La Repubblica, Venerdì 17 marzo 2000
In giro per l'Italia il divertente "Roll over Beethoven"
Al circo musicale della Banda Osiris
Firenze - Preferiscono pagonarsi ai quattro moschettieri di Dumàs che ai quattro Fratelli Marx. Ma 1'estro acrobatico e stralunato della loro comicità musicale, 1'attrazione fatale per i giochi di parole, il flusso di libere associazioni delle loro partiture, l'allegra energia apocalittica che impiegano per far saltare qualsiasi canone e ordine del pentagramma discendono certamente dai quattro evangelisti folk di "Helzapoppin". Cresciuti all'aria aperta, frequentando con il loro teatro di strada piazze e fiere di paese, i componenti della Banda Osiris, Carlo Macrì, Sandro Berti e i due fratelli Carlone, Roberto e Pierluigi, il "vocalista" disarticolato come il nipote picchiatello di Jerry Lewis; festeggiano il ventesimo compleanno della loro formazione nata ufficialmente a Vercelli nell'80 con "Roll over Beethoven" (titolo trafugato da una canzone dei Beatles); uno spettacolo-concerto che, dopo il debutto al Puccini di Firenze, sta girando 1' Italia (oggi e domani sarà al Colosseo di Torino).
Al centro del consueto scatenamento di micro-gag da circo o da comics del cinema muto intrecciate a tutta velocità con un caleidoscopico montaggio delle attrazioni musicali, 1'esile plot narrativo di una visita dei quattro "professori" della Banda Osiris nella casa-museo del maestro defunto. Con scambi d'identità qui-pro-quo da Achille Campanile tra "sordo" e "sardo", un "Per Elisa" che scivola in brindisi a base di "Pera Williams", interludi e intervalli da carosello, tromboni e tube suonati come armi improprie di un match di pugilato all'interno delle corde di un ring improvvisato. dentro la grande cornice di un quadro, citazione di un dipinto di Kloeber, un quartetto d'archi femminile (Marna Fumarola, Michela Munari, Anna Tenore e Alessia Massaini), ogni tanto si anima e suona come un'orchestrina di fantasmi da camera ottocenteschi. Il clima è quello di una seduta spiritica pralinata di goliardia, di un "Rocky Horror Show" approdato con corredo di lampi temporaleschi e scariche di tuoni da macchina intonarumori futurista, all'Accademia di Santa Cecilia. Si accende un combattuto dialogo fra musica colta e leggera; arie classiche e adattamenti rockeggianti, archi suonati in punta di galateo dalle fancciulle in fiore e maleducazioni teatral-musicali dei fiati impugnati dalla Banda. Nella gran baraonda delle apparenti improvvisazioni di questa scatenata e scardinata jam-session che mette a bollire e ballare (coreografie di Giorgio Rossi ex Sosta Palmizi) in un unico pentolone Beethoven, Michael Jackson dalla e Fred Buscaglione, "l'Amata Immortale" e "Guarda che luna" o "Caro amico ti scrivo", i ruoli dopo essersi abbondantemente mescolati finiscono per invertirsi. E sono i quattro incauti iconoclasti, i quattro guastatori della Banda Osiris a restare imprigionati con i loro strumenti al posto del quartetto femminile d'altri tempi nella cornice del quadro, come statue di un museo delle cere, secondo un tipico finale da "ghost stories". Pronti a riprender vita e catapultarsi nuovamente sulla scena per gli applausi e le entusiastiche richieste di "bis".
Nico Garrone

La Stampa, Domenica 19 marzo 2000
Torino, il gruppo compie vent'anni al Colosseo.
Banda Osiris, un compleanno a suon di Roll over Beethoven
Venti candeline immaginarie e fiumi di Beethoven shakerato Così, la Banda Osiris festeggia il compleanno in scena. Sino a ieri, era al Colosseo di Torino, dove il publico (numeroso) ha salutato con fischi da stadio e calorose ovazioni il nuovo spettacclo del gruppo, dedicatissimo al maestro della Musica con la emme maiuscola. Un "Roll over Beethoven" da capogiro, da apocalisse, da follia geniale. Per 1a gioia dei puristi i quattro "professori" Macrì-Berti-Carlone senior-Carlone jr. Ci dammo dentro davvero, con la musica di Ludwing. E, come fosse pongo colorato, la modellano a piacere: piacere loro, che in scena sembrano divertirsi un sacco e piacere degli spettatori che "esternano" con applausi e richieste di bis. Una scommessa vinta, per la banda nata a Vercelli vent'anni fa che, dopo 4 lustri di onorata carriera al servizio della "musica da ridere", decide di affrontare il genio di Bonn, in assoluta autonomia. Infatti, Berti, Macrì e i due Carlone che in passato lavorarono con registi come Nichetti a Vacis ("Le quattro stagioni "da Vivaldi"), ora non solo firmano le scenografie, ma dirigono se stessi a il quartetto d'archi femminile che li affianca in questo nuovo delirio beethovèniano. Che di delirio ovviamente, si tratta: in puro stile Osiris in una scena che rappresenta la dimora del Maestro, con tanto di cornice-contenitore per le Quattro musiciste, le gags s'intrecciano alle note. E le note si rincorrono a perdifiato, in una galoppata di citazioni ardite. Sinché ai "quartetti Rasumovski" succedano "Per Elisa", o stralci dalla quinta, sesta o nona sinfonia, nulla di strano. Impensabile, invece, quel che i quattro Osiris, riescono ad infilare dentro a tanto spartito: da Micheal Jackson a Chuck Berry, dalla tarantella al tango. Il tutto seguendo il fìlo illogico di una stralunata lezione di storia della musica. L'esile spunto narrativo prevede, infatti che le quattro musiciste in crinoline; catapultate dal loro "quadro" museale, nella realtà àél.XXI secolo; scambino Carlonè jr per Beethoven e gli altri tre della Banda per parenti e amici del compositore. Il malinteso genera ogni sorta di svarione comico e di germinazione musicale. E con grazia sopraffina; i nostri scivolano dal "Chiaro di luna" a "Guarda che luna" dalla "Danza delle ore" a "Magic moment", da "Per Elisa" alla pera williams. E se la sordità del Maestro offre loo spunto per uno strabiliante concerto muto, sonorizzato solo quando il genio avvicina all'orecchio 1a cornetta acustica, la morte di Beethoven ispira un irriverenìte funerale, dove la bara è il violoncello, i violini sono l'umanità piangente e i tromboni diventano pale per scavare la fossa. perfetto l'accordo tra le musiche (Marna Fumarola - violino, Michela Munari - violoncello, Anna Tenore - viola, Alessia Massaini - violino) e l'irrefrenabile Banda, che suona, canta, recita, balla perfino, in quel suo stile inconfondibile, tra i fratelli Marx, il Teatro dell'Assurdo e le comiche del tempo che fu.
Silvia Francia