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Il Giornale di Vicenza, 24 Agosto 2001
Al Cimberle-Ferrari una esilarante serata con il duo Ale e Franz.
Duello all'ultima parola.
Bassano - Si alzano leggermente
le luci sul palco non troppo perche, lo scenario è una piovosa alba
di Anversa, in una stanza con un cane in un angolo e al centro un personaggio
sconsolato (Ale): "Hai letto il giornale?" gli chiede l'amico (Franz)
che poco dopo entra nella scena. "Si, l'ho letto",. "Non volevo lo sapessi
cosi...". "Me l'aspettavo…". "Vuoi parlarne?". "Sono un po' scosso...".
"Ti fa bene parlarne, magari". E quando ormai il dramma sembra prendere
piede: "Anche tu hai letto il giornale?". "No, perché?" e la numerosa
platea radunata sugli spalti del teatro all'aperto bassanese Cimberle-Ferrari
scoppia nella prima trattenuta risata e ritrova due dei comici più apprezzati
di questa stagione televisiva. Il duo è quello di Ale e Franz e la rassegna
che li ospitava martedì sera era ancora una volta Operaestate Festival,
all'interno del cartellone di incontri dedicati alla comicità del Comicfest.
Dopo il grande successo del divertentissimo show di Natalino Balasso,
artista lanciato dal palcoscenico di quello Zelig che oggi è anche trasmissione
televisiva della seconda serata di Italia Uno, il secondo appuntamento
della rassegna ha presentato agli appassionati, attingendo dalla stessa
prestigiosa fucina di artisti, il duo forse più interessante e innovativo
di quest'ultimo anno. Se la scena iniziale può tradire elementi drammatici
e far dubitare perciò del divertimento che è lecito attendersi, la restante
ora e tre quarti di spettacolo ha presto convinto tutti che dopo quei
cinque minuti nulla più si sarebbe frapposto alle risate, che anzi di
li in poi avrebbero cadenzato il ritmo frenetico di uno spettacolo costruito
su una serie ininterrotta di battute. L'esibizione di Alessandro Besentini
e Francesco Villa, questi i due veri nomi di Ale e Franz, infatti, non
punta su null'altro che i dialoghi tra i due, sempre sostenuti e capaci
di capovolgere i termini, facendo rimbalzare le situazioni stesse prima
contro uno poi contro l'altro e rendendo con grande ironia l'idea di
un rapporto contrastato, fatto di incomprensioni, contrasti, litigi
ma anche di complicità e ritrovata intesa. Un'esibizione dove i costumi
sono quasi inesistenti, visto che gli abiti di scena sono gli stessi
della vita di tutti i giorni, più però due cappelli, due soprabiti e
due sigarette accese per riscoprire le atmosfere noir di sfondo agli
ormai mitici Gin e Fizz, e le scenografie sono semplificate al massimo
in due sedie di legno che gli stessi protagonisti si portano a mano
dentro e fuori dal palco. Una struttura scenica più che sufficiente
per raggiungere l'obiettivo prefissato dai due divertentissimi e affiatati
attori con la produzione di questo spettacolo, che sotto il titolo Recital
in realtà nasconde un collage di situazioni, dialoghi, canzoni che si
sviluppano e si intersecano, in un cammino attraverso le tappe più significative
del lavoro svolto sul palcoscenico dagli inizi fino ad oggi. Tutta la
loro comicità è racchiusa nello scambio veloce di battute, in una scelta
dei tempi, delle pause e dei toni di voce sempre azzeccatissima, in
una semplicità che rende però soltanto onore all'autenticità e alla
correttezza delle espressioni, senza scadere in situazioni volgari o
troppo urlate come spesso accade. Non una battuta sui politici, ne su
personaggi famosi, così come nessuna imitazione né ricorso ai dialetti
né riferimento all'immancabile sport nazionale (se si esclude una piccola
frecciata all'Inter), mentre tutti i restanti luoghi comuni della comicità
vengono parimenti o evitati o rivisitati con estrema disinvoltura e
freschezza. Su tutto una capacità di prendersi in giro e di giocare
sul proprio aspetto, sulle proprie debolezze, a partire soprattutto
dalla prima delle sei scenette della serata dedicata ad una poco convinta
volontà di suicidio. Le battute di Franz nei confronti di Ale sono spesso
geniali, ne colpiscono a volte la calvizie a volte la stazza o altre
ancora la stessa persona, in un gioco di richiami che va dalle nuvole
