Il Messaggero, Lunedģ 19 Marzo 2001
Una simbolica "Tribł" che parla di noi, italiani di ieri e di oggi
Nelle avventure di una famiglia tutto il 900 che ci accomuna

Un percorso, una storia di gruppo, un gruppo di famiglia, una famiglia allargata, un secolo per una famiglia. Tribł, lo spettacolo di Duccio Camerini che, dopo un giro di piazze centro-settentrionali, é approdato a Roma, mette insieme vita e avventure di tanti, ma in un'unica fotografia. E' appunto la storia di una famiglia italiana, un "ritratto" che parte dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale e va fino al Capodanno del Duemila, attraversando gli accadimenti di quattro generazioni. Un pretesto. Un modo per coinvolgere nell'avventura chiunque voglia (o sia disposto) ad affrontarla. Uomini e donne, quelli di prima e di poi, accomunatidall'essere persone, divisi dai sentimenti, dalle passioni, da un proverbiale astensionismo emozionale, rappresentano il Novecento patrio. Con le sue grazie e i suoi vizi. Con i debiti e i crediti nei confronti della Storia. Con le inclinazioni, le eccezioni, le ritrosie, le favole, i progetti, i fallimenti, l'incoercibile, italica forza progressiva che porta comunque avanti. Si diceva che esiste la possibilitą, per ogni spettatore, di carpire alla scena qualcosa di simile, limitrofo, assimilabile o addirittura uguale alla propria realtą, qualcosa da riferire ai ricordi personali, a gioie e dolori del personale album dell'anima. L'aroma di quanto gli attori narrano-evocano-rappresentano risulta, insomma, familiare. A ben ammettere, maieutico. Camerini, autore e regista, nonché interprete, conosce bene gli ingredienti e i meandri di questo tipo di lavoro scenico, intimista, curativo, una sorta di rapporto di viaggio con pagine bianche da offrire, insieme, alla penna di chi fa e di chi ascolta. Fra quotidianitą tangibili e inequivocabili vacanze fantastiche, l'epilogo arriva per lasciarci ammettere di esser dentro il magma assieme ai personaggi. Forse pił di loro, fra echi di cannonate lontane, rumore di violenze fin troppo vicine, aromi di immaginazione al potere, inquinamenti leggeri, euforiche speranze, auspicati godimenti. Assecondando modi e modalitą della messinscena, fondata sulla puntualitą, sul garbo, sulla dedizione anche interiore degli attori, i sensibili interpreti del cast, che Camerini sa utilmente "portare per mano".
Rita Sala

Il Tempo, Giovedģ 29 Marzo 2001
Una famiglia lungo l'arco del Novecento
Sono due le frasi chiave su cui ruota "Tribł" di Duccio Camerini, "Semo tutti fii d'artri padri e d'artre madri!" e "Una casa é fatta per tornarci". Attraverso queste parole si racconta la storia di una famiglia italiana che attraverso quattro generazioni percorre tutto il Novecento, dalla Grande Guerra al capodanno del 2000, legata da una parentela che si trasfigura nel concetto di crudeltą del destino. E' in questo clima che si disegna uno di quei disorientanti affreschi intergenerazionali tanto cari alla narrativa di questo secolo, che richiama le lacrime del drammone, ma sa andare anche pił in profonditą pizzicando correttamente le corde del dolore con luciditą. Giocato drammaturgicamente benissimo, questo testo trova una equivalente ed aciutta riuscita scenica ad opera dello stesso autore, che inoltre si produce in una intensa prova d'attore. Assai positiva la prestazione del cast. Da non perdere.
Gian Maria Tosatti

La Stampa, Domenica 15 Aprile 2001
Una saga in cento minuti
Camerini riesce a raccontarla in "Tribł"
Talvolta l'attivitą delle sale romane pił piccole é stimolante. Per esempio, ha appena concluso una lunga serie di recite "Tribł" di e con Duccio Camerini, che vinse il premio Fondi La Pastora e si segnalņ al Festival di Todi. E' una saga familiare con toni che richiamano la mai defunta commedia cinematografica all'italiana, persone modeste che si confessano in una lingua colorita dai dialetti, episodi tragici trattati con ironia. Si comincia nella Belle Epoque e si finisce oggi. Il tutto é raccontato velocemente e vivacemente per 100 minuti filati da sette attori tra i quali si distinguono Paolo Giovannucci nella gustosa caratterizzazione del capostipite, e anche lo stesso Camerini come il disarmato Vittorio, vittima della propria scarsa intelligenza e nessuna cultura ma vibrante di passioni che non sa esprimere.
Masolino d'Amico

il Giornale, Domenica 1 Aprile 2001
Il "secolo nervoso" di una famiglia formato "Tribł"
Successo di pubblico per l'ultima commedia scritta e diretta da Camerini Quattro generazioni a confronto nel recupero della memoria collettiva e dei vincoli interiori Gią prima del debutto se ne parlava come di uno spettacolo importante. Poi per "Tribł" di Duccio Camerini sono arrivate le conferme: il Premio Fondi La Pastora 2000, mesi di repliche in giro per l'Italia e quindi l'approdo a Roma, con scia di consensi e sala pressoché piena ogni sera. Le ragioni di tanto successo? Senza dubbio un ruolo di primo piano spetta al tema che il drammaturgo romano (autore di altri fortunati titoli come "Sciacalli" e "L'impero dei sensi di colpa") sceglie di trattare: la famiglia. Ovvero, quel focolaio di tensioni, disagi e contraddizioni di cui la recente cronaca ci ha mostrato i retroscena pił inquietanti. Ma oltre al tema, notevole importanza riveste qui la chiave adottata per affrontarlo. E cioé: la narrazione orale, il recupero della memoria collettiva, delle radici profonde della nostra cultura, attraverso la forza del racconto. Prerogativa quanto mai teatrale, questa. Terzo elemento da considerare é infine il cast: giovanile,affiatato, efficace nel dare vita insieme con Camerini (anche regista e interprete) a questa popolosa "tribł". Che é poi una famiglia come tante, raccontata attraverso i dolori, le gioie, i sogni, gli errori di quattro generazioni, dall'epoca della prima guerra ad oggi, fino alla notte di capodanno del 2000. Il "secolo nervoso" se ne va e con lui se ne vanno anche gli odori, gli aromi, le parole, i ricordi, le fotografie di questa bella favola italiana.
Laura Novelli