La Repubblica, Lunedì 22 Maggio 2000
All'orologio "Pietre" in scena carosello irlandese

Abbiamo ascoltato bellissimi suoni celtici, abbiamo visto in azione due encomiabili attori capaci d'interpretare (bene) una massa di quindici personaggi, abbiamo sentito un'affascinante storia di grottesca incomunicabilità tra irlandesi di genuina natura e americani d'una irriguardosa troupe di cinema, e abbiamo apprezzato virtuosismi tragicomici, impagabili saghe di provincia e frenetiche combinazioni di glamour e backstage, in "Con le pietre in tasca" di Marie Jones. I protagonisti sono gli instancabili Gerolamo Alchieri (anche traduttore) e Roberto Stocchi, diretti al Teatro dell'Orologio da una Francesca Draghetti che allo spettacolo ha riservato i giusti additivi di ritmo, musicalità, delirio e smarrimento, con simbologie telematiche legate all'occhieggiare di tre video tra balle di paglia, riproducenti scenari di terra, acqua e fuoco. Le relazioni tra la comunità dei repressi/poetici irlandesi e il baraccone divistico/paragmatico del film hollywoodiano sono un muro contro muro di sensibilità incompatibili, con ritratti di registi e primedonne, e con fisionomie incantevoli di persone del posto, di cui viene evocato un ragazzo difficile, tenuto lontano dalle riprese e suicidatosi in acqua con dei sassi in tasca.
Rodolfo Di Giammarco

Corriere Della Sera, 20 Maggio 2000
Tragicomica avventura di un paesino trasformato in "set"
Cosa accade in un paesino di contadini irlandesi quando al pub dove tutti si conoscono può capitare di incontrare una celebre, sexy attrice internazionale piovuta in quel posto direttamente da Hollywood? Qualche vita può uscirne scossa, anche perché con lei, a sconvolgere i quotidiani ritmi naturali, è arrivata dall'America tutta la troupe di artisti e tecnici che serve a realizzare un grande film storico, polpettone populista sentimentale sui rapporti tra proprietari terrieri e poveri lavoratori della terra, con al centro la storia d'amore della figlia di uno di questi possidenti con un contadino del padre. "Alcuni accettano che la vita non sia meravigliosa, lui no", è allora una battuta che prende una luce particolare e si fa perno di un testo che arriva appunto dall'Irlanda e mette a confronto la realtà di un paesino di gente tranquilla, di contadini solidali e umanamente concreti, con il mondo illusorio e di finti sentimenti del grande cinema made in Usa. Ciak, si gira: siamo sul set dove quasi tutti i paesani sono ingaggiati come comparse, affascinati da un alto guadagno e illusi da un mondo in cui tutto appare facile, senza fatica, meraviglioso. Così i protagonisti (e il punto di vista) sono appunto le comparse, più che le star, il regista o la segretaria di produzione, e due in particolare che hanno un diverso modo di affrontare la vita, così, davanti al dramma che sconvolge il paese (ma non la lavorazione del film) uno ne cerca un senso e arriva a moti di ribellione, mentre l'altro, già più provato dalla vita, gioca a ingannarsi con sogni che sa impossibili. Su una scena quasi spoglia, tra balle di paglia e tre video che rimandano simbolicamente a terra, aria e fuoco. Gerolamo Alchieri e Roberto Stocchi s'impegnano in una performance abbastanza straordinaria dando vita a una ventina di personaggi, a un ritmo che non perde mai un colpo e con continui impercettibili passaggi, realizzati con gran cura dalla regia della Draghetti che mostra vero mestiere, anche nel tenersi in bilico tra il comico e il momento più umano e esistenziale. Infatti tutto funziona grazie a un'altalena di situaizoni ma anche di sentimenti, tra scene fasulle di gioia e reali, dolorose tristezze, umiliazioni e esaltazioni, problemi quotidiani, resi da un testo che punta sull'immediatezza e il coinvolgimento di un racconto montato come un videoclip.
Paolo Petroni