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Corriere Della Sera, 6 Agosto 1999
A Trieste la riedizione di uno spettacolo nato 35 anni fa. Regia di
Marconi. In scena anche Paolo Ferrari
La Goggi trascina "Hello Dolly!"
Successo del musical. "Lontano dal film con la Streisand, io non sono
sofisticata"
Trieste - Quando, dopo due ore e mezzo di
spettacolo, Loretta "Dolly" Goggi, fra acclamazioni interminabili per
lei, Ferrari e la Compagnia, fa come la Callas nella "Traviata" e si
toglie le scarpe, il pubblico del Verdi quasi quasi invade la scena.
Anche questa ciambella cucinata da "Musical Italia", Festival dell'operetta
e la Rancia, è riuscita col buco. A trent'anni dal film di Gene Kelly
con la Streisand e Matthau, a 35 dal debutto americano del musical di
Herman e Stewart, a 164 dalla prima stesura di Nestroy che Thornton
Wilder nel '38 ridusse nella "Sensale di matrimoni", "Hello, Dolly!"
si fa ancora sposare dal pubblico, offrendo, sebbene con ritardo, sapore
di Broadway. "Era l'umanità che volevo mettere nel personaggio, per
renderlo concreto, pasticcione, truffaldino - dice la Goggi, al settimo
cielo - Dopo anni di vita artistica protetta, ho scelto un rischio,
il primo musical, dove recito, canto, ballo, sudo e muoio di paura;
e devo scendere, io che soffro di vertigini, infinite scale in corpetti
di fine secolo. Il film non voglio rivederlo, ma io tento di essere
diretta, non sofisticata: a cose fatte, sono felice". Come certo lo
furono le altre Dolly dell'olimpo americano, la mitica Carol Channing,
Ginger Rogers, Betty Grable, Dorothy Lamour, Eve Arden, Yvonne de Caro,
Martha Raye, Ethel Merman, e Pearl Bailey in una versione "all black",
fino a Marika Rokk in Germania e Annie Cordy in Francia, alle quali
la nostra Goggi non ha nulla da invidiare. Grazie al testo che promette
e permette amori, pochade e "understatement" - sezione nella quale il
burbero Poalo Ferrari è grandioso per misura - e grazie al suo naturale
talento per lo show, la Goggi vince con una marcia di simpatia in più
La sua Dolly Levi - vedova mediatrice di matrimoni che, mandati in happy
end artisti e modelle, nipotine e commessi, si accasa con il ricco brontolone
Vandergelder - è provvista di una risata chioccia a cascatella, di una
verve imbastita a piccolo punto di follia, di acuti e qualche 'elegante'
volgarità, con perfetto dosaggio di effetti: un sex symbol, ma un'adorabile
pasticciona. Finché nella scena clou dell'Harmonia Gardens, dove le
coppie si fondono e confondono mentre dieci ballerini-camerieri fanno
gli acrobati, come dieci Arlecchini strehleriani, e a dare il benvenuto
ci pensa Gianni Nazzaro (manca solo Armstrong), lo spettacolo viene
bloccato dagli applausi. Merito collettivo di una regia di Saverio Marconi
ritmata, rispettosa ma senza profumo di museo, come invece accadeva
al film-kolossal; e poi di una suadente colonna sonora di Jerry Herman
(il refrain è sulla bocca di tutti e in uno spot, ma ci sono almeno
altri cinque 'evergreen', tra cui 'Before the parade'), di comprimari
eccellenti come Renata Fusco e Pierluigi Gallo. E' un meccanismo ad
alta orologeria. "Per la prima volta - dice Paolo Ferrari, che debuttò
in rivista - ammiro lo spirito di gruppo e di macchinario infernale,
mi sento soldato di leva, non posso sgarrare". Raggiante la famiglia
Testi-Cuccarini: Silvio produce (traduce le canzoni) e confessa di essere
stato, dopo tanta televisione contagiato dall'emozione così autentica
del teatro, promettendo per il Duemila un gran Proietti; Lorella con
la sua bimba è la più affettuosa delle fan. Il 7 ottobre, al Musical
Village di Milano, tocca di nuovo a lei con "Grease", mentre "Dolly"
tornerà come regalo sotto l'albero di Natale.