di passaggio del cielo (come i suoi capelli) al "bue ignorante del presepe",
dalla forma a pera del suo fisico (per cui è detto anche "William")
alla fronte spaziosa che potrebbe ospitare una proiezione di diapositive
piuttosto che le ombre cinesi anche "dei grossi tacchini di Jurassic
Park", dal "naso da favola" proprio come quello di Pinocchio al vestito
nero che per for tuna slancia, altrimenti "con il bianco confinerebbe
con l'Austria". Durante lo spettacolo il duo si è comunque superato:
Franz che conta le pecore ma gliene mancano sempre due o che esprime
un desiderio ogni volta che l'amica Stella cade, piuttosto che lo zio
di Ale che è andato a cercar fortuna in Ruanda "altrimenti che fortuna
era" sono solo alcuni esempi. I personaggi più attesi erano Giustamente
Gin e Fizz, due eroi alla rovescia del noir, che prendono il grottesco
caratteristico di questo filone e lo trasformano in travolgenti spezzoni
di comicità: Gin che dice "Tony ci ha lasciato le penne ieri sera" e
tira fuori due biro, o che parlando del ponte appena innestato dal dentista
dice di aver sofferto soprattutto "l'inaugurazione con bottiglia" sono
momenti che hanno fatto letteralmente esplodere gli spettatori. Senza
dimenticare la capacità importantissima di improvvisare, che ha permesso
loro di trasformare una fastidiosa serata ventosa in un motivo ulteriore
per ridere, come al momento in cui buttando a terra la sigaretta, per
evitare che questa volasse via rapita dal vento, Ale ha allungato di
scatto la gamba per pestarla e subito dopo, senza uscire dal personaggio,
con lo stesso tono, ha chiesto a Franz "Hai qualcosa per lo strappo
all'inguine, Fizz?". La conclusione? Franz: , "Vorremmo dire due parole
per salutarvi... Pollo!" e Ale: "Tecnigrafo!". Il pubblico ha gradito
e ha regalato un lungo meritato applauso.
Marco Catalani
Il Giornale di Vicenza, 14 Luglio 2001
Estate Fest. Un pienone ai Chiostri.
Infantili e surreali. Così Ale e Franz ti stendono di risate.
Vicenza - Lo spettacolo di Ale
e Franz, ai chiostri di S.Corona si e aperto con una imprevista uscita
di Antonio Cornacchioni comico noto in passato per alcuni suoi passaggi
televisivi e radiofonici. È stato lui, a sorpresa, a dare il via alla
serata di giovedì dedicata al cabaret e, diciamolo pure, è stata una
gradita sorpresa vista la comicità dello sketch messo in scena da Cornacchioni.
Dopo questa prima mezz'ora sono entrati in scena loro, la coppia comica
più in dello Zelig. Ale e Franz, in una scena in cui tensione e finta
drammaticità lasciavano spazio soprattutto alle battute taglienti, alle
frecciate imbevute di cinismo e al sarcasmo. I due amici della prima
scena, finiscono per litigare in un modo piuttosto infantile, che ha
fatto scoppiare di risate il pubblico. "Io ho doppiato De Niro nel 1984"
inizia Franz. "E io ho doppiato Lauda a Monza nel 1974" gli risponde
Ale. Via via la situazione degenera sempre di più: "Io a due anni stavo
cercando i mobili per sposarmi" dice orgoglioso Ale, "Potevi venire
da me, a un anno avevo un mobilificio" ribatte Franz. E l'infantile
gara continua ancora riportandoci alle puerili dispute della scuola
materna: "Io a casa ho una coppia di canarini" dice Franz "E io un full
di gatti", gli risponde Ale. Questa serie di battute surreali è l'anima
vera e propria della comicità dei due cabarettisti, che non scendono
mai nella volgarità e non fanno mai battute sul sesso, come altri collochi
illustri che si sono esibiti in passato sul palco di S.Corona. Troppo
facile far ridere così sembrano dire Ale e Franz, che nelle loro gag
hanno sempre una grande fantasia e un gusto per l'assurdo e l'equivoco
sempre originale e intelligente. Questa comicità diretta immediata raggiunge
il culmine nelle gag dei due più celebri gangster dello Zelig, Gin e
Fizz, i quali, vestiti da mafiosi della Chicago anni '30, si producono
in improbabili rapine e omicidi: "Hai ucciso Toni?" chiede Gin. "Si,
e ho fatto in modo che sembrasse morto da molto tempo: l'ho investito
con la biga" risponde sicuro Ale. E ancora Gin: "Ho sentito che Larry
ci ha lasciato le penne". "Sì, quella blu è per tè", risponde Fizz.
