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Messaggero Veneto, Mercoledì 6 Febbraio 2002
Meritato successo per "Shylock", al San Giorgio di Udine strapieno.
Allegri, grande prova d'attore.
Quattro passerelle, di quelle
per l'acqua alta, disegnano sulla scena un breve percorso a rettangolo;
sotto: un telo di plastica nera riflette bagliori di un mare stagnante
da laguna; sul fondo quattro grandi assi, screziate di intarsi bruniti
e dorati che con la luce suggeriscono lo splendore dei palazzi veneziani
e, opachi, rimandano agli alti e stretti casermoni del ghetto. È la
scena che Lucio Diana ha allestito per Shylock; un monologo di Gareth
Armstrong interpretato da Eugenio Allegri per la regia di Luca Valentino,
approdato sere fa al San Giorgio di Udine per la seconda rassegna di
teatro civile, Akrópolis, curata dal Teatro Club. Venezia, dunque, per
un composito ritratto del famoso personaggio shakespeariano, l'usuraio
ebreo del Mercante di Venezia, qui letto come simbolo della parabola
di tutto il popolo ebraico, non solo sulle scene teatrali dell'Occidente,
ma più in generale su quelle della storia: dalla diaspora alle atrocità
della Shoah, mai nominata ma presente nello spettacolo, come estrema
degenerazione di un sentimento antisemita e più in generale di intolleranza
verso il diverso e lo straniero da sempre in agguato nelle travagliate
vicende dell'umanità. Il dramma di Sliylock e il suo essere vittima
e carnefice insieme, così come ce l'hanno consegnati Shakespeare, che
a sua volta era debitore alla novellistica italiana tardomedievale e
a una concezione assai diffusa, all'epoca, dell'ebreo come essere ridicolo
quando non spregevole e malvagio, diventa nella scrittura di Armstrong
il pretesto per una articolata disanima del personaggio e delle diverse
interpretazioni che nel corso dei decenni ne hanno dato grandi attori.
Qui esemplificati nei casi di Charles Maklin - che nel 1741 di Shylock
fece il ritratto della perfidia e della cattiveria - o di Edmund Kean
- che nell'800 ne accentuò invece l'umanità e la problematicità -, fino
alle grandiose messe in scena di Max Reinhardt, poi bloccate dalla censura
nazista, che però più e più volte poi strumentalizzò a fini razzistici
il testo shakespeariano. Armstrong affida il racconto delle peripezie
di Shylock a un personaggio minore del Mercante di Venezia, un amico
di Shylock, Tubal, usuraio pure lui. Questo espediente permette all'autore
un gioco metateatrale piuttosto mosso, che dalla narrazione spesso sconfina
nella didascalizzazione di alcuni dati storici del problema degli ebrei
e della loro condanna all'erranza e alla persecuzione. Eugenio Allegri,
che già con Novecento e La storia di Cyrano ci aveva regalalo due belle
e intense prove d'attore, trova in questo Shylock molta materia per
il suo estro e il suo talento di interprete. Può essere, infatti, molti
personali, entra ed esce nella tragedia shakespeariana per buttarsi
nel racconto di episodi della Bibbia o di ordinarie e straordinarie
angherie patite dagli ebrei nel corso dei secoli. E comico, quando fa
Tubal e le sue manie di attore non proprio di primo piano; è tragico
quando fa Shylock alle prese con la fuga e il tradimento della figlia:
è anche ironico intrattenitore quasi da cabaret, yiddish naturalmente,
con divertiti sconfinamenti nella commedia dell'arte, quando fa dire
il celebre monologo di Sliylock, "forse che un ebreo non ha occhi, non
ha cuore…" a una sorta di ringhioso Pantalone. È struggente e vero,
nel recuperare tutta la dolente umanità di Shylock in quel lieto fine,
col quale Shakespeare, facendolo convertire il suo ebreo al cristianesimo
e diventare quindi oggetto di benevola misericordia da parte di tutti
i cristiani che invece sono debitori, credeva di aver messo le cose
a posto, inconsapevole forse (ma con Shakespeare non c'è da essere tanto
sicuri) di aver ridefìnito in modo aperto e anche provocatorio i termini
di un problema, attualissimo pure oggi, come quello della tolleranza
e della giustizia. Ecco: Shylock di Allegri, oltre che uno spettacolo
ben riuscito, è anche questo: la riaffermazione della necessità di un
teatro di impegno civile con le armi del teatro. Cosa decisamente non
da poco. Il lungo, caldissimo applauso che gli ha tributato un San Giorgio
strapieno di pubblico ne è stata, a questo proposito, la riprova migliore
risposta e la risposta più giusta e meritata.
