Compagnia delle Indie Occidentali
Compagnia di Beato e Angelica
presentano



TRIOLOGIA DELLA SEDUZIONE

LA LOCANDIERA
di Carlo Goldoni
messa in scena dalla Compagni di Beato e Angelica


regia di
Marinella Anaclerio

IL SERVITORE DI DUE PADRONI
di Carlo Goldoni

regia di
Flavio Albanese

IL BUGIARDO
di Carlo Goldoni

regia
Marinella Anaclerio e Flavio Albanese

scene Francesco Ghisu
costumi Fiamma Benvignati
percussioni Nello Scarpellini


LA LOCANDIERA
Prendendo spunto dalla commedia di Goldoni "II Teatro Comico", è stata rielaborata la trama usandola come "canovaccio" per raccontare la storia di una compagnia di repertorio degli anni '40 che, giunta in una piazza dove "mangiano fino", si vede costretta ad abbandonare testi popolari come "Malacarne" "I figli di nessuno", per un testo classico: "La locandiera". Dunque il gioco scenico è un continuo rincorrersi di piani storici, presente-passato prossimo-passato remoto: un occhio al "Teatro All'antica Italiana" di Tofano ed uno alla genesi della commedia scritta da Goldoni non per Teodora Medebach, prima attrice moglie del capocomico nonché sua amante, bensì per Maddalena Raffi Marliani, cosa che oltre allo scarso successo di pubblico ne determinò al suo debutto la breve vita sulle scene. Il lavoro è costruito tenendo ben presenti i ritmi e i modi della commedia dell'arte, e la stona dell'abile Mirandolina e dei suoi corteggiatori, caratteri che raccontano una società in pieno cambiamento verso un protocapitalismo s'intreccia a quella dei personaggi-attori, ultimi epigoni di un sistema già esaurito. Di questo sistema una delle caratteristiche fondamentali è l'importanza dei ruoli: discendenti diretti delle maschere, i ruoli evidenziano la tendenza di questi attori a crearsi un bagaglio pronto da utilizzare per tutti i personaggi che il dato ruolo può coprire al di là della messa in scena e della compagnia: il repertorio è vasto e il tempo delle prove sempre troppo poco. L'ambiente di questo tipo di compagnia è un microcosmo che si consegna a noi pressoché immutato nei secoli a dispetto di qualsiasi teoria e metodo, quasi una poetica del branco. La passione per l'abitudine, nell'attore come nell'essere umano in genere, si rivela essere insospettabilmente più forte di qualsiasi innovazione, di qualsiasi catastrofe. La guerra difatti rimane fuori dalle mura del teatro, e anche quando prepotentemente vi penetra è solo un fastidioso intervallo fuori programma, che da un ritmo serrato all'azione senza però riuscire a distogliere completamente l'attenzione dalla finzione. Spettacolo di puro gioco teatrale, nato dal gusto per l'improvvisazione e la commedia dell'arte dei componenti del gruppo, questa Locandiera è al suo settimo anno di ripresa. Andato in scena per la prima volta nel '93 senza un copione scritto deve la sua vitalità al perfetto equilibrio raggiunto tra il rigore della struttura e la grande libertà che gli attori si sono conquistati giocando tra maschera carattere e personaggio. Questo ha permesso di gettare un ponte tra il pubblico di Castelfranco Veneto e quello di Addis Abeba, per esempio, raccontando in modo romantico e buffone, nel senso più alto del termine, un frammento di storia del teatro italiano. La compagnia "di Beato e Angelica", con questo spettacolo, è stata la prima compagnia teatrale occidentale invitata a partecipare ad una manifestazione culturale in Iran dai tempi della Rivoluzione.

