Corriere Mercantile, Sabato 21 Marzo 1992
"Devo fare un musical" al Teatro Garage.
Dietro le quinte.
Bagliani e il mito di questo lavoro.
Il pubblico che ha assistito alla memorabile edizione della "Tempesta" di Shakespeare diretta da Strehler, sarà sicuramente rimasto estasiato di fronte al successivo effetto scenico dell'immagine del mare in movimento. Ma pochi avranno veramente pensato a come e soprattutto a "chi" agitava questo straordinario scenario. Ebbene Massimo Bagliani, protagonista di "Devo fare un musical" in scena fino a domani al Teatro Garage, "confessa" di essere stato proprio fra uno di quei prescelti al delicato compito. Non sempre la vita di un attore è quella di un uomo "bello, ricco, pieno di donne e successo" come i luoghi comuni sollecitati dai modelli televisivi ci fanno spesso pensare. L'attesa quasi "morbosa" della telefonata di lavoro, gli infiniti provini, i problemi economici possono indurre anche il più accanito aspirante a chiedersi "Ma chi me lo ha fatto fare?". Massimo Bagliani, in collaborazione con Enrico Vaime per la regia di Mattia Sbragia, ci racconta proprio i "retroscena" di un attore che vorrebbe fare un musical e, partendo proprio dalle esperienze autobiografiche, lo fa con intelligenza e ironia. Si prende in giro e con disinvoltura ridicolizza II cliché del mondo della spettacolo evidenziandone tutte le banalità ed il conformismo nei gesti scontati e nei ruoli prefissati che porta sulla scena. Sa cantare, suonare, divertire, e coinvolgere il pubblico sin dalle prime scoppiettanti battute. Possiede ciò che un regista cinematografico definirebbe "una faccia espressiva", occhi guizzanti, portamento disinvolto ed una comunicativa generosa che lo rendono simpatico a prima vista. Il suo spettacolo contiene una miriade di aneddoti sul mestiere dell'attore e lentamente, amaramente demolisce il mito di una professione che non è solo palcoscenico ma anche precarietà e disoccupazione. La risposta tanto attesa telefonicamente, dopo le ossessive ma confortanti chiamate di una mamma apprensiva e di una fidanzata delusa, arriva, paradossalmente, per posta. Apprende così che grazie "al suo profilo importante, alla sua voce profonda e alle sue capacità musicali" gli sarà concesso di dire una battuta nel musical tanto ambito. Massimo Bagliani che possiede in realtà, una carriera progressivamente sempre più ricca di occasioni professionali importanti è stato caldamente e ripetutamente applaudito. "Ricordatevi in futuro di questo attore. Massimo Bagliani. Con la B. come Broadway".
Mirella Cannata

Il Mattino di Padova, Mercoledì 10 Giugno 1992
Show di Massimo Bagliani ad Este.
Broadway nel cuore comico e musicista con il vizio del musical.
Bravo Massimo Bagliani, davvero bravo. L'originalità alla fine premia. E lui, che ha voluto a tutti i costi percorrere una strada al di fuori dei percorsi canonici che portano al successo e alla notorietà, sembra finalmente aver individuato lo spiraglio giusto per emergere. Massimo Bagliani, 35 anni, piemontese di Alessandria con alle spalle un po' di tutto, compresa un'esperienza alla "Bottega teatrale di Firenze" diretta da Gassman, è un testardo. E la stessa testardaggine del suo carattere l'ha trasferita nel soggetto dello spettacolo che sta portando in giro: "Devo fare un musical". Nei giorni scorsi lo ha proposto sul palcoscenico del club Radio Londra di Este. Era l'appuntamento conclusivo della rassegna "Maggio d'attore" organizzata dall'assessorato alla Cultura del Comune di Este. Uno spettacolo dove c'è lo zampino evidente di Enrico Vaime che con Bagliani stesso ha curato il testo. La regia è di Mattia Sbragia. Massimo Bagliani, attore eclettico che mette in vetrina anche le sue virtù al pianoforte, è da solo sul palcoscenico. Con qualche sfaccettatura autobiografica, rappresenta l'odissea di un giovane attore che si è messo m testa di fare un musical. Ha il mito di Broadway. Si sente la vocazione, ma tutti gli sbattono la porta in faccia, mortificando le sue aspirazioni e le sue speranze. Bagliani, con sottile sarcasmo, sa rendere comiche tutte le situazioni: dall'incontro con i vari produttori teatrali (di cui sottolinea le curiose manie), alle ossessionanti telefonate della madre apprensiva. Bagliani si muove bene sulla scena, sa sostenere il ritmo. Anche se a dire il vero la seconda parte è più coinvolgente della prima. Diverse battute, scoppiettanti nella loro sequenza sono state accompagnate da applausi a scena aperta. Bagliani ha convinto. Non solo evidenzia la caratura della sua solida preparazione teatrale, ma mette in mostra un tocco di genialità quando riesce a caricaturare qualsiasi tipo di personaggio. Come l'onnipotente produttore che alla fine si persuade delle sue qualità: e la figura del manager teatrale iper-umorale, bizzarro, paranoico che si diletta a sbattere in faccia ai candidati attori di turno il suo potere "di vita o di morte" sulla loro carriera. Bagliani è versatile: usa bene la parola, sa suonare, si muove bene sul palco. Lo spettacolo è ben costruito: anche nel testo.