Maurizio Porro
La Repubblica, 6 Agosto 1999
Hello Goggi! Il fascino di essere Dolly
Trieste - Solo sei rappresentazioni (peccato!) di questo Hello Dolly
che conclude il Festival dell'Operetta a Trieste. Solo sei rappresentazioni,
che terminano l'11 agosto, e quindi non sarà facile per il lettore correre
a vederlo. Ma fin da ora ci si promette un'abbastanza lunga stagione
a Milano, a partire dai primi giorni di dicembre. Dunque, questo Hello
Dolly! È prima di tutto il miracoloso incontro fra un'attrice al suo
meglio, Loretta Goggi e un personaggio fatto apposta per lei (e naturalmente
lei per Dolly). La storia di questa impicciona, affamata di vita, generosa,
eccentrica quanto affascinante era arrivata al pubblico italiano solo
nella sua versione cinematografica con una Barbara Streisand che nel
suo personaggio, pur essendo mirabile attrice comunica, aveva sottolineato
soprattutto l'aspetto imperioso, l'aggressività che però dovrebbe essere
soave e con lei diventava spesso arrogante. Ora , Dolly Levi è tutto
meno che arrogante anche il personaggio vive per così dire del suo fascino
, tanto da farti pensare che potrebbe essere una metafora dell'arte
dell'attore. E Loretta Goggi, in una sua gloriosa maturità, ha generosamente
nutrito Dolly della sua carne e del suo sangue (come si dice) e ha cantato,
ballato, imperversato sul palcoscenico a volta a volta commovente, comica
, imperiosa, dando il giusto rilievo doloroso al ricordo del marito
morto e inventando la sua nuova storia d'amore come un impegno con il
mondo invece che con un singolo. E' abbastanza raro vedere una prova
di attore e di star, come questa. Si, perché anche l'aspetto di "star"
del personaggio ha un'importanza nell'economia narrativa: non bisogna
dimenticare che Hello Dolly! Fu scritto per quella che era allora la
massima diva di Broadway, Ethel Merman, e che sconsiderata lo rifiutò
per poi riprenderlo più tardi ma ormai confusa con un buon numero di
attrici che l'avevano preceduta. Eppure anche lei tendeva a sovradimensionare
il personaggio, il che va inevitabilmente a danno della storia , che
poi è anche una storia d'amore, sia pure bizzarro, tra due personaggi
maturi. Paolo Ferrari, anche lui in stato di grazia, è un Orazio Vandergelter
come non si era ancora visto, sempre in bilico tra il fascino (autentico)
e il ringhio che doverosamente "recitato"; per finire Goggi e Ferrari
sono una coppia tanto inedita quanto azzeccata, che ti fa pensare che
i due si divertano a recitare insieme. Ma Hello Dolly! Mantiene molto
più di altri musical il suo intatto legame con l'operetta, non solo
per la qualità di arie (canzoni) una più bella dell'altra, distribuite
lungo lo svolgersi dello spettacolo, ma per l'aspetto corale, per la
quantità di sotto-intrecci che confluiscono nella storia principale
e dei personaggi minori e non secondari che contiene. Fra questi spicca
Renata Fusco (Irene Molloy) che canta magnificamente e ha raggiunto
un'assoluta sicurezza di recitazione, e Pierluigi Gallo, che è il suo
corteggiatore Cornelio Hackl, e risolve con bella sicurezza un difficile
personaggio imbambolato; insieme a Barbara Morini (Minnie Fay) e Gianfranco
Vergoni (Barnaba Tucker) - formano l'eccellente quadretto dei giovani.
Peccato che Gianni Nazzaro, come Rudolph, direttore dell'Harmonia Garden,
non abbia qualcosa di più da cantare, ma recita deliziosamente il suo
fiero e caratterizzato tedesco. Un gruppo di ottimi ballerini si lancia
in una serie di spericolati numeri di danza i quali culminano, come
di dovere, nel grande numero dei camerieri del ristorante in una coreografia
mozzafiato di Fabrizio Angelini, questa volta un po' memore delle magnifiche
coreografie di Michael Kidd per il film, ma le cose migliori sono quelle
che Angelini ha assolutamente inventato. Scene e costumi, movimentati
e fastosi, sono dei consueti complici di Marconi, Aldo De Lorenzo per
le scene, che ormai fanno impallidire Broadway, tanto sono uno spettacolo
nello spettacolo, e Zaira De Vincentiis per i costumi che sono un'invenzione
continua. Tutto questo dosato, agitato e fatto scorrere a ritmo infernale
che è ormai la cifra delle regie di Saverio Marconi: testo asciugato
di qualsiasi eventuale prolissità, successione delle varie scene e numeri
con una serie di "dissolvenze incrociate" (chiamiamole così come al
cinema) eliminazione assoluta di qualunque punto morto, il suo Hello
Dolly! È una magnifica corsa in cui non ti accorgi nemmeno che, forse,
ci sono anche gli ostacoli.
