repubblica
"l'originalità di 666 sta soprattutto nel tema e nella serie di gag, centrate tutte su variazioni al tema della pena di morte e della morte. lo spettacolo è francamente, apertamente comico….."

The Guardian, Edinburgh Reviews, G2, 7 agosto 2000
Lo spettacolo spagnolo scuote l'Edinburgh Fringe
Per anni i suoi critici l'hanno definito blando, gonfiato e a volte perfino noioso, ma ieri l'Edinburgh Fringe Festival ha lasciato tutti a bocca aperta con episodi scandalosi davvero stupefacenti e con la promessa di ulteriori shock in arrivo. E' in testa rispetto a tutte le mostruosità che si sono presentate quest'anno in fatto di gusto ed è riuscito a smuovere anche i soggetti più conservatori della città: stiamo parlando dello show spagnolo di Yllana, 666, nel quale quattro attori esibiscono tre falli. Un altro show australiano chiamato Puppetry of the Penis ha già suscitato uno scandalo tale da essere bandito dalla Chiesa scozzese. Ma vi sono state reazioni altrettanto negative per quanto riguarda un altro spettacolo di Steven Berkoff che ha come protagonista principale la figura di Cristo, il Messia, dipinto dall'autore come "uno di quei ragazzi a cui piaceva bere qualche bicchiere e che correva il rischio di diventare membro di un gruppo rock-'n-roll". L'inizio di uno dei più grandi festival artistici del mondo è stato segnato da una cavalcata in cui hanno marciato 16 bande ed è stato visto da circa 150.000 spettatori. Ci si aspetta un raddoppio delle presenze da parte del popolo cittadino nelle prossime tre settimane, una folla sia di visitatori che di attori al Fringe, il Festival internazionale ufficiale, oltre a ad una serie di altri eventi. Il Fringe vedrà all'opera 1.350 compagnie e attori singoli in quasi 17.000 spettacoli nei 177 eventi che si terranno in città.
Fiachra Gibbons

The Herald, 5 agosto 2000
Tutto l'inferno si libera quando il recinto cade
Dal momento in cui farà la sua comparsa all' Edinburgh Fringe, Ben Bishop parlerà spagnolo - lo spagnolo di Yllana, si intende - in modo fluente. Si tratta di un linguaggio ricco a livello di immaginazione - ed universalmente comprensibile -, di una comica dialettica del linguaggio del corpo e delle espressioni del volto, di occasionali gemiti e grugniti evocativi che la compagnia con sede fissa a Madrid ha recentemente affidato ad un quartetto di ragazzi di cui fa parte il ventiquattrenne Bishop. Quando 666 - l'ultimo show di Yllana che ha avuto un successo internazionale - inizierà al teatro The Pleasance, si tratterà di uno spettacolo di ironia totale, anche per quanto riguarda l'ironia: uno spagnolo dall'umore nero prende vita in una prigione americana - e nel racconto vi sarà uno spirito tipicamente britannico (si veda il suo finale perfidamente bestiale). Quello di 666 vi sembra dunque un irlandese un po' particolare? Potrebbe anche essere, perché il direttore, David Ottone, ha uno humour che risulta dalla mescolanza di quello irlandese e di quello italiano (si veda il suo cognome) ed ha passato la maggior parte della sua vita in Spagna. Inoltre, uno dei fondatori di Yllana è un altro "smeraldo d'esportazione" - Joe O' Curneen. Gli altri tre attori sono spagnoli in tutto e per tutto. Ciò che tiene unito questo gruppo affiatato nonostante le grandi diversità culturali - e che sicuramente alimenta la voglia di divertirsi anche al di fuori del palcoscenico - è una passione condivisa per i cartoni animati, il cinema ed i miti delle commedie come Chaplin, Harold Lloyd ed i fratelli Marx. Se siete stati abbastanza fortunati da riuscire a vedere tutti gli spettacoli precedenti di Yllana - sia Muu che Glub Glub sono stati al Fringe - conoscerete già il team frizzante e pazzo che passa da gag visive e scioglilingua assurdi ad espressioni surreali e ad una satira audace (il più delle volte si tratta di un attacco alle autorità e dell' ego virile gonfiato oltre misura). Con 666 il team sta giocando, con un'abilità straordinaria, con uno spogliarello in cui vengono esibiti 4 giganti organi sessuali, con il finale più nero dello spettro delle proprie commedie. Ottone spiega che il setting è in una prigione americana perché in Spagna non ci sono né la pena di morte né la sedia elettrica… Starete incominciando a cogliere i brividi e le diavolerie che entrano in gioco in questa commedia. "E' uno show molto forte, molto provocatorio", spiega Ottone. "E noi rasentiamo sempre il limite, in tutto e per tutto. Qualcuno, non appena viene a conoscenza di ciò di cui ci occupiamo, potrebbe chiedersi come si fa a ridere davanti a certe scene. Ma la gente ride senza chiedersi perché, forse lo fa in un secondo momento; ride perché ciò che mostriamo assomiglia ad un cartone animato. Ai cartoni di Quentia Tarantino… è l'incubo peggiore che possa mai realizzarsi. E' un'aggressione della virilità che si trasforma in fantasia surreale. E' la bestia che viene fuori da questi quattro prigionieri - e, se siamo onesti, possiamo riconoscere quella stessa bestia nella nostra società. Perché in Yllana siamo tutti buoni osservatori della vita che ci circonda. La commedia ci permette di toccare tasti come il sesso, la violenza, gli episodi di sangue - tematiche generalmente rischiose da rappresentare sul palco. Ma non si può pretendere che non vi siano aspetti tanto negativi. E non è tutto rinchiuso in prigione". Ben Bishop faceva parte del cast da una settimana quando ho parlato con lui. Ben è chiaramente entusiasta del suo ruolo all'interno dello show ma ha dichiarato che avrebbe voluto fare di più, soprattutto nell'ambito del cosiddetto "teatro fisico" - ma è comunque contento del fatto che il suo personaggio è il primo a spogliarsi per rivestirsi della trasformazione apocalittica che vede tutto l'inferno liberarsi sia sul palco che in platea. "E' perfetto sia per il filone della storia che per il personaggio stesso", sostiene Bishop. "Quando lo si incontra per la prima volta è terribilmente insicuro. E' unico, e non si può riuscire a capire perché è lì. Sono arrivato alla conclusione che debba essersi sentito imprigionato e che ora sia interiormente scosso in mezzo a quei criminali. E' un personaggio vulnerabile e credo che gli spettatori lo identifichino con questo lato del suo carattere. L'unico modo perché possa sopravvivere è quello di diventare uno di loro - ed è questo il momento in cui comincia ad emergere il diavolo che c'è in lui! Non bisogna dimenticare che è il solo personaggio in grado di arrivare dritto al cuore degli spettatori". In effetti vorrei - ma non voglio privare lo spettacolo del brillante potenziale umano che 666 sviluppa, e non solo a livello pratico ma soprattutto attraverso l'elemento ispiratore dato dalla partecipazione degli spettatori. Come dice Bishop: "Gli spettatori pensano di essere al sicuro da ogni pazzia, la pazzia maniacale che mettiamo in scena, per via del "recinto elettrico" che noi stessi proponiamo. Ma poi questo recinto cade - e non c'è più niente tra noi e loro. E tutto questo ha un aspetto così selvaggio - solo noi sappiamo quello che facciamo!" "Ogni cosa che facciamo rientra nel personaggio che dobbiamo interpretare e - dato che ora gli attori di Yllana hanno già avuto a che fare con lo show per un po' di tempo - abbiamo in mente tutti questi progetti, si può dire contingenti. Si tratta di strategie per assicurarsi che gli spettatori ridano - anche se non è sicuro che ridano di fronte a tutti gli elementi scioccanti". E adesso lo stesso Ben Bishop sta ridendo all'idea di confondere i punti di vista della gente e di creare scompiglio nella sensibilità degli spettatori. In realtà la pena di morte, i rapimenti, la carneficina, le esecuzioni e gli omicidi di massa non sono proprio gli elementi più ovvi per stimolare la gente a ridere. Ma Yllana ha in sé una componente in grado di portare queste atrocità a un limite tale da esasperare la loro ilare assurdità: 666 ha già colpito gli spettatori di tutto il mondo - Ben Bishop è completamente convinto del fatto che lo show possa distinguersi per la follia e per il divertimento assurdo che racchiude e che mostra, anche al Fringe.
Mary Brennan

