Il Giornale d'Italia, Sabato 25 Marzo 2000
Alla Cometa in scena "Bugiardo" di Goldoni.
Imbroglione o sognatore?
Un classico riletto in chiave moderna.
Abbiamo ancora negli occhi la splendida versione del "Servitore di due padroni" goldoniano messa in scena nel 1998 dalla Compagnia di Beato e Angelica, per cui è con gioia ed ammirazione che seguiamo questa altrettanto splendida versione de "Il bugiardo", sempre di Goldoni, in programma al Teatro della Cometa fino al 9 aprile. Questa compagnia ha davvero capito tutto: per portare Goldoni in scena nel 2000 serve assoluta fedeltà al testo ma anche assoluta messa in evidenza della sua modernità. Così questo "Bugiardo" mantiene l'irruenza ironica goldoniana, ma è arricchito in maniera straordinaria dalla decisione coraggiosa e più che legittima di portare in scena personaggi vestiti stile anni Cinquanta, un protagonista che spesso esegue macchiette alla Nino Taranto o alla Totò, con musica eseguita in sala (dagli ottimi Fabrizio Gatti e Nello Scarpellini) che ricordano il compianto Buscaglione. Ottima la scenografia, all'apparenza povera, con i tendaggi che annullano e quantificano al tempo stesso le dimensioni, dove solo il colore sempre cangiante della luce evidenzia stati d'animo e culmine d'azione. Tutti strepitosi gli interpreti, FlavioAlbanese, Alberto Bellandi, Massimo De Lorenzo, Carlo De Ruggieri, Alessia Innocenti, Sergio Leone, Giulia Monacelli, Marco Pisano, Laura Riccioli, con alcune scene davvero ad effetto come il duello con coltello stile "guappo", i duetti fra Lelio e Pantalone (alla Totò e Peppino o Troisi e Benigni), le canzoni corali che fanno tanto nostalgia per Gorni Kramer o Dean Martin, ma che sono soprattutto moderni (Lelio è un bugiardo o un sognatore fantasioso?), divertenti ed intelligenti. Uno spettacolo in cui la regia di Albanese stesso e Marinella Anaclerio si vede e come, che fa piacere ai "profani" anche Goldoni e che è teatro da vero brivido, se non di commozione sicuramente di divertita compilata.
Gianluca Verlezza

La Repubblica, Domenica 2 Aprile 2000
"Bugiardo", dal Boom ai furbetti del '700.
Perfetta e godibile, quantunque ibrida, l'equazione tra Italia sbruffona degli Anni '60 e certi scenari di furbetta e becera umanità settecentesca di Goldoni così come affiora quadro per quadro e screzio dopo screzio ne "Il bugiardo" che la Compagnia di Beato e Angelica propone con inimitabile mix di linguaggi, trasformismi e citazioni musicali al Teatro della Cometa. A fare da filo rosso tra la cultura ammiccante e imbrogliona del Boom e quella d'una Venezia truffaldina e vanesia è, secondo il felice intuito dei registi Marinella Anaclerio e Flavio Albanese, la doppia incarnazione del Lelio spara-fandonie goldoniano e di un Fred Buscaglione provvisto di baffetti, aria scettica e voce imbonitrice (lo stesso bravo Albanese). Tutti, qui, hanno una fisionomia da cinema popolare d'autore. E ricorderemmo, nell'affiatato insieme giunto al suo terzo Goldoni, la Rosaura di una Laura Riccioli piena di "smalto" sano e un Dottore reso da Massimo De Lorenzo con una parlata bolognese da scarrozzante prossimo alla fiction. Da questo lavoro che fa appello anche a Corneille (lo fece già Goldoni) e al "Don Giovanni" di Molière spuntano fuori scenette da umorismo o da show artigiano in tv, con musicisti dal vivo come alla Rupe Tarpea. E c'è Goldoni, comunque.
Rodolfo Di Giammarco