Alvise Sapori
Il Giornale, 6 Agosto 1999
La Goggi bravissima "Dolly"
Trieste - Alla fine Dolly si è tolta le scarpe bianche con i tacchi
alti dopo aver cantato, ballato e recitato per quasi due ore di travolgente
musical sul palcoscenico triestino della sala Tripcovich. L'ovazione
del pubblico al fuoriscena, con misto di risate ed applausi, ha consacrato
il trionfo della prima nazionale di Hello, Dolly! Una spumeggiante Loretta
Goggi ha conquistato l'incontentabile spettatore triestino con la sua
trascinante simpatia. Per Paolo Ferrari, nella parte di Orazio, il burbero
protagonista maschile, è stato un debutto di successo nel musical rappresentato
per la prima volta a Broadway nel 1964 con la firma di Jerry Herman.
Insolito, ma molto apprezzato, il cantante Gianni Nazzaro nel ruolo
di Rudolph, maitre di un ristorante di lusso dove si svolgono le scene
più movimentate. Tratto da "La sensale di matrimoni", una commedia di
Thorton Wilder, Hello, Dolly! è prodotto nella versione italiana dalla
Musical Italia; (in collaborazione con il Teatro Verdi di Trieste),
specializzata nella rivisitazione di alcuni capolavori del genere americano.
Nella New York di fine Ottocento, Dolly Gallager Levi è una piacente
e intraprendente vedova specializzata nell'arte di combinare matrimoni.
Le sta particolarmente a cuore il caso "disperato" di Orazio Vandergelder,
stagionato, avaro e scontroso commerciante di granaglie, che ha fatto
fortuna con un negozio fuori città. Il musical si distingue subito per
un ottimo ritmo condito da una scenografia dinamica ed efficace. Loretta
Goggi irrompe sul palcoscenico con un vestito verde foresta, che poi
diventerà rosso fiammeggiante, oro e infine rosa confetto. Fin dalle
prime battute è d'obbligo il paragone con la famosa versione cinematografica
(andrà in onda lunedì 9 agosto alle 15 su Retequattro) con Barbra Streisand,
allora ventisettenne, e Walter Mattau. Ma il grande merito di questi
interpreti del musical italiano è quello di far ricordare la pellicola
senza alcun rimpianto. L'affascinante Dolly è stata assoldata da Orazio
per trovargli una moglie ed occuparsi della nipote, che vorrebbe sposare
un artista squattrinato e quindi inviso allo zio. Apprezzate le versioni
italiane delle canzoni, come Ci vuole una donna (It takes a woman) nel
primo tempo, curate da Silvio Testi, marito di Lorella Cuccarini, che
era presente in sala. In realtà Dolly vuole vincere la propria solitudine
e punta segretamente ad Orazio, che Paolo Ferrari interpreta a suo agio.
La trama iniziale si snoda attraverso una serie di scherzosi intrighi,
orditi dalla protagonista, che coinvolgono anche gli ingenui commessi
di Orazio. La scena si sposta a New York, dove i protagonisti, all'insaputa
gli uni dagli altri, si recano. Dolly riesce a far fallire l'incontro
con la sposa promessa dell'ostico commerciante, strappando sorrisi ed
applausi a scena aperte II primo tempo si chiude con una parata tipicamente
americana, un po' kitsch. Il secondo tempo è una rivelazione per il
ritmo. Le diverse tra me di Dolly s'incrociano con temporaneamente al
ristorante Harmonia Gardens, dove un sol prendente Gianni Nazzaro ricopre
il ruolo di Rudolph Raisenweber, ducesco capocameriere con l'accento
tedesco che rende la scena ancor più esilarante. I suoi sottoposti sono
boys di un balletto mozzafiato che emoziona il pubblico. Dolly entra
in scena come una stella accompagnata dal motivo principale del musical.