IL SERVITORE DI DUE PADRONI
"...In mezzo ai miei lavori e alle mie occupazioni ecco che una lettera da Venezia viene a distrarmi e a mettermi sottosopra sangue e spiriti, era una lettera di Antonio Socchi... mi domandava una commedia e mi mandava addirittura un argomento sul quale avrei potuto lavorare liberamente a mio genio. Che tentazione per me! Socchi era un ottimo attore, la commedia era sempre stata la mia passione; mi sentii rinascere dentro il gusto di una volta, quel fuoco, quello stesso entusiasmo. L'argomento propostomi era "Il servitore di due padroni... "
Dalle memorie di Carlo Goldoni

La maschera, è il mezzo che permette all'attore di essere e di non essere, crea il corto circuito necessario per spegnere i propri limiti e accendere l'istinto. E' stato scelto uno stile fondamentalmente tradizionale forse solo per simpatia con la tradizione classica, ma l'evoluzione e la costruzione dei personaggi ad un certo punto del lavoro sono scaturite spontaneamente dal lavoro della compagnia (attori, regista, scenografo, mascheraio, costumista, musicisti). La semplicità in teatro, è frutto di un analisi impeccabile tradotta in uno stile chiaro e preciso, così si crea una realtà parallela dove il pubblico si sente invitato a partecipare, si lascia trascinare, e addirittura nei momenti più intimi riesce a comprendere la "poesia". Far respirare il pubblico con i personaggi, farlo entrare nell'intreccio della trama, accompagnarlo fino alla fine della commedia è forse uno dei compiti di noi comici, è il motivo della nostra ricerca e del nostro mestiere. C'è un forte grido dentro ognuno di noi, è il ricordo di qualcosa di indefinito ma di potentissimo che fa eco nella nostra memoria più antica, nei riti tribali viene espresso attraverso rituali in cui ci si traveste e si usa la maschera... un cammino verso una tradizione che sentiamo di avere ancora, ma che non ricordiamo più... penso spesso alle etnie e a tutti i popoli che si sono estinti per motivi più o meno naturali ma che... non si sa bene dove, esistono ancora.
Flavio Albanese

"Dove sono i tuoi lazzi, ora? le tue capriole, le tue canzoni, i tuoi lampi di allegria che facevano scoppiare di risate la tavola? non c'è nessuno ora che prenda in giro il tuo ghigno?... Va' alla toletta di madama e dille che si spalmi pure addosso un pollice di pittura, qui deve arrivare. Falle fare una risata ..."
Hamlet

IL BUGIARDO
Qual è la differenza che passa tra menzogna e "spiritosa invenzione" è il territorio in cui la commedia si dipana: questione di punti di vista, o meglio di posizioni di Gioco, o forse di moralità oppure di Estetica della vita per quanto ci riguarda. Ancora una volta l'argomento è una scommessa implicitamente fatta con il pubblico, questa volta assoluta: sono capace di rendere vera qualunque storia partorita dalla fantasia, e questo solo per il piacere della creazione, il salto mortale per il brivido: non è questo uno degli specifici dell'attore? Lelio è un artista generoso, che non esita a regalare alla modesta e grigia quotidianità lampi di colore coinvolgendo nella sua ri-creazione tutto e tutti. Conduce un gioco sfrontato offrendosi tutto intero alla sua realtà virtuale, senza limiti di sorta, spiazzando dunque tutti coloro che nella cosiddetta realtà sono ben piantati, facendo vacillare tutti i sistemi di difesa. E tutto per cosa? Per un applauso, per un sospiro, per un bacio. Ogni volta che lui "crea" ci sembra di sentire la voce di Dean Martin o del caro Fred canticchiare complici, "lazy wether" aggirarsi tra i tavolini di un bar a Portofìno o Capri e Sceicchi bianchi apparire inseguiti da sospiri..... Così il dottore e Pantalone appaiono come Totò e Poppino alla ricerca di una malafemmina inesistente e la commedia si trasforma in dramma. Ultimo nella nostra ricerca sul gioco teatrale tra maschere, caratteri e personaggi, questo testo ci pone di fronte ad una sfida, fondere gli stili precedenti camminando sul filo rosso che porta il teatro italiano dalla commedia dell'arte alla commedia all'italiana passando per il varietà di Petrolini, Macario, Totò.