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Da una parte c'è un direttore
d'orchestra autoritario che adopera la sua bacchetta come uno strumento
di potere. Dall'altra i musicisti (vale a dire il disordine, la fantasia,
la ribellione...) che malgrado le interruzioni, le riflessioni dell'uno,
gli incidenti e gli accidenti dell'altro, i costumi improbabili, i vuoti
di memoria, i problemi con la coulisse dei tromboni e il nodo del farfallino
che non vuote stare al suo posto, si impossessano della bacchetta e
ribaltano i ruoli in un trionfo del non senso e della libertà. Utilizzando
il classico testo di Karl Valentin come canovaccio e sfruttandone la
struttura di teatro nel teatro, i dialoghi e i monologhi dell'autore
si intersecano con la musica della scalcagnata orchestrina del Tingeltangel.
Una musica che spazia da Kurt Weill alle canzonette d'oggigiorno, da
armonie dure e dissonanti a melodie leggere e struggenti, diventando
essa stessa protagonista e anello di congiunzione drammaturgico con
la comicità anarchica di Valentin, viva, intelligente, surreale, graffiante,
disarmante, a volte cattiva, demenziale, ma sempre attualissima.
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