Con la cena al sontuoso Harmonia, tutti i no di vengono al pettine ed
Orazio rompe i ponti con la vedova intrigante, la nipote e i commessi
che però si innamorano sulle no te di una struggente Basta Un momento
(It only takes a mo ment). Dolly gioca le ultime carte e il lieto fine
è inevitabile con un Orazio sottomesso che chiede la sua mano. Il musical
si chiude con un altro tocco kitsch: le in abito bianco e lui in vestito
da cerimonia che salgono su un. specie" di torta nuziale, ma il pubblico
va comunque in delirio. Tutti in piedi per dieci minuti di applausi
e fischi all'americana, che consacrano il successo personale di Loretta
Goggi e dello spettacolo. Unico neo i problemi di amplificazione. L'azzeccata
versione italiana è frutto della traduzione di Michele Renzullo e della
regia di Saverio Marconi. Hello, Dolly!, che replicherà fino all'11
agosto e chiude il Festival dell'Operetta di Trieste, è riuscito a trarre
il meglio da Broadway e Hollywood per dare vita a uno spettacolo da
non perdere.
F.B.
Messaggero Veneto, 6 Agosto 1999
Il famoso musical in prima nazionale alla sala Tripcovich di Trieste
Un trionfo per Dolly
In scena la coppia sovrana Loretta Goggi e Paolo Ferrari
Trieste - Una parola soltanto per qualificare l'ultimo dei quattro appuntamenti
previsti nel quadro del 30° festival dell'operetta: trionfale. Mercoledì
sera, in prima nazionale, "Hallo, Dolly! " ha letteralmente sbancato:
teatro esaurito, applausi assai più che calorosi al termine di ciascun
numero musicale e in costante crescendo fino alle ovazioni finali, accompagnati
da un entusiasmo radicale ed intransigente. Al Tripcovich si vivono
fisicamente, e se ne renderanno conto tutti coloro che avranno la fortuna
di assistere alla bellissima edizione italiana di questo straordinario
spettacolo, i trionfi che in tre ore si accumulano gradatamente. Nessun
pericolo d'annoiarsi e nessun rallentamento dell'azione; sempre massima
tenuta di palcoscenico e perfetta professionalità nell'esecuzione. Da
parte di tutti. Nulla togliendo agli altri bravissimi interpreti, è
fuor di dubbio che la presenza di Loretta Goggi ha elettrizzato e calamitato
il pubblico; la sua lettura di Dolly è travolgente, esuberante, intima,
spumeggiante, in perfetta linea con la personalità della prima-donna
che, non a caso la televisione da anni sta snobbando a favore di opache
presenze del tutto intercambiabili senza alcuna modifica evidente. Canta
e recita con impegno, ardore e passione che il pubblico ha premiato
con applausi infiniti che l'hanno commossa alle lacrime. Paolo Ferrari
regala al pubblico un Horace marmoreo e statico che ben s'accoppia con
il ruolo femminile di tutt'altra lega e dal confronto serrato, che copre
l'intera durata dello spettacolo, sembrano entrambi trarre linfa vitale
ed energia. In buca otto strumentisti (fra tastiere - sintetizzatori,
sassofoni - flauti - oboi, trombe - tromboni e batteria, tutti amplificati,
come le voci in palcoscenico), splendidamente coordinati da Giovanni
Maria Lori, sostengono la parte musicale degli spassosi personaggi di
questo capolavoro del 1964 firmato da Jerry Herman: in scena, venti
protagonisti (difficile stilare una classifica di parti principali e
accessori, variando sostanzialmente soltanto la dura di presenza di
fronte l pubblico piuttosto che la difficoltà d'esibizione che rimane
sempre altissima) per coprire le parti che nella versione cinematografica
sono numericamente assai più nutrite. Tutto qui. Ma sufficiente per
creare un secondo capolavoro - tutto italiano - a opera di coloro che
partecipano (in egual misura, ripetiamo) alla creazione di questo straordinario
spettacolo. Cominciamo dalle scene (Aldo De Lorenzo), che con tratti
semplici e movimenti assai funzionali rendono perfettamente gli ambienti
della megalopoli newyorkese fine Ottocento che sono ambientazione di
"Hello Dolly!"; poi i costumi (Zaira De Vincentiis), barocchi, rutilanti,
sgargianti, bellissimi; il parco luci (Manolo) e quello fonico (Enrico
