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LA LOCANDIERA
Prendendo spunto dalla commedia di Goldoni "II Teatro Comico", è stata
rielaborata la trama usandola come "canovaccio" per raccontare la storia
di una compagnia di repertorio degli anni '40 che, giunta in una piazza
dove "mangiano fino", si vede costretta ad abbandonare testi popolari
come "Malacarne" "I figli di nessuno", per un testo classico: "La locandiera".
Dunque il gioco scenico è un continuo rincorrersi di piani storici,
presente-passato prossimo-passato remoto: un occhio al "Teatro All'antica
Italiana" di Tofano ed uno alla genesi della commedia scritta da Goldoni
non per Teodora Medebach, prima attrice moglie del capocomico nonché
sua amante, bensì per Maddalena Raffi Marliani, cosa che oltre allo
scarso successo di pubblico ne determinò al suo debutto la breve vita
sulle scene. Il lavoro è costruito tenendo ben presenti i ritmi e i
modi della commedia dell'arte, e la stona dell'abile Mirandolina e dei
suoi corteggiatori, caratteri che raccontano una società in pieno cambiamento
verso un protocapitalismo s'intreccia a quella dei personaggi-attori,
ultimi epigoni di un sistema già esaurito. Di questo sistema una delle
caratteristiche fondamentali è l'importanza dei ruoli: discendenti diretti
delle maschere, i ruoli evidenziano la tendenza di questi attori a crearsi
un bagaglio pronto da utilizzare per tutti i personaggi che il dato
ruolo può coprire al di là della messa in scena e della compagnia: il
repertorio è vasto e il tempo delle prove sempre troppo poco. L'ambiente
di questo tipo di compagnia è un microcosmo che si consegna a noi pressoché
immutato nei secoli a dispetto di qualsiasi teoria e metodo, quasi una
poetica del branco. La passione per l'abitudine, nell'attore come nell'essere
umano in genere, si rivela essere insospettabilmente più forte di qualsiasi
innovazione, di qualsiasi catastrofe. La guerra difatti rimane fuori
dalle mura del teatro, e anche quando prepotentemente vi penetra è solo
un fastidioso intervallo fuori programma, che da un ritmo serrato all'azione
senza però riuscire a distogliere completamente l'attenzione dalla finzione.
Spettacolo di puro gioco teatrale, nato dal gusto per l'improvvisazione
e la commedia dell'arte dei componenti del gruppo, questa Locandiera
è al suo settimo anno di ripresa. Andato in scena per la prima volta
nel '93 senza un copione scritto deve la sua vitalità al perfetto equilibrio
raggiunto tra il rigore della struttura e la grande libertà che gli
attori si sono conquistati giocando tra maschera carattere e personaggio.
Questo ha permesso di gettare un ponte tra il pubblico di Castelfranco
Veneto e quello di Addis Abeba, per esempio, raccontando in modo romantico
e buffone, nel senso più alto del termine, un frammento di storia del
teatro italiano. La compagnia "di Beato e Angelica", con questo spettacolo,
è stata la prima compagnia teatrale occidentale invitata a partecipare
ad una manifestazione culturale in Iran dai tempi della Rivoluzione.
IL SERVITORE DI DUE PADRONI
"...In mezzo ai miei lavori e alle mie occupazioni ecco che
una lettera da Venezia viene a distrarmi e a mettermi sottosopra sangue
e spiriti, era una lettera di Antonio Socchi... mi domandava una commedia
e mi mandava addirittura un argomento sul quale avrei potuto lavorare
liberamente a mio genio. Che tentazione per me! Socchi era un ottimo
attore, la commedia era sempre stata la mia passione; mi sentii rinascere
dentro il gusto di una volta, quel fuoco, quello stesso entusiasmo.
L'argomento propostomi era "Il servitore di due padroni... "
Dalle memorie di Carlo Goldoni
La maschera, è il mezzo che permette all'attore di essere e di non
essere, crea il corto circuito necessario per spegnere i propri limiti
e accendere l'istinto. E' stato scelto uno stile fondamentalmente tradizionale
forse solo per simpatia con la tradizione classica, ma l'evoluzione
e la costruzione dei personaggi ad un certo punto del lavoro sono scaturite
spontaneamente dal lavoro della compagnia (attori, regista, scenografo,
mascheraio, costumista, musicisti). La semplicità in teatro, è frutto
di un analisi impeccabile tradotta in uno stile chiaro e preciso, così
si crea una realtà parallela dove il pubblico si sente invitato a partecipare,
si lascia trascinare, e addirittura nei momenti più intimi riesce a
comprendere la "poesia". Far respirare il pubblico con i personaggi,
farlo entrare nell'intreccio della trama, accompagnarlo fino alla fine
della commedia è forse uno dei compiti di noi comici, è il motivo della
nostra ricerca e del nostro mestiere. C'è un forte grido dentro ognuno
di noi, è il ricordo di qualcosa di indefinito ma di potentissimo che
fa eco nella nostra memoria più antica, nei riti tribali viene espresso
attraverso rituali in cui ci si traveste e si usa la maschera... un
cammino verso una tradizione che sentiamo di avere ancora, ma che non
ricordiamo più... penso spesso alle etnie e a tutti i popoli che si
sono estinti per motivi più o meno naturali ma che... non si sa bene
dove, esistono ancora.
Flavio Albanese
"Dove sono i tuoi lazzi, ora? le tue capriole, le tue canzoni, i
tuoi lampi di allegria che facevano scoppiare di risate la tavola? non
c'è nessuno ora che prenda in giro il tuo ghigno?... Va' alla toletta
di madama e dille che si spalmi pure addosso un pollice di pittura,
qui deve arrivare. Falle fare una risata ..."
Hamlet
IL BUGIARDO
Qual è la differenza che passa tra menzogna e "spiritosa invenzione"
è il territorio in cui la commedia si dipana: questione di punti di
vista, o meglio di posizioni di Gioco, o forse di moralità oppure di
Estetica della vita per quanto ci riguarda. Ancora una volta l'argomento
è una scommessa implicitamente fatta con il pubblico, questa volta assoluta:
sono capace di rendere vera qualunque storia partorita dalla fantasia,
e questo solo per il piacere della creazione, il salto mortale per il
brivido: non è questo uno degli specifici dell'attore? Lelio è un artista
generoso, che non esita a regalare alla modesta e grigia quotidianità
lampi di colore coinvolgendo nella sua ri-creazione tutto e tutti. Conduce
un gioco sfrontato offrendosi tutto intero alla sua realtà virtuale,
senza limiti di sorta, spiazzando dunque tutti coloro che nella cosiddetta
realtà sono ben piantati, facendo vacillare tutti i sistemi di difesa.
E tutto per cosa? Per un applauso, per un sospiro, per un bacio. Ogni
volta che lui "crea" ci sembra di sentire la voce di Dean Martin o del
caro Fred canticchiare complici, "lazy wether" aggirarsi tra i tavolini
di un bar a Portofìno o Capri e Sceicchi bianchi apparire inseguiti
da sospiri..... Così il dottore e Pantalone appaiono come Totò e Poppino
alla ricerca di una malafemmina inesistente e la commedia si trasforma
in dramma. Ultimo nella nostra ricerca sul gioco teatrale tra maschere,
caratteri e personaggi, questo testo ci pone di fronte ad una sfida,
fondere gli stili precedenti camminando sul filo rosso che porta il
teatro italiano dalla commedia dell'arte alla commedia all'italiana
passando per il varietà di Petrolini, Macario, Totò.
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