Re. Mal.

Il Gazzettino, 16 Agosto 1992
Applausi e risate per il "Musical".
Alla rassegna "Casinò-Giardino" del Lido.
Massimo Bagliani patito del musical.
Lido di Venezia - Buon successo di Massimo Bagliani e del suo spettacolo "Devo fare un musical", alla rassegna "Casinò Giardino" che continua ad imperversare al Lido di Venezia. Bagliani ha alle spalle un lungo e solido apprendistato teatrale, gli inizi con Streheler e la "Bottega" diretta da Gassman e poi in numerose compagnie, dal teatro classico con Ugo Pagliai alla commedia musicale di Garinei e Giovannini insieme a Gino Bramieri. E in "Devo fare un musical" Bagliani mette in mostra la sua abilità versatile aiutato da un teatro molto piacevole ed intelligente, scritto a quattro mani con una vecchia volpe come Enrico Vaime, e dalla regia sobria ma efficace di Mattia Sbragia. Le peripezie del protagonista sono quelle di un attore che ha un grande sogno nella sua carriera: fare un musical. E così affronta una serie infinita di provini nella speranza di giungere al suo obbiettivo. L'ansiosa attesa del risultato è l'occasione per raccontare sogno ed aspirazioni in un monologo vivace inframmezzato da musica, canzoni, squilli telefonici di una mamma ansiosa e di impresari incerti. Bagliani ha l'opportunità di recitare e di cantare, ma anche di suonare il pianoforte, il clarinetto e il sassofono contralto. Inoltre il protagonista si moltiplica in una galleria di personaggi, quelli che incontra ai vari provini, in un continuo sdoppiamento. Uno spettacolo godibile, condotto con brio da un attore che riesce da solo a creare un vero clima teatrale e coinvolgere il pubblico in un ritmo scanzonato e divertente. Alcuni caratteri che costruisce con il gesto, il cambiamento di voce l'ausilio di una parrucca, sono davvero azzeccati. Adesso Bagliani inaugurerà martedì 18 agosto la breve rassegna teatrale di Marghera Estate.
Alessandro Cuk

Il Mattino di Padova
Successo al Verti di "Devo fare un musical" di Enrico Vaime con la regia di Mattio Sbragia
Monologhi e simpatia. Il talento di Bagliani.