Porcelli), assai funzionali e gradevoli. Su questo insostituibile elemento
fondante s'edifica la 'parte dinamica della rappresentazione: regia
(Saverio Marconi, che ha anche adattato il copione) che cura sapientemente
spazi e geometrie scenografiche dando l'impressione fugace di una realtà
umana più numerosa di quella presente in palcoscenico e ritagliando
all'interno delle scene più densamente 'popolate' autentici cammei di
intima ed emotiva suggestione legati ai pensieri di singoli protagonisti;
traduzioni del testo in prosa (splendidamente reso dal prezioso, dopo
tanti successi. Michele Renzullo) e delle canzoni (Silvio Testi, per
il quale vale quanto appena scritto per Renzullo) e coreografie (Fabrizio
Angelini) d'accattivante simpatia e straordinaria freschezza. Ma torniamo
agli artisti in scena: dieci ballerini e quattro danzatrici, tutti egualmente
curati nei gesti e nelle sincronie; i ruoli giovani, resi con immediatezza
e spontaneità da Stefania Fratepietro e Marco D'Alberti (per la coppia
Ermenegilda / Ambrogio), Loredana Sartori (Rose / Ernestina Facile)
e Gianni Nazzaro nel ruolo del maitre Rudolph Weisenweber. Le coppie
co-protagoniste: Renata Fusco-dalla bellissima ed accurata impostazione
vocale - e Pierluigi Gallo (Irene/Cornelio), assecondati in modo paritario
da Barbara Morini e Gianfranco Vergoni (Minnie/Barnaba), hanno dato
vita al petulante e frizzante gioco delle parti comiche che tanto spazio
ha in questa commedia musicale, creando il giusto ed equilibrato contrappeso
a quella che è la coppia sovrana: i citati Loretta Goggi e Paolo Ferrari,
per i conflittuali Dolly e Horace. Da non perdere questa splendida versione
italiana del capolavoro di Herman: da vivere minuto per minuto. Uno
spettacolo straordinario che fa pensare, parafrasando una battuta di
Woody Allen: "Questi americani! Se non facessero le guerre!".
Pierpaolo Zurlo
Il Gazzettino, 6 Agosto 1999
Loretta Goggi dona l'anima alla prima di "Hello Dolly!" andata
in scena a Trieste.
Apprezzata dal pubblico anche la sua ironia.
Broadway cuore latino
Ovazioni all'attrice-soubrette che alla fine si scioglie in lacrime.
Trieste - Lacrime di gioia per Loretta Goggi al termine di "Hello Dolly".
Gli interminabili applausi della Sala Tripcovich (con diversi vip in
platea, tra cui Lorella Cuccarini) hanno fatto centro nel cuore della
grande soubrette, attrice, cantante. Nelle vesti di Dolly, cupido in
gonnella della grande Boroadway, la Goggi ha offerto un'interpretazione
scintillante e briosa, appoggiata dalla professionalità di un cast di
tutto rispetto. Paolo Ferrari è Orace, il misogino brontolone che finirà
per celere alle moine della protagonista. Renata Fusco e Pierluigi Gallo
sono rispettivamente Irene Molloy e Cornelio Hackl, una delle coppie
nate dagli intrighi combinato dall'intraprendente vedova Dolly. All'Harmonia
Gardens spunta invece Gianni Nazzaro, per duettare la celeberrima canzone
che pubblicizzava per anni una marca di mentine alla liquirizia. Ed
è proprio la scena del ristorante a risultare la più vivace . Toni scarlatti
condiscono d'allegria le virtuosistiche danze dei dieci camerieri, che
giocano con piatti, vassoi, portavivande e scope, fra piroette e salti
mortali. I numeri musicali si lasciano ascoltare in tutto il loro fascino
d'oltreoceano: Jerry Herman, autore di musica e liriche (versione italiana
a cura di Silvio Testi) irradia di vitalità trama rivestendo i personaggi
caratterizzazioni melodiche che rendono ancor più coinvolgenti le tipiche
armonie di Broadway. In buca, Giovanni Maria Lori dirige i nove strumentisti.
Nel nuovo allestimento di Musical Italia e del teatro Verdi, la regia
di Saverio Marconi e le coreografie di Fabrizio Angelini sono sempre
fantasiose e divertenti, così naturalmente sposate alle scene di Aldo
De Lorenzo ed ai costumi di Zaira De Vincentiis. Da non perdere. Si
replica alla Sala Tripcovich oggi il 10 e l'11 agosto alle ore 20.30.