Poi la scena cambia ancora, Ale e Franz svestono i panni del gangster
per diventare improbabili cacciatori, che avanzano nel bosco armati
di mitra, bombe a mano o bazooka contro i poveri animali. "Hanno sparato
loro per primi, ho preso di quelle nociate dagli scoiattoli", si giustifica
Franz. Ma la degna conclusione dell'esilarante performance non poteva
che essere lasciata a Gin e Fizz, che rientrano in scena per qualche
altra gag. Con le ultime bordate comiche i due gangster hanno dato una
degna conclusione allo spettacolo: "Hai ucciso John con la 44 magnum?"
chiede Gin. "No erano 41 perché tre li ho mangiati lo", risponde Fizz.
E ancora Gin: "È precisa la tua pistola?", e Fizz "Certo se sparo alle
otto lei spara alle otto". Ai chiostri di S.Corona c'era il tutto esaurito,
il pubblico ha gradito moltissimo il recital di Ale e Franz, così diverso
dalla comicità tanto in voga in Tv.
Federico Ballardin
Gazzetta di Parma, 25 Novembre 2001
I loro "Gin e Fizz" hanno spopolato al Forum di S. Ilario.
Ale & Franz: battute a raffica (ma di mitra).
Era un Forum gremitissimo quello
di giovedì sera a Sant'Ilario. con i ragazzi seduti anche sui gradini
e con un gruppetto di "Zelig dipendenti" in agguato davanti all'ingresso,
in attesa che si spegnessero le luci per entrare di soppiatto. E' l'atmosfera
che si respirava negli ambienti della "mala" di Gin e Fizz, al secolo
Alessandro Besentini e Francesco Villa, figli di Gino & Michele, accoppiata
(o accoppata?) peggio di Al Capone e Vallanzasca, conosciuti sui navigli
come Ale e Franz, banditi con la pistola, anzi, più pistola che banditi.
Scena scarna, un velario svaporato di proiezioni fanciullesche, una
scala, una sedia, molto buio e un rapporto teleschermo-fruitore nevrotico.
Tutto qui. Ma il gioco è quello delle parole, che vanno e vengono senza
una direzione precisa: dal fisico ("Per bruciare un po' di calorie devi
fare un falò"). "Se un pipistrello prova ad attaccarsi ai tuoi capelli,
pattina". "Ti sei lavato i capelli? Devi averli lasciati stesi fuori".
"Stai di profilo, così mi risparmi metà faccia". "Ti chiamano William
perché sembri una pera". "Mi chiamano Pinocchio perché ho un naso da
favola") alla moglie ("Quando guardo Jack rivedo mio figlio", "lo quando
guardo mio figlio rivedo Jack". "La prima volta che ho visto Jack era
nudo nel mio armadio". "In quello di destra?". "No. in quello di sinistra:
in quello di destra ho conosciuto Tony". "E' comodo avere due armadi".
"Già. Mia moglie ne vuole un terzo"). Ma le storie di Ale & Franz (che
hanno dedicato un brano del loro spettacolo anche al teatro vero e proprio
- la scena della stazione - forse come intervallo alla cascata di battute
che inventano in continuazione) sono ovviamente culminate con il "noir"
di Gin e Fizz, alla ribalta in due momenti, certo i più applauditi della
serata: "Jack ha fatto il risotto e la ricetta diceva 'un pugno a testa':
è venuta fuori una rissa della miseria". "Ho fatto fuori Larry, in modo
che sembri morto da un sacco di tempo: l'ho investito con una biga".
"Avevo quattro anni, quando un giorno il mio vecchio uscì per comprare
le sigarette. Mia madre non sospettò, e poi come poteva lasciare la
tabaccheria con tutti i clienti!". E anche l'idea del black-out e risultata
divertente ("E io che ho cambiato tutte le lampadine..."). con una sorta
di duplice analisi tra psicanalista e paziente ribaltati: "Io ho doppiato
De Niro". "lo Niki Lauda". "Io ho la chitarra di Chopin". "Ma Chopin
non suonava la chitarra". "Infatti è nuova imballata". "Io a un anno
scrivevo già da quattro o cinque anni". "Io facevo la sagoma in un poligono
di tiro a un tiro di schioppo da casa mia". "Io ho perso due milioni
al casinò; nel parcheggio". In una girandola di situazioni comiche (a
Zelig su Italia 1 lo scorso inverno Ale & Franz ne hanno sciorinate,
centinaia, così come infinite sono quelle comprese nel libro ... e Larry?