The Herald, 9 agosto 2000
Commedia - Yllana 666 - The pleasance
666 di YLLANA - quel gioco rozzo, rumoroso, vivace, che scherza in modo graffiante sul tema della pena di morte - cosa sarebbe senza i quattro attori originali? Io avrei dei dubbi, lo sapete. Ho visto i ragazzi di Yllana fare lo spettacolo sul loro palcoscenico di Madrid e francamente non ero sicuro che il pubblico britannico avrebbe gradito che loro rimanessero appesi mostrando i loro falli giganti con lo stesso entusiasmo del pubblico spagnolo. Invece Mark, Derek, Russel e Ben con uno humour nero, le loro figure da clown e quelle dei matti con le loro cattive fantasie hanno cancellato tutti i miei dubbi. Gli animi sensibili sono quelli che nelle loro coscienze si sentono Politically Correct e sarebbe meglio che ne restassero al di fuori. Questo spettacolo si diletta in giochi sulla masturbazione, l'urina, lo stupro, il dolore fisico corporale e la sedia elettrica. Si tratta di un mimo senza parole, ma non nel senso in cui l'aveva concepito Marcel Marceau. Il cast grugnisce, sbadiglia, piagnucola e vocalizza tutti gli effetti sonori che contraddistinguono il disordine violento, e anche i gesti che possono essere giudicati nel miglior modo possibile non lasciano dubbi sull'estremità dello humour e della violenza. Quest'ultimo aspetto mi fa venire in mente il ruolo della partecipazione degli spettatori: nello show viene mostrata anche l'eiaculazione. E poi naturalmente vengono esibiti gli enormi organi sessuali maschili che sono l'ultimo segno della bestialità demoniaca… E' uno spettacolo brutale, crudo e provocatorio - ma anche, a modo suo, una satira della società e dei suoi sistemi. Il primo a diventare bestiale in questa prigione è un tenero innocente che subisce abusi sessuali e sopravvive solo perché diventa un macho più eccitato ed aggressivo degli altri. Ma ciò potrà anche non stupirvi, dato che subito dopo scoppierete a ridere per via di un'altra uscita di una volgarità appiccicosa, però è questo margine crudo che rende 666 ilare in un modo così perverso e questo brillante cast britannico non tralascia neanche uno dei suoi giochi.
Mary Brennan