Domenica 8 alle ore 18.
Daniela Bonitatibus
La Stampa
Smagliante Goggi per "Hello Dolly!"
...Hello Dolly! è più operetta... e come operetta il regista Saverio
Marconi l'ha trattata, ossia badando al ritmo e all'insieme più che
alle sfumature di recitazione,.. Marconi sa dove puntare, il suo Hello
Dolly è un'ininterrotta passerella per una Goggi in forma smagliante,
che con segnale subito colto dal pubblico cambia mise (costumi di Zaira
de Vincentiis) con ogni apparizione...Poi scene agili, di Aldo De Lorenzo,
un vivacissimo balletto acrobatico di camerieri con vassoi (coreografie
di Fabrizio Angelini)...
Masolino d'Amico
La Repubblica
Hello Goggi! il fascino di essere Dolly...
... ... Loretta Goggi, in una sua gloriosa maturità, ha generosamente
nutrito Dolly della sua carne e del suo sangue (come si dice), e ha
cantato, ballato imperversato sul palcoscenico a volta a volta commovente,
comica, imperiosa... Uno spettacolo dal ritmo infernale guidato da Saverio
Marconi. Sul palco un Paolo Ferrari in stato di grazia...
Alvise Sapori
Il Giornale d'Italia
"Hello Dolly" riconquista la platea
....I costumi di Zaira de Vincentiis sono lo specchio del passato,
stupendi e colorati ... cambi scena repentini mettono in evidenza la
bravura degli attori, impegnati non solo a recitare, ma a muoversi con
abilità in un perimetro che si rinnova con la storia... Da menzionare
l'atleticità del corpo di ballo rigorosamente maschile che dà vita ad
un can can acrobatico, incastonato in una scena tra le più entusiasmanti
dello spettacolo. La regia e l'adattamento sono di Saverio Marconi,
deus ex machina del musical del bel paese, capace di regalare, grazie
ad intuito e professionalità, attori ed impianto scenico senza eguali.
Paola Aspri
Il Messaggero
...Una coppia di divi capace di brillare nei ruoli principali
...C'è una scenografia funzionale che adotta i cambi a vista, i pannelli
e i fondali dipinti per montare e smontare a vista infiniti ambienti
nella costante impressione del lusso. Ci sono ritmi veloci, ballerini
in regola, costumi rutilanti...una coppia capace di brillare nei ruoli
principali...gradevolissima l'atmosfera di colori e musiche...giuste
le coreografie ...
Rita Sala
La Nazione, Giovedì 15 Novembre
2001
Goggi, Ferrari, Marconi. Un Tris che non delude
Firenze
- Un pieno di pubblico divertito, festoso, osannante. Al Teatro Verdi
di Firenze, dove il musical "Hello Dolly" ha debuttato in prima toscana
si è registrato quasi il tutto esaurito. E la quantità di prenotazioni
che continuano a fioccare alla biglietteria del teatro fanno pensare-
se possibile- a un ulteriore incremento delle presenze nel proseguo
delle repliche, in programma fino al 25 novembre. Del resto lo si poteva
immaginare con un cast di primo piano, con un tris d'assi come quello
visto in scena ieri e composto da Loretta Goggi e Paolo Ferrari, guidati
dalla regia sapiente di Saverio Marconi, vero e proprio specialista
del genere musical e, per di più, in questo caso, forte della produzione
della Compagnia della Rancia, una delle più grosse realtà produttive
italiane del settore. E davvero, al di là delle aspettative, lo spettacolo
non delude per vivacità di costumi e situazioni, per verve, ritmo, per
presenza scenica di un cast di oltre venti, notevoli, attori, ballerini,
cantanti. Del resto la stessa Loretta ci mette molto del suo, dando
vita, per oltre due ore e mezzo di spettacolo, a una inarrestabile e
irresistibile Dolly Levi, abilissima nel combinare matrimoni ma eternamente
innamorata, e senza molto successo, del riottoso, ruvido scontroso vecchio
burbero, interpretato da un valente caratterista come Paolo Ferrari
(che non ci fa troppo rimpiangere 1'indimenticabile interpretazione
cinematografica di Walter Matthau diretto da Gene Kelly). E soprattutto
rendendoci questa Dolly assei più familiare con un carico di passionalità
mediterranea da autentica "attaccabrighe". Molto diverse, insomma, dal
freddo e calcolato modello femminile del personaggio che la tradizione
di Broadway ci ha trasmesso. La Goggi è, insomma, la regina dello spettacolo,
fra immancabili discese di scalinate contornata da aitanti boys e boa
svolazzanti, ripercorrendo con grande e poliedrico talento di attrice,
cantante e buffa imitatrice tanti luoghi comuni del varietà e della
rivista degli ultimi cinquant'anni, (facendoci rimpiangere anche un
po' quel tipo di tv che fino a qualche anno fa la vedeva protagonista,
una tv del sabato sera forse un po' ingenua, fatta in casa, ma mai veramente
tirata via). Del resto il musical, come l'opera lirica, è un genere
fortemente codificato che procura piacere nel vedere come nuovi interpreti
si cimentano e la spuntano con passi noti. In questo caso con i passaggi
indimenticabili di una Barbra Streisand anni '60 in formidabili duetti
con Louis Armstrong.