Padova - Fa sempre piacere scoprire un talento nuovo. Ed è quanto accade in questi giorni al Verdi di Padova con Massimo Bagliani (non Baglioni, sia chiaro), fino a sabato (mattina, per giovani e anziani): in "Devo fare un musical" di Enrico Vaime e Bagliani stesso, con la regia di Matteo Sbragia. Nuovo, forse, per modo di dire, se si calcola che ha trentacinque anni e che recita almeno da quindici, e non certo in compagnie minori. Ha frequentato scuole come quella del "Piccolo" di Milano e la "Bottega" di Gassman a Firenze, oltre al conservatorio musicale di Alessandria, dove e nato. E' passato poi attraverso spettacoli del Piccolo stesso e di compagnie di giro, in un repertorio eclettico, che va da Shakespeare a Goldoni, da Feydeau a Shaw, fino alla commedia musicale (con Bramieri e Maurizio Micheli) e all'operetta a Trieste. Tutto questo per spiegare come, anche nel recital attuale, possa sfoggiare una gamma piuttosto svariata di capacità espressive: dal canto alla pratica di diversi strumenti (pianoforte, clarinetto e sassofono), dalla recitazione ad una vivace mimica. Ma "nuovo" nel senso che, come "solista", sta imponendosi soltanto ora, e pare riuscirvi bene, se lo scarso pubblico del Verdi lo ha applaudito con particolare insistenza. Il filo del monologo consiste nell'attesa di un giovane attore di presentarsi al produttore di un importante musical, che deve essere messo in cantiere. Si annunciano ricche scene, numerosi balletto, orchestra e canzoni. Supererà la prova? Attesa snervante, appuntamenti sempre dilazionati, intermediari supponenti. E poi l'incontro con il direttore d'orchestra tedesco; e, infine, quello con il produttore stravagante e invadente. Poi la proposta di contratto, ma per una parte che è quasi ridotta al silenzio, se si eccettua una sola battuta. Il filo della storia è intercalato da continue telefonate della madre, ossessivamente protettiva, a costituire una specie di sottofondo patetico. Bagliani sfoggia molte qualità. Strimpella e canticchia al pianoforte una serie di pezzi celebri del repertorio americano di ieri e oggi, con accattivante disinvoltura, senza narcisismo ma accennando rapidi tocchi all'interno del monologo stesso. Poi ballonzola, sgambetta, monologa in vari toni al telefono con l'amica e i diversi interlocutori, subisce gli sberleffi di un ragazzino vicino di casa. Il tutto con ritmo indiavolato, da fantasista brillante più che da comico vero e proprio: ma con comunicativa immediata e molta sicurezza tecnica.
Giorgio Pullini

Il Secolo XIX, Domenica 22 Marzo 1992
Al Teatro Garage lo spettacolo di Massimo Bagliani.
Nei suoi sogni c'è il musical.
Divertente monologo in chiave autobiografica.
Genova - Massimo Bagliani ha le carte in regola per dire a se stesso e gridare al mondo: "Devo fare un musical". Suona il pianoforte, il clarinetto e il sassofono contralto. Canta con ritmo e accattivante arte del porgere. Si è formato come attore alla scuola di Strehler (Piccolo di Milano) e di Gassman (Bottegadi Firenze). In teatro ha recitato il "classico" ("La tempesta" "Pericle re di Tiro") e il "leggero" (Feydeau e Shaw), senza disdegnare la commedia musicale ("Pardon Monsieur Molière" con Garinei e Giovannini) o l'operetta ("Contessa Mariza" e "Lo zingaro barone" al Festival di Trieste). Massimo Bagliani ha però un difetto. Nel corso dei suoi trentacinque anni ha fatto un po' di tutto ma nessuno si è accorto ancora di lui. Tanto vale quindi, provare con il fai da te: cioè mettere in scena la voglia di musical in forma di un lungo monologo autobiografico. Con orgoglio ma anche con tanta ironia. Affidandosi all'esperienza di Enrico Vaime per garantire al testo il necessario distacco e all'amichevole collaborazione alla regia di Mattia Sbragia per impaginare il tutto in modo spettacolare. Da queste premesse è nato "Devo fare un musical": performance in un'ora per tre strumenti e voce solista; monologo tra il pubblico e il privato gestito con simpatica verve, lontana dai consueti moduli del cabaret; "one man show" calorosamente applaudito alla prima di venerdì sul piccolo palcoscenico della Sala Diana. Convenzione narrativa vuole che le luci si accendano su Bagliani solo nella propria stanza. È in ansia per una telefonata che tarda a venire dal teatro, dove ha già fatto numerosi provini nella speranza di ottenere la parte in un musical importante. Nell'attesa suona, canta, risponde con crescente insofferenza alle assillanti chiamate della mamma e, soprattutto, si racconta ad alta voce rispecchiandosi nella platea. Ne sortisce il ritratto dei sogni e delle quotidiane frustrazioni di tanti aspiranti al successo sulle tavole di un palcoscenico. Dopo anni di studio, ci si ritrova a fare il mare per la "Tempesta" di Strehler; tra gli allievi della Bottega domina la presunzione; né meglio le cose vanno nel teatro privato (le frecciate sono dirette soprattutto a Lavia) o nel corso degli innumerevoli provini fatti con la speranza di diventare famosi. Alla fine, anche la voglia di musical sfocerà solo nella solita particina di contorno. Il pregio di Massimo Bagliani consiste soprattutto nel suo non cedere mai alla tentazione di piangersi addosso. Anzi la lunga attesa accanto al telefono si modula sempre sui toni di un epica comicità: ricca di trovate divertenti e capace di lasciare emergere tutte le qualità d'attore, di musicista e di intrattenitore di quel simpatico alessandrino che un giorno sarà (forse) famoso.
