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L'Arena, Domenica 3 Marzo 2002
Al Nuovo ottimo allestimento dell'operetta di Lehar, che replica oggi
pomeriggio
Allegra con brio questa Vedova.
Lo spettacolo è spumeggiante, buona l'intesa fra artisti e orchestra,
brillanti tutti gli interpreti vocali, istrionico Massimo Bagliani.
L'operetta torna a Verona. E
lo fa in grande stile, rinnovando il fascino indimenticabile di un'epoca
radiosa ed ammaliante, fatta di lustrini e paillettes, di eleganti feste
danzanti e bollicine di champagne, di amori rubati e passeggiate in
carrozza lungo il selciato degli Champs-Élysées. Torna Anna Glavari,
tornano Valancienne ed il Conte Danilo, torna quella "Vedova Allegra"
di Franz Lehar che sin dalla sua prima rappresentazione del 1905 è il
punto di riferimento di tutto il repertorio della piccola opera lirica.
Per l'occasione l'operetta per antonomasia viene rappresentata nell'ambito
della rassegna del Teatro Nuovo "Divertiamoci a teatro", grazie all'impegno
della Compagnia Italiana di Operette di Massimo Bagliani, ensemble artistico
che già abbiamo avuto modo di apprezzare in precedenti occasioni nella
nostra città. Anche in questo caso le aspettative non sono andate deluse:
lo spettacolo è divertente e spumeggiante, sciolto e pieno di brio,
grazie alla una buona intesa fra il palcoscenico, su cui si susseguono
i bravissimi artisti, e il golfo mistico guidato dall'esperta bacchetta
del maestro Francesco Cavaliere. Anna Glavari è Maria Rosa Congia (la
vediamo al centro nella foto Brenzoni qui a sinistra) , una Lustige
Witwe seducente ed elegantissima, capace di incantare tanto per l'attraente
presenza scenica quanto per le preziose qualità vocali. Una voce scorrevole
la sua, dal colore brillante, in grado di spingersi ben oltre sopra
il rigo senza alcuna difficoltà, mostrando di concerto una musicalità
raffinata. Sicuramente all'altezza il Conte Danilovich di Luciano Andreutti,
suggestivo il suo "tace il labbro...", e ottima la prova di Adriana
Casartelli, una Valancienne dal canto disinvolto e sicuro che duetta
splendidamente nel secondo atto con il Camillo De Rossillon di Emil
Alekperov, forse la più lieta sorpresa vocale della serata, tenore dalla
voce agile e leggera, dall'emissione pulita e sicura, capace di lunghe
frasi legate quanto di un ottimo "do di petto". Un cantante certamente
adatto anche a ruoli di maggior spessore del panorama belcantistico.
Se i momenti musicali si sono svolti nel migliore dei modi, festosi
i battimani da parte di un pubblico divertito durante il famoso "è scabroso
le donne studiar...", altrettanto è d'obbligo affermare della parte
recitata, dove l'attore regista Massimo Bagliani (Niegus) è assurto
a ruolo di vero protagonista. Istrionico e divertente, veloce nella
battuta quanto sagace nell'inventiva Bagliani ha saputo tenere alto
lo spirito della serata in un crescendo di intensità comica, ben supportato
dal simpaticissimo "Barone Zeta" di Armando Carini. Un giusto plauso
va al resto della compagnia, fra cui citiamo la Contessa Bogdanovich
di Silvana Censabella e al ben preparato Corpo di ballo. Una nota di
merito anche ai costumi, concepiti e realizzati con gusto ineccepibile,
ben inseriti nell'ottimo contesto scenico.
Luca Pozza
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