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Il Corriere Mercantile, 14 Giugno 2000
Lo spettacolo è stato presentato in anteprima nazionale il 12 e 13 giugno
2000 al Teatro della Tosse ed è stato accolto con entusiasmo dal pubblico,
dai numerosi professori universitari di fisica e dagli scienziati presenti
a Genova in occasione del Congresso INFMeeting. Marcello Bartoli e Dario
Cantarelli che insieme con il regista Egisto Marcucci formano la Compagnia
"I Fratellini" sono due attori magnifici. Qui sanno animare un testo
interessante illuminando due personaggi di tenerezza, umanità, buffoneria
e passione.
A. P.
La Provincia, 21 febbraio 2001
Bartoli e Cantarelli si dimostrano attori-clown assolutamente perfetti
nel loro affiatamento. È uno spettacolo che mette d'accordo la secchezza
della didattica con la morbidezza della poesia e il miscuglio riesce.
Nicola Arrigoni
Corriere Della Sera, 24 marzo 2001
Una piramide tronca, ideata da Graziano Gregori, tutta cassetti e porte
sulla quale svetta un letto, è il luogo magico nel quale, intorno
al quale e sul quale agiscono i personaggi: "A", il buon ostinato Harrison,
interpretato con lievità giocosa e bella inventiva da Marcello Bartoli
e il segaligno, pungente e perfido "B" del bravo Dario Cantarelli, personificazione
dei nemici dell'orologiaio, in particolare del reverendo Maselyne. Con
vivezza, spirito surreale, in uno spettacolo sappido e intelligente,
gusto del grottesco, i due alla presenza di un re fantoccio, fanno vivere
l'ingegno e le traversie di un uomo che ostinatamente in quarant'anni
di impegno, carpì il segreto per orientarsi sul globo e lo chiuse
in un orologio da taschino.
Magda Poli
La Repubblica, 27 marzo 2001
Bartoli e Cantarelli sono deliziosi nel portare in scena questa vicenda,
che ha il sapore della favola e insieme della sfida, che racconta di
una scoperta scientifica e dei suoi risvolti umani. Tra gag ammiccamenti
al grottesco, citazioni iconografiche di un gusto un po' anni venti,
Bartoli e Cantarelli si muovono perfettamente a loro agio, dimostrando
come un argomento all'apparenza ostico, certo poco "teatrale", possa
trasformarsi in uno spettacolo piacevolissimo e divertente.
Sara Chiappori
La Repubblica, 29 marzo 2001
C'è poco accordo tra scienza e teatro: attaccata la prima al linguaggio
matematico, alla precisione del laboratorio, alla paziente ricerca di
ciò che non si può vedere. Condizionato il secondo dalla visibilità,
dai colpi di scena, dall'esplosione delle passioni umane. Eppure ogni
tanto qualcuno riesce a raccontare la scienza e i suoi drammi sul palcoscenico,
che si tratti del processo di Galileo o della storia di particolarmente
emozionanti. È il caso di questo spettacolo, che ha per oggetto un problema
a metà strada fra la tecnica artigianale e il rompicapo scientifico.
Bravissimi i due attori.
Ugo Volli
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