Kinè s.r.l.
presenta

MAGICO ESPERIMENTO IN
UNA NOTTE DI LUNA NUOVA

di Riccardo Reim


con

PINO CALABRESE

regia
Riccardo Reim


II protagonista di Magico esperimento…: un povero diavolo - forse un soffiatore spiantato che tenta di mettere a frutto i rudimenti di un'arte (quella dell'alchimia) che in realtà non ha mai compreso - il quale ha chiesto a 'o prencepe (Raimondo de' Sangro Principe di San Severo) di potergli mostrare in "loco acconcio" i mirabolanti risultati delle Sue ricerche. E ora eccolo li, in una specie di ambiente di sgombero in qualche angolo remoto del palazzo San Severo, in compagnia dei complici e di alcuni servi che Sua Grazia (ironicamente?) ha posto ai suoi ordini. La situazione non è delle più serene, poiché il ragazzo che doveva fungere da humunculus - un "castrato" del conservatorio di Sant'Onofrio a Capuana - è sparito senza lasciare traccia, e il sostituto trovato all'ultimo momento non sembra proprio all'altezza.... Per di più, le "polveri" non funzionano e le altre materie prime sono avariate o scadenti, perché uno dei complici ha cercato di sgraffignare un po' di denaro o si è fatto abbindolare. E il principe? Il principe ritarda, si scusa, manda la cena, si annuncia per la mezzanotte, posticipa, forse non verrà affatto, anche se la sua presenza sembra incombere costantemente (è diavolo, e il povero ciarlatano lo crede davvero) su parole e gesti... Tutto rischia di andare in malora: invano il sedicente "mastro alchimista" tenta di rigirare è rabberciare la faccenda che sempre più precipita e sfugge di mano, degenerando alla fine in una violentissima lite che costerà, in una sorte di parossismo, quasi la vita allo sprovveduto ragazzo. Le capziosità verbali, la finta lingua "scientifica" con i suoi comici bisticci, gli arzigogoli barocchi, gli svarioni, il dialetto e il latino maccheronico, ogni cosa si mescola nell'incredibile eloquio del ciarlatano, al quale i servi di palazzo e i "compari" fanno da coro: la Napoli "mobilissima" e cosmopolita, dell'Illuminismo rivive in questo microcosmo in uno sguardo tutto "dal basso", dove stupori e incredulità si mescolano allo scetticismo e allo sberleffo. Tutto lo spettacolo, chiaramente, vive di questi contrasti: la magnificenza principesca e la grande sapienzalità alchemica costrette in una specie di vano di rimessa, tra vecchi arnesi mezzi rotti e simboli arrangiati che già sembrano ridursi a ciarpame e perdere qualsiasi utilità e significato; un microcosmo che diviene la spia di un mondo ormai avviato alla fine: nel rombo (ancora non troppo vicino, ma già udibile) della Grande Rivoluzione di cui giungono le prime avvisaglie dalla Francia si annunciano le più concrete ideologie del nuovo secolo.