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Nell'Estate 2002 un primo studio verrà presentato in forma di mise en
espace in alcuni festival (Camera Teatro Studio di Catania, Primavera
dei Teatri di Castrovillari, Luglio Pistoiese di Pistoia)
Lo spettacolo è una riflessione sugli eventi drammatici accaduti in
occasione del vertice del G8 a Genova nel Luglio 2001, con video e documentazione
filmata. Fausto Paravidino ha vinto il Premio Ubu 2001 quale miglior
nuovo autore teatrale. Nato a Genova nel 1976, ha lavorato nella compagnia
di Jurij Ferrini; ha frequentato la scuola di recitazione del Teatro
Stabile di Genova, lavorando poi con Lello Arena e Franco Branciaroli,
e per il cinema con Massimo Costa e Pupi Avati. Con un 'suo' gruppo
ha messo in scena il testo "Gabriele", scritto con Giampiero Rappa e
vincitore della "3a Rassegna della Drammaturgia Emergente" e più volte
replicato nel 2000. Nell'ottobre del '99 é andato in scena il suo primo
testo, del 1996: "Trinciapollo". Ha scritto anche "2 Fratelli" (1998)
con il quale ha vinto il premio "Tondelli" di Riccione teatro. Ha collaborato
come sceneggiatore alla soap opera "Caro Domani". Ha scritto insieme
a Sabina Guzzanti la sceneggiatura cinematografica del suo ultimo film.
Note sul testo (che sarà)
Lo scorso autunno il Royal Court Theatre di Londra ha commissionato
a Fausto Paravidino un testo sul G8 che non superasse i 15-20 minuti
e così è nato "Genova 01". A partire da questo testo, considerati gli
ovvi limiti di rappresentabilità e tenendo presente che ormai è passato
quasi un anno da quegli avvenimenti, è mia intenzione e di Fausto, apportare
considerevoli modifiche al testo, senza però andare ad intaccare quelli
che sono lo stile e lo spirito con il quale vengono affrontati i fatti.
Questi nove mesi e mezzo ci hanno permesso di scoprire e approfondire
tutto ciò che nei giorni che seguirono il G8 ci appariva confuso, ma
in più il tempo, come sempre accade, ci ha regalato una maggiore lucidità,
che forse ci fa osservare il tutto da molti punti di vista. Per entrare
concretamente nella questione, suppongo che prologo e primo atto manterranno
più o meno la stessa forma; le modifiche, se ve ne saranno, andranno
ad accentuare quel clima di festa e di sogno che ha caratterizzato la
giornata di giovedì. Il lavoro sul secondo atto invece sarà più complesso
e forse più radicale: sarà necessario sovrapporre uno o più livelli
narrativi, che si andranno ad intrecciare con quello già esistente.
Uno di essi sarà sicuramente teso a descrivere in modo quasi documentaristico,
in tutti i suoi particolari, la giornata di venerdì. A chiudere l'atto:
le tante domande sulla morte di Carlo Giuliani, con il tentativo di
insinuare qualche dubbio, sulla base delle prove fotografiche raccolte.
Il terzo, quasi certamente scritto nella forma del monologo, sarà una
lunga appassionata descrizione di quel fiume, abbandonando così i dettagli
e gli orari, per avvicinarci sempre di più alla forma della testimonianza
diretta, che troveremo in parte nel quarto e totalmente nell'ultimo
atto, dove saranno a parlare soltanto coloro che furono i testimoni
della "vergogna". Anche ammettendo che un testo teatrale possa essere
raccontato prima di essere scritto, comunque tale racconto sarebbe pur
sempre poco significativo e quasi inutile rispetto all'opera; perciò
queste (fortunatamente) poche righe non sono da considerarsi una dichiarazione
di intenti ma soltanto la descrizione sommaria del punto raggiunto nella
riscrittura del testo. Sarà mia cura e spero quanto prima, farvi pervenire
il testo nella forma più possibile definitiva, ammesso che l'argomento
che trattiamo, la Magistratura e il nostro Governo ci concedano di giungere
a qualcosa di "definitivo".
Filippo Dini
Lo spettacolo sul G8
"Genova 01" racconta ciò che avvenne a Genova al di fuori della
cosiddetta zona rossa durante i giorni del G8. Credo che il teatro non
possa mai fungere da mezzo per una semplice narrazione dei fatti (anche
se realmente accaduti), ma necessariamente debba rappresentare per l'artista
l'unico modo per esprimerli, la loro sublimazione. Rappresentare questo
testo, per me è raccontare la lotta antica dell'uomo contro la dittatura,
contro qualsiasi forma di dittatura, da quella perpetrata negli scontri
di Genova a quella quotidiana, nascosta e apparentemente meno pericolosa
dell'uomo contro se stesso. Credo che il G8 si possa riassumere in cinque
grandi argomenti, che in "Genova 01" trovano una loro 'sublimazione
drammaturgica' nei cinque atti che lo compongono. Quasi ricalcando la
struttura dei cinque atti shakespeariani, il primo racconta di come
ambo gli eserciti si stanziarono nei rispettivi accampamenti e di come
l'uno cantò e ballò in nome di un altro mondo diverso e possibile, portando
negli occhi quella luce, quel sole che difficilmente avrebbe visto un
tramonto; l'altro osservò con fredda circospezione. Quelle medesime
motivazioni, quella stessa smania per la verità, che già da molto tempo
ormai hanno reso possibili le imprese più straordinarie in tante parti
del mondo, ebbene quei 'sogni' scintillavano ancora negli occhi di quei
valorosi all'alba del secondo giorno e per noi secondo atto, ma ben
presto ebbero a dover resistere, ebbero a dover chiedere coraggio a
se stessi e ai loro cavalieri, che cadevano sotto i colpi della repressione.
Questa giornata è la più difficile da raccontare poiché è la più densa
di avvenimenti, di orari, di immagini e di smarrimento, di stupore,
di paura. Questo è l'atto più propriamente raccontato, più narrato,
anche registicamente proprio perché ci sono tanti punti di vista e ognuno
di loro necessita una collocazione all'interno di quel caos, che troverà
quiete soltanto nel fragore di quei due spari, nel silenzio di quella
morte. Il giorno e atto successivo si aprono con il rancore e la paura
nel cuore di quelle trecentomila persone che non sono più separate in
tanti gruppi come ieri, oggi sono un fiume, un enorme fiume che viene
bloccato e fatto straripare. Una giornata che si avvia verso la sera
con troppa lentezza, e ancora con pestaggi e violenze. Il quarto atto
rappresenta ciò che non poteva essere né atteso né previsto, come la
foresta in Macbeth si anima e pare prendere vita, così con lo stesso
stupore e terrore credo siano stati accolti i massacratori della Diaz.
Di questa notte si sa poco, abbiamo solo un video che ci fa vedere l'arrivo,
ma cosa sia effettivamente successo lo sanno solo coloro che erano presenti.
Certo abbiamo anche, a testimonianza della tragedia, il sangue, le fratture,
le urla di quella notte. Qui la storia sembra sprofondare nella tenebra
del mistero, si vede sempre meno, e anche la mente sembra non comprendere
più quali siano le logiche che governano l'universo, fino a perdere
completamente coscienza nel quinto e ultimo atto (i fatti di Bolzaneto)
che completa questo viaggio forse catartico (?) all'interno di ciò che
più c'è di oscuro e terrificante nell'animo umano, ovvero il suo istinto
al predominio, alla violenza, all'odio.
Filippo Dini
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