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II protagonista di Magico
esperimento…: un povero diavolo - forse un soffiatore spiantato che
tenta di mettere a frutto i rudimenti di un'arte (quella dell'alchimia)
che in realtà non ha mai compreso - il quale ha chiesto a 'o prencepe
(Raimondo de' Sangro Principe di San Severo) di potergli mostrare in
"loco acconcio" i mirabolanti risultati delle Sue ricerche. E ora eccolo
li, in una specie di ambiente di sgombero in qualche angolo remoto del
palazzo San Severo, in compagnia dei complici e di alcuni servi che
Sua Grazia (ironicamente?) ha posto ai suoi ordini. La situazione non
è delle più serene, poiché il ragazzo che doveva fungere da humunculus
- un "castrato" del conservatorio di Sant'Onofrio a Capuana - è sparito
senza lasciare traccia, e il sostituto trovato all'ultimo momento non
sembra proprio all'altezza.... Per di più, le "polveri" non funzionano
e le altre materie prime sono avariate o scadenti, perché uno dei complici
ha cercato di sgraffignare un po' di denaro o si è fatto abbindolare.
E il principe? Il principe ritarda, si scusa, manda la cena, si annuncia
per la mezzanotte, posticipa, forse non verrà affatto, anche se la sua
presenza sembra incombere costantemente (è diavolo, e il povero ciarlatano
lo crede davvero) su parole e gesti... Tutto rischia di andare in malora:
invano il sedicente "mastro alchimista" tenta di rigirare è rabberciare
la faccenda che sempre più precipita e sfugge di mano, degenerando alla
fine in una violentissima lite che costerà, in una sorte di parossismo,
quasi la vita allo sprovveduto ragazzo. Le capziosità verbali, la finta
lingua "scientifica" con i suoi comici bisticci, gli arzigogoli barocchi,
gli svarioni, il dialetto e il latino maccheronico, ogni cosa si mescola
nell'incredibile eloquio del ciarlatano, al quale i servi di palazzo
e i "compari" fanno da coro: la Napoli "mobilissima" e cosmopolita,
dell'Illuminismo rivive in questo microcosmo in uno sguardo tutto "dal
basso", dove stupori e incredulità si mescolano allo scetticismo e allo
sberleffo. Tutto lo spettacolo, chiaramente, vive di questi contrasti:
la magnificenza principesca e la grande sapienzalità alchemica costrette
in una specie di vano di rimessa, tra vecchi arnesi mezzi rotti e simboli
arrangiati che già sembrano ridursi a ciarpame e perdere qualsiasi utilità
e significato; un microcosmo che diviene la spia di un mondo ormai avviato
alla fine: nel rombo (ancora non troppo vicino, ma già udibile) della
Grande Rivoluzione di cui giungono le prime avvisaglie dalla Francia
si annunciano le più concrete ideologie del nuovo secolo.
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