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Catturato
dalle maglie rapaci del suo ego, il signor Clay, "un commerciante di
tè straordinariamente ricco", fa coincidere la sua esistenza col guadagno.
Non c'è per lui nessun altro al mondo, oltre la sfera dei suoi affari
e del suo spietato potere di grosso commerciante. Quello che si lascia
dietro non è una "storia" di vita, ma cifre. I numeri delle sue transazioni
commerciali. Ormai vecchio e costretto dalla gotta all'immobilità, non
trova altro modo, per passare le sue notti insonni, che pregare un suo
commesso perché gli legga e gli rilegga tutti i suoi "libri contabili".
Di registro in registro, la monotona lettura del commesso narra al signor
Clay la storia dei suoi trionfi commerciali. Storie di numeri, di cifre
che il commerciante si è lasciato dietro come la sua sola tangibile
forma di esistenza. Ma un giorno i registri finiscono. E non c'è più
nulla da leggere. E' la svolta decisiva. Il signor Clay sa che qualcos'altro
da leggere c'è. Sa che "la gente può riferire cose accadute fuori dai
libri contabili" e sa che tali racconti si chiamano "storie". Egli,
in gioventù, ha addirittura sentito raccontarne una da un marinaio che
"riferiva cose che erano accadute a lui stesso". Una storia autobiografica,
dunque, non fatta di cifre, ma di fatti. E visto che Clay se la ricorda,
invertiti i ruoli, il commerciante decide di narrarla, a sua volta,
al commesso. Raccontava, appunto, il marinaio come gli fosse capitato
di essere fermato da un ricco signore durante una breve sosta nel porto
di una grande città dell'oriente. Il signore, lo aveva condotto nella
sua casa sontuosa, lo aveva rifocillato e gli aveva chiesto di passare
la notte con la sua giovane, bellissima moglie poiché lui, ormai impotente,
non potendo avere figli ne voleva uno a cui lasciare in eredità la sua
immensa fortuna. Il marinaio aveva fatto quel che doveva fare, aveva
intascato le cinque ghinee e all'alba era tornato sulla sua nave che
ripartiva per altri lidi. Il commesso, però, dichiara sorprendentemente
di conoscere già la storia e che quella storia non è mai accaduta e
non accadrà mai. Tutti i marinai la raccontano, tutti i marinai sanno
che è falsa, tutti i marinai fingono di crederci. A questo punto il
signor Clay decide di farla accadere davvero, tra uomini veri. Ma potrà
davvero farla accadere? Può accadere una storia partendo dalla fine?
Può esistere una storia prima di una vita? Può esistere una vita senza
storia? Possono esistere due storie uguali? Karen Blixen ci porta attraverso
la sua strategia della narrazione per voci successive all'interno di
un universo umano, fatto di dolori, passioni, solitudini e speranze
ponendo le domande: "Che cos'è un uomo?" E rispondendo: "Un uomo è il
racconto della sua storia".
Gabriele Lavia
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