Aldo Viganò

La Nuova Sardegna
"… Applausi convinti e calorosi per Massimo Bagliani, attore a tutto tondo, che passa con grande disinvoltura dalla recitazione al canto, dal canto all'esecuzione strumentale, raccontandoci ansie e frustrazioni di un aspirante attore…"
G. Cubeddu

Gazzetta di Parma
Straordinario successo di pubblico, con applausi ripetuti fino alla concessione del "bis" con un pezzo di Petrolini, al Teatro Pezzani per l'ultimo spettacolo della stagione, Devo fare un musical, unico interprete Massimo Bagliani, autore anche del testo insieme ad Enrico Vaime, regia di Mattia Sbragia. Nell'affabulazione comica tra autoderisione e scherzo caricaturale il protagonista è se stesso nel momento del racconto, si sdoppia per spiegare episodi precedenti e, con pochi elementi, evoca altri personaggi. E poiché si parla di spettacolo - di provini, esperienze trascorse sulla scena e delusioni - il tutto acquista carattere metateatrale, tra autobiografia, invenzione e gioco umoristico nell'illustrazione esagerata, divertita e sofferta a un tempo, dei vari tentativi di arrivare a "fare un musical". Bagliani canta, suona il pianoforte, il clarinetto e il sassofono, sa recitare così come ha potuto imparare alla scuola del Piccolo diretta da Strehler e alla Bottega fiorentina guidata da Gassman: con una formazione tanto vasta vorrebbe riuscire a dimostrare le sue capacità nel genere adorato (così ripete più volte: un'aspirazione precisa), ottenendo una parte in un certo musical che, lui ha saputo, si sta avviando alla produzione. Appena avuta questa notizia - racconta l'attore muovendosi inquieto sul palcoscenico - aveva fatto decine di telefonate con appassionata insistenza ricevendo però risposte sempre molto vaghe" elusive: dovevano ancora decidere... ma lui chi era? cosa sapeva fare? Esasperante! Ogni volta era costretto a presentarsi nuovamente, spiegare le sue capacità, perorare la sua causa. Invano! Canzoni al pianoforte (d'intrattenimento o scelte per rievocare qualche audizione), un po' di note al clarinetto o al sassofono; alla musica si alterna la narrazione stile cabaret, delle tante speranze tradite. Il telefono squilla più volte, con la mamma affettuosamente preoccupala o la fidanzata stanca d'essere trascurata, così come si sente suonare il campanello di casa, con il sacerdote per la benedizione o il dispettoso figlio dei vicini di casa. Ma, queste risultano solo distrazioni, fastidiosi disturbi alla preoccupazione dominante: il musical! Proprio un'ossessione... A parte qualche bella battuta d'effetto, la comicità, che ha avuto un'eco tanto vivace da parte del pubblico che ha riso spesso e volentieri, nasce proprio dal racconto, da quella sorta di esposizione di sé tenera, buffa, ridicola tra gesti quotidiani e desideri artistici. Molti dei personaggi che Bagliani ricorda di avere incontrato ricevono dei soprannomi in relazione a dei loro particolari caratteri fisici o atteggiamenti: in compenso lui ha sempre il nome storpiato, come se fosse difficile per tutti ricordare la sua esatta esistenza. Non deve continuamente ripetere le sue abilità? Del resto cosa può aspettarsi uno che, dopo la scuola del Piccolo, si è trovato a fare l'attore ne La tempesta di Strehler solo nel ruolo del mare (scuotere insieme a tanti altri un telo per indicare l'infuriare degli elementi)? Non è quindi un caso che, durante il provino in casa di Tettamanti, a cantare, ballare e recitare sia stato proprio l'impresario e non lui. povera creatura trasparente a cui si possono fare solo promesse da rinviare di giorno in giorno. Piccole manie del mondo teatrale, qualche canzone, riflessioni su se stesso e il mondo, un po' di dialetti e d'imitazioni, e così via. A un certo punto l'attore si troverà a riempire da solo la scena con tre personaggi, se stesso sotto esame, il viscido, servile Barsano e Tettamanti: Bagliani passerà dall'uno all'altro con grande scioltezza. Ma alla fine quale sarà la risposta? Riuscirà il nostro attore a fare il musical della sua vita? La scrittura arriverà: il suo compito è però di una sola battuta, del resto già più volte sperimentata "veramente" durante lo spettacolo, sulla cottura degli spaghetti rivolta alla mamma. Devo fare un musical scherzando sui desideri teatrali dell'interprete, descrive intanto tra realtà e finzione vizi, manie e tic della scena italiana.