Simona Maggiorelli
Il Messaggero, Giovedì 6 Febbraio 2003
In scena al Brancaccio
Con "Hello Dolly" una Goggi scatenata e tutta "americana"
Roma - Ha radici illustri, Hello, Dolly: storia e personaggi prendono
le mosse da una commedia di Thornton Wilder, The matchmaker, si sviluppano
in un celebre musical di Jerry Herman, trovano massima popolarità nel
film diretto da Gene Kelly, con Barbra Streisand, Walter Matthau e Louis
Armstrong. Così, seduto in poltrona davanti all'allestimento di Saverio
Marconi (Michele Renzullo è il traduttore italiano del libretto di Michael
Stewart), l'appassionato di musical già sa, già conosce, già gusta.
Ma il ritorno del classico americano nell'ampiamente sperimentata versione
di Saverio Marconi, in scena al Brancaccio fino al 23 febbraio, c'è
una scenografia funzionale (di Aldo De Lorenzo) che adotta i cambi a
vista, i pannelli e i fondali dipinti per montare e smontare infiniti
ambienti nella costante impressione del lusso. Ci sono ritmi veloci,
ballerini in regola, costumi rutilanti (di Zaira de Vincentiis). C'è,
infine, una coppia di divi capace di brillare nei ruoli principali:
Loretta Goggi come Dolly, esperta vedova che esercita con garbo il mestiere
di "ruffiana", e Paolo Ferrari quale Orazio Vandergelder, ricco e avaro
commerciante di mangimi e granaglie. Attorno, una cornice di comprimari
mai sbrecciata o casuale: Annalisa Cucchiara, Pierluigi Gallo, Gianfranco
Vergoni, Paola Ciccarelli. Gradevole l'atmosfera di colori e musiche
- Giovanni Maria Lori guida un ensemble in carne ed ossa rimpinguato
da orchestrazioni aggiunte - che via via mette assieme, strizzando l'occhio
all'artificio puro, il puzzle della New York fine Ottocento piena di
sogni e bollicine, una città di tentazioni, trasgressioni e allegre
povertà. Dolly ha perso il marito, ma vuol continuare a "vivere". Invaghita
di Orazio, che la ingaggia per frenare gli ardori della nipote Ermengarda,
invischia il riccone, oltretutto deciso a prender moglie, in una foresta
di qui pro quo. Brava la Goggi. La "sua" vedova, che pure mutua civetterie
e ammiccamenti dall'operetta europea, si tinge di americanissima verve,
gesticola, folleggia, esaspera toni e tinte fino al ritratto ironico
e autoironico del tipo. Senza contare l'ottima voce della storica interprete
di Maledetta primavera. Che dire di Paolo Ferrari? Libretto, partitura
e regia gli chiedono di essere uno di quegli animali a tutto tondo che
padroneggiano, insieme, recitazione, canto e ballo, magari ingoiando
al volo un sacchetto di noccioline sgusciate e ricoperte di cioccolato
fondente (sono i dolci che il maturo spasimante offre a Irene Molloy).
Ebbene, il veterano non si tira indietro di fronte all'impresa ed esegue
alla perfezione. Giuste, nella loro confusione apparente, omogenea con
il fermento della città tentacolare, fra parate celebrative, locali
alla moda e febbre degli affari, le coreografie di Fabrizio Angelini.
Di Silvio Testi la versione italiana delle famose canzoni. La rappresentazione
corre, in fluida successione di numeri, fino all'immancabile happy end.
Rita Sala
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