Mario Brandolin
Nuovo Friuli, 8 Febbraio 2002
Udine, Teatro S. Giorgio - Shylock;
Shylock, la vittima.
Shakespeare dedica otto brevi
battute al personaggio di Tubal, l'ebreo amico dell'usuraio Shylock
che è, questo sì, il personaggio forse artisticamente e umanamente più
interessante del "Mercante di Venezia". L'autore-attore inglese Gareth
Armstrong si è ispirato a questa commedia per ricavarne un testo da
affidare ad un solo attore che nei panni di Tubal è l'unico narratore
della vicenda e prestavoce di quasi tutti i personaggi. Ne è risultato
un lavoro complesso e difficile, ma anche interessante e soprattutto
intelligente per l'ottica rispettosamente dissacratoria nei confronti
di Shakespeare. Questa scrittura, insomma, è densa, suggestiva e adatta
ad un grande narratore come Eugenio Allegri, artista particolarmente
efficace in questo genere di spettacoli, come testimoniano le sue eccellenti
prove d'attore con "Novecento" e "La storia di Girano". Questo "Shylock",
curato da Luca Valentino per il terzo "assolo" di Allegri, si è fatto
apprezzare al S. Giorgio nell'ambito della rassegna organizzata dal
Teatro Club "Akropolis 2". Del resto il pieno successo se lo merita
davvero questo raffinato spettacolo in cui ogni elemento è parso impeccabile,
dalla scenografia (le passerelle usate in caso di acqua alta a Venezia
e un muro sfavillante d'oro come i mosaici di S. Marco) al quadro delle
luci (mutevoli per connotare i diversi personaggi o per valorizzare
commenti e allusioni). La recitazione di Allegri, pur adattandosi ai
molteplici ruoli, ha privilegiato un solo punto di vista, originale
e illuminante, quello dell'ebreo che in questo "Mercante" non è il "villain",
ma la vittima dell'astuzia e della ingiustizia. La tesi è che i cristiani
riconoscono solo a se stessi il diritto di vendicarsi dei torti subiti
e negano tale diritto a uomini di cultura e religione diverse. Shylock
è un capro espiatorio con cui i cittadini di Venezia possono risolvere
incertezze affettive e risanare difficoltà economiche, chiamando risarcimento,
sequestro e confisca il furto legalizzato ai danni del diverso. Per
rendere esplicita la denuncia il monologo di Tubal-Allegri mostra e
commenta "brechtianamente" i personaggi ("In fondo usuraio significa
banchiere") e allo stesso tempo ricostruisce una storia dell'ebraismo
e dell'antisemitismo con riferimenti a fatti che spaziano da Mosè a
Barbara Streisand, dal Barabba di Christopher Marlowe all'Ebreo Errante,
dalla posizione ideologica di Shakespeare alle interpretazioni più o
meno democratiche o razziste di Shylock da parte di attori e registi.
Il resoconto delle violenze più o meno feroci contro gli ebrei stranamente
non contempla l'olocausto che, d'altra parte, una nota di regia dichiara
"non citato ma presente" per agevolare una riflessione sulla contemporaneità.
Lo spettatore si chiede la ragione di tale reticenza. Olocausto: memoria
storica inflazionata o tragedia che avrebbe potuto insegnare di più
a carnefici e vittime?
Gianni Cianchi
Il Piccolo, Mercoledì 6 Febbraio 2002
In scena a Gorizia il nuovo monologo civile di Eugenio Allegri.
Shylock, lezione di tolleranza.
Il dramma e l'ironia dell'ebreo shakespeariano del "Mercante".
Gorizia - Shakespeare oltre Shakespeare.
Si potrebbe comporre (ed è già stato fatto) un catalogo dei modi in
cui i lavori dell'autore inglese, oltre a essere messi in scena, sono
stati adattati, trattati, traditi, piegati a nuova ispirazione. Le storie
di Shakespeare sono macchine in grado di produrre altre storie. I suoi
personaggi sono matrici per personaggi in grado di interpretare altre
epoche. Disseminati nelle sue opere ci sono indizi che rimandano ai
più svariati orizzonti di storia, società e cultura. I link, per dirla
con un termine in un uso oggi, di un Internet che è in funzione da quattro
secoli. Lo spettacolo "Shylock" - autore Gareth Armstrong, interprete
Eugenio Allegri, regia Luca Valentino - ne è una bella dimostrazione.
Shylock è l'ebreo che pur non sedendo nel titolo, è il vero protagonista
del "Mercante di Venezia". Nei pressi di Rialto Shylock presta denaro
e quando il mercante cristiano Antonio, per il capriccio d'amore di
un amico, glielo chiede, l'ebreo glielo dà. Se Antonio non onorerà il
debito, Shylock potrà esigere la famosa libbra di carne, da tagliare
dal petto del debitore. La vicenda - si ricorderà - finisce in tribunale.
Poiché è l'unico personaggio ebreo in tutta l'opera di Shakespeare,
Shylock è anche un "topic", un argomento attorno a cui condensare la
visione del mondo occidentale moderno sulla figura archetipica del prestatore
a usura, leggendo pure, in controluce e lungo i secoli, le oscillazioni
del pregiudizio antisemita. Una ricerca sviluppata da Hans Mayer nel
suo importante saggio "I diversi", ma che Armstrong (gallese, autore
e interprete iniziale di questo testo, scoperto al festival di Edimburgo
del 1998) ha pensato di svolgere sul palcoscenico, in formato monologo
e utilizzando vivaci risorse d'istrione. Risorse simili a quelle di
Eugenio Allegri, attore non nuovo a un lavoro in controluce sui testi
(da Shakespeare proveniva "La storia di Romeo e Giulietta" bambini,
ma anche il recente "Cyrano" aveva un impianto di questo tipo) e capace
di vivificarli con uno stile da commedia dell'arte, debitore al modello
di Dario Fo, ma originale per la ricerca sulla voce, sul corpo, sulle
maschere. Così ha trovato un interprete esatto in Allegri, questo vademecum
sulla figura dell'ebreo nella tradizione culturale dell'Occidente (da
Mosè a Barbara Streisand), che nonostante la serietà del tema, trova
nel taglio dei materiali e nell'interpretazione un equilibrio di leggerezza,
sensibilità, ironia. Rilievi storici, affondo argomentativo, lazzi comici,
aneddoti convincenti si innestano l'uno sull'altro, mentre Allegri dispiega
all'attenzione dello spettatore documenti, brani di teatro, scene madri,
etimologie, critica dei luoghi e comuni, e il palcoscenico (quattro
pedane a diversi livelli, alle spalle un'idea delle mura del ghetto)
si anima con le figure di Barabba, dell'Ebreo di Malta, di Pantalone,
tra vignette evangeliche, cabaret yiddish, guittaggini. Per illuminare,
anche con divertimento, i capitomboli di una storia che ha umiliato,
discriminato, e continua a farlo. Non solo gli ebrei, naturalmente.
Merita infine leggere, sul programma di sala, la nota in cui Allegri,
che non ebreo, spiega ragioni e dubbi che lo hanno convinto a fare di
"Shylock" una lezione di tolleranza.
Roberto Canziani
Il Gazzettino, 4 Febbraio 2002
Shylock al San Giorgio di Udine.
Le "libbre di carne" di un Allegri mattatore.
Shylock, ovvero II mercante di
Venezia di Shakespeare raccontato da uno dei suoi personaggi: Tubal
l'amico del ricco ebreo (leggi usuraio) Shilock, che presterà i tremila
ducati ad Antonio, chiedendo in cambio una libbra della sua carne. Due
ebrei capitati quasi accidentalmente nel teatro shakespiriano, che escono
dalle righe del testo per raccontare la loro storia che è anche la storia
di un popolo che da sempre è vissuto nel segno della diversità. Sopra
alcune passerelle di legno in una Venezia sempre in allerta per l'acqua
alta, Eugenio Allegri si scatena, è il caso di dirlo, e interpreta il
suo personaggio sdoppiandosi, triplicandosi, decuplicandosi in una carrellata
infinita di altri personaggi che vanno da Ponzio Pilato a Hitler, toccando
in modo sapiente e mirabile tutte le corde della comicità e del dramma.
C'è di che divertirsi, ma anche di che riflettere ascoltando le parole
del protagonista scritte dal drammaturgo inglese Gareth Armstrong e
ora tradotte e adattate al pubblico italiano da Maggie Rose e Sonia
Antinori, assieme a un gruppo di studenti coordinati dal Centro Teatrale
Universitario di Venezia. Il risultato è un lavoro perfettamente riuscito.
Il regista Luca Valentino ha visto bene affidando a Eugenio Allegri
questo monologo così complesso e denso di riferimenti storici, sociali
e culturali, a cui l'attore ha risposto con grande impegno, raggiungendo
una forza comunicativa che va fin oltre le ultime file della sala teatrale.
Applausi calorosi.
Rosi Fasiolo
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