Valeria Ottolenghi

Messaggero Veneto
Ridere e far ridere delle proprie disavventure è una cosa rara, ma stavolta riuscita.
Bagliani, telefono... Musical
Divertente e autoironico monologo su sogni e frustrazioni di chi vuol diventare famoso.
Udine - Il telefono è stato spesso il protagonista del monologo teatrale ed è comprensibile. Un attore (tutti gli attori) ha sempre una sacrosanta paura prima di entrare in scena, maggiormente se è solo, senza spalla, almeno alla prima battuta. Allora ecco il telefono, quel meccanismo spesso intollerabile, ma che può trasformarsi in uno o più interlocutori o attori-fuoriscena. Se poi al telefono si aggiungono tre strumenti (piano, sax e clarinetto), i complici diventano quattro, così si trasforma l'abusato monologo in un Musical. È il caso di Massimo Bagliani, che, in possesso di una attrezzeria di scena, con una esperienza di attore formatesi nell'Accademia del Piccolo Teatro prima e nella Bottega di Vittorio Gassman poi, dal 1978, ha arricchito una brillante carriera con prove sempre più difficili. Bagliani "deve fare un musical" e avvia l'idea a fianco di quell'Enrico Vaime autore già notissimo in coppia con Terzoli. Un Musical, si badi bene, è roba da Broadway, viene avvertito, ma Massimo Bagliani non si piega: deve fare il Musical e non rinuncia. Ha frequentato il conservatorio, e perciò in scena non è soltanto confortato dalla padronanza musicale di piano, sax e clarinetto, come si diceva. Il resto lo raccoglie in teatro, da attore, dalle esperienze vissute con primarie compagnie, e si è presentato a Udine, al Palamostre, per la stagione di prosa allestita dal Teatro Club l'altra sera. Platea e balconate occupate, finalmente. È vero, a teatro ci si vuol ancora divertire, ma bisogna giocare con gli assi. Massimo Bagliani ha fatto poker: gli assi li ha tirati fuori dalla manica mostrandoli tutti e si è assicurato consensi, successo e divertimento grazie all'interpretazione di rara qualità. Recitare un monologo brillantissimo, grazie alla collaborazione di Enrico Vaime e alla regia di Mattia Sbragia, è già difficile. Diviene una fatica quando coinvolge lo spettatore in un ritmo intelligentemente scanzonato. L'ironia diviene banco di prova per chi racconta il proprio mondo, le proprie ansie, le proprie aspirazioni. Insomma, ridere e far ridere delle proprie disavventure è prova rara, per cui non è possibile non applaudire in crescendo. Andando per ordine, Bagliani il Musical l'ha già pronto; si tratta di trovare la scrittura, meglio l'impresario. Non è soltanto in scena grazie al telefono! C'è la mamma, che raccomanda l'uso della canottiera di lana; la fidanzata, che deve lasciar libero il telefono in attesa delle comunicazioni in arrivo; quella dell'impresario, della segretaria amante dell'impresario dell'immancabile aiutante inutile all'impresario gay eccetera. Sono in molti in scena dentro l'attore trasformista, multiforme, in preda all'ossessionante ritmo del comico in cerca di un pasto, i quattro spaghetti da farsi in casa, pronto a mostrare le molteplici performances necessario al protagonista del Musical. Attore maturo, Bagliani ha tenuto alla distanza, misurando nel bicchier d'acqua il successo. Si è permesso il lusso di concedere bis - la poesia del giovane Werther e Carlotta di Regazzoni e la composizione dantesca - trascinando gli spettatori all'entusiasmo.