È morto uscirò in giugno da Rizzoli) gli accaldati spettatori del Forum
(ma l'organizzatore Marco Bianchi avrebbe potuto tranquillamente ripetere
tre o quattro serate) non sono certo riusciti a godersi tutti i particolari,
visto il tambureggiante accavallarsi delle battute. E il trucco è l'interpretazione
delle parole: "Perché sei in ritardo? Dov'eri?". "Ero qui fuori che
stavo discutendo con un vigile per una multa. Non riusciva a capire
che siamo in un Paese libero e ognuno ha i propri diritti". "E doveri".
"Ero qui fuori che stavo discutendo con un vigile...". Per concludere
con lo slogan del duo: "La vita è come un cane che agonizza in un angolo.
Salvo riprendersi". E Ale & Franz (speriamo) tra poco riprenderanno
Zelig in tv. Dopo tanti grandi fratelli e tanti posta per te, un sorriso
può far dimenticare anche certe brutte storie di guerra.
T. M.
La Repubblica, 14 Dicembre 2001
Da tre settimane in scena al Ciak fanno il 'tutto esaurito' con il nuovo
spettacolo "Due e venti".
Attenti a Ale & Franz due killer per ridere.
Sono i due che fanno un "noir"
in un minuto: faccia da killer e dialoghi come questo: "Ciao Fizz",
"Ciao Gin. E Larry, ha consegnato la valigia?". "No, ha detto che a
Chicago non ci sarebbe andato neanche morto". "Allora che hai fatto?".
"L'ho ucciso e l'ho seppellito appena fuori Chicago". Non eccessivi
come i Fichi d'India, non ispirati dal gusto infantile di Aldo Giovanni
e Giacomo, Ale e Franz sono la nuova scommessa comica di Zelig. Il locale-cabaret
di viale Monza. Scommessa già vinta, perché in scena al Ciak fino a
domani, Ale e Franz hanno sbancato il botteghino con tre settimane di
"tutto esaurito". Lo spettacolo, diretto dal regista Alberto Ferrari,
è 2 e venti e li rappresenta in pieno: sono cinque storie con due persone,
sempre diverse, che non si conoscono e per le più strane circostanze
(almeno così sembra) s'incontrano, si conoscono, parlano. "Sono sguardi
di emozioni che parlano di vita quotidiana - raccontano i due comici
- con la stessa atmosfera dei nostri noir, citazioni di thriller in
pochi minuti". Ale e Franz sono Alessandro Besentini e Francesco Villa,
30 anni il primo, 34 il secondo. Si sono incontrati nel '95 dopo molto
teatro nell'off-off Milano (Teatro Libero). Poi la tv che hanno fatto
dai tempi di Pippo Chennedy fino a Zelig e Mai dire gol ("36 puntate
a 360 all'ora con Luttazzi e Hendel. Nemmeno capivano cosa facevamo,
ma è stata un'esperienza meravigliosa") però senza inseguire le apparizioni
a tutti i costi perché, con un certo coraggio, dicono che il "teatro
è molto più bello. II rapporto col pubblico arricchisce. È qualcosa
di insostituibile e infatti una trasmissione come Zelig show che rifaremo
da gennaio è interessante e funziona perché il pubblico è vero. meglio
una serata con gli spettatori che cento di tv. In questo la pensiamo
come Paolo Rossi, un maestro". Qualcosa di 'cattivo' alla Paolo Rossi
effettivamente ce l'hanno anche loro: la risata che ti fa star bene
e ti punge insieme, lo sguardo spiazzante e una pinteriana amarezza
che tiene come sospesi in una minaccia i loro personaggi. Non per niente
2 e venti, è il titolo dello spettacolo: 2 e 20 come il voltaggio della
corrente elettrica. Che centra? La corrente è luce (e l'assenza di luce
fa incontrare i personaggi), ma anche morte come nella sedia elettrica,
spiegano Ale e Franz perché non basta far ridere.
Anna Bandettini
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