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Di me e dell'Orlando
Ho cominciato a lavorare in compagnia, una delle tante cantine, alla
fine degli anni '70; avevo 16 anni. Il teatro lì era diverso da quello
che avevo già fatto a scuola: potevo esprimere pulsioni intime, malesseri,
dolore e questo era potente. Il lavoro è stato, è ancora oggi e sarà
sempre il mio primo "maestro" Alla fine degli anni '80 ho conseguito
il diploma di formazione professionale per attore frequentando la Scuola
Internazionale di Teatro. Quindi ho seguito un corso di perfezionamento
presso l'Accademia Silvio d'Amico (San Miniato) e poi ancora il corso
sull'Attore consapevole (Giovanni Lombardo Radice). La Scuola è così
il mio secondo "maestro". È lì che ho scoperto il corpo, il mio e quello
dell'attore in genere. La possibilità di esprimere, di raccontare con