Federico Esposito

La Stampa
Al Fregoli "Devo fare un musical"
Sogno proibito d'un cantattore.
Torino - In principio fu Maurizio Micheli con "Mi voleva Strehler"; adesso è Massimo Bagliani con "Devo fare un musical". L'illusione continua e si trasforma in genere. Funziona all'incirca così: si prende un giovane attore; si finge che sia mediamente bravo, o addirittura molto bravo, lo si pone dinanzi a un inciampo che gli impedisce di giungere all'occasione della sua vita o, per lo meno, gli rende la grande occasione molto più scialba di quanto avesse sognato. Come dire che non c'è limite alle battiture della fortuna ingiuriosa (Shakespeare), o come osservatore, col travolgente lirismo di Freak Antoni, che "la fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo". A questo ferreo schema non si sottrae "Devo fare un musical", che oggi conclude le recite al teatro Fregoli. Scritto da Enrico Vaime e dallo stesso Bagliani, diretto con mano leggera da Mattia Sbragia, il monologo condensa il calvario di attesa, di provini, di falsi allarmi cui deve sottostare un aspirante divo. Bagliani se ne sta incollato al telefono aspettando la chiamata di un super produttore che sta allestendo un musical da capogiro. Il protagonista devo essere io, medita volitivo Bagliani. Il cast è chiuso? Lo farò riaprire, finge di rispondere, neanche fosse John Gielgud. Il telefono non gli da tregua. Ma non chiama il produttore. E' la mamma del giovanotto, che lo asfissia con consigli e preoccupazioni del tutto fuori luogo. Aspettando, aspettando, Bagliani da sfogo alla propria versatilità. Va al pianoforte, sul quale prova celeberrime arie di musical cantate in inglese; imbraccia un sassofono; si dà da fare con un clarinetto. E intanto racconta di sé, della propria vita squattrinata ma non spregevole, rievoca i provini per quel musical, sdoppiandosi anche nell'antagonista di turno: il minaccioso e temporalesco regista tedesco che non disprezza il passo dell'oca, il produttore che conosce ogni canzone a memoria e non reprime, alla fine, qualche trasporto omosessuale ("dottore, non mi baci sul collo!"), il funzionario della produzione, un omarino untuoso e lecchino che tende a vaporizzarsi dinanzi all'Autorità. Insomma, ciò che poteva essere "soltanto" un cabaret sui vizi del teatro diventa una commedia da camera per attore solista con beneficio di tutti. In primo luogo di Bagliani, che mostra una duttilità, un eclettismo e una simpatia davvero notevoli. E poi a beneficio del pubblico, che riceve un'ora di puro divertimento, di garbata satira e viene tenuto sulla corda comica senza possibilità di noia. Alla fine viene anche premiato da un bis: "I dolori del giovane Werther", non di Goethe ma di Ragazzoni.
Osvaldo Guerrieri

L'Adige, Mercoledì 8 Dicembre 1993
Massimo Bagliani applaudito nel "musical" in scena ad Ala.
L'aspirante Fred Astaire.
Ala - La prima tentazione, di classificare lo spettacolo come cabaret, passa subito. Bagliani si è scritto addosso un testo che è davvero una commedia, se si vuole, una commedia con effetti speciali di vari piani teatrali. Abbiamo il fondato sospetto che l'altra firma al testo, quella di Enrico Vaime, sia come il tocco di rossetto che una ragazza si da prima di uscire per la serata: ha lo scopo di richiamare l'attenzione, ma poi è il resto che deve trattenerla. Ma non è importante. L'essenziale è che l'attore Massimo Bagliani agguanta il pubblico e non se lo lascia scappare. Attore, ma riesce anche a suonare con decenza il pianoforte, un po' meno clarinetto e sassofono; a cantare con suadente voce da piano bar; a danzare appena meno bene di Fred Astaire. Serve il suo testo, che ha replicato oltre un centinaio di volte fino ad oggi, di capacità mimiche e gestuali, di variazioni vere, di personaggi - con voce, atteggiamenti, tic e personalità. Tutto al servizio di una comunicazione con il pubblico che è facile e immediata ad ogni livello. Tra il pubblico presente ad Ala per l'apertura della stagione di prosa, c'erano parecchi bambini che si sono divertiti quanto e più degli adulti, ai quali lo spettacolo era tuttavia rivolto. La storia del Bagliani sfortunato aspirante ad una parte qualsiasi purché importantissima in un musical, che possa mettere in rilievo le sue straordinarie doti di versatile uomo di spettacolo, riesce a coinvolgere. Il pubblico reagisce con divertimento e risate continue e, alla fine, gradisce il "bis" che l'attore offre come uno scherzo, facendo delle improvvisazioni così ben condotte da lasciar pensare che siano studiate. Ma non è vero, si tratta di genuina verve e di trasporto sincero per la gente. Una cosa abbastanza rara in un mondo dello spettacolo nel quale anche il quasi debuttante nutre per il proprio ego una considerazione immensa. Dopo qualche altra replica - tante comunque da far invidia ad accreditati "televisionari" - Bagliani ha un progetto nuovo, a suspense, di colore giallo... Di più non dice: dopotutto è un attore anche lui, ha il dovere professionale di credere nella scaramanzia. Certo è che sarebbero contenti di vederlo anche in altre piazze del Trentino.
Leonardo Franchini

Il Tempo
Un bravissimo Massimo Bagliani in "Devo fare un musical" all'Argot.
Quando si ha confidenza con la versatilità.
Il monologo sta ormai diventando un genere inflazionato, eppure aumenta ogni giorno il numero degli attori che vi ricorrono. Le ragioni sono diverse e, agli occhi degli interpreti, tutte valide: costi ridotti, possibilità di risultare almeno una volta dei protagonisti, speranza di essere notati da qualche produttore cinematografico o da qualche regista di varietà televisivo. Circostanze che appaiono favorevoli all'impresa, anche se, in essa, c'è sempre il problema - di non facile soluzione - del testo. Ma questo problema viene risolto con sprezzo del pericolo, lasciando all'attore anche il compito di scriversi il copione. Con risultati che, nella stragrande maggioranza dei casi, o sono deludenti o, a malapena, raggiungono la mediocrità. Massimo Bagliani non ha fatto questo errore, assai comune, peraltro, ad altri suoi colleghi, e ha affidato l'operazione a un esperto autore di riviste televisive e di musical da Sistina come Enrico Vaime. Massimo Bagliani è pieno di risorse interpretative, è simpatico e cordiale, canta con estro e, suona il clarinetto e il sassofono con la sicurezza del professionista. Ha, insomma, una versatilità abbastanza rara nel nostro paese e che potrà essergli assai utile nella commedia musicale, se quest'ultimo genere avrà ancora un futuro da noi dopo che i suoi costi hanno quasi raggiunto quelli di Broadway. Il pubblico ha riso spesso e ha ricompensato Bagliani con applausi generosi.
G.A.

Il Messaggero, 3 Febbraio 2003
"Devo fare un musical", e Bagliani lo fa tutto da solo
Per Massimo Bagliani era un chiodo fisso: Devo fare un musical. Ed ora eccolo riuscire nell'intento. Lo spettacolo, scritto con Enrico Vaime e diretto da Mattia Sbragia, debutta stasera al teatro Greco e resterà in scena fino al 9. Spiega Vaime: "Provatevi a contraddire un attore che dichiara un'intenzione così precisa. Io ve lo sconsiglio. Come sarei contrario alla formulazione di domande indagatorie tipo: perché? Quando un attore dice "devo", gli atteggiamenti da prendere sono due, massimo tre". Il primo: "Elegante indifferenza, celata dietro un evasivo "Mi fa piacere". Il secondo: "Solidarietà scomposta e vivace: "Era ora!"". La terza soluzione è "più cinica, molto italiana: "Chi te lo fa fare?"". Aggiunge Enrico Vaime: "Riconosco di aver percorso con Massimo tutte e tre le vie di scampo. Ma come si fa a spiegare ad un attore che sa cantare, suonare, muoversi con insperata coerenza motoria e recitare con ironia, che è più serio e producente guardare al teatro ufficiale, possibilmente sovvenzionato? Insomma, è successo quello che prevedevo. E mi fa piacere. Io penso che l'esperimento incuriosirà. Ricordatevi in futuro di questo attore. Segnatevi il suo nome: Massimo Bagliani, con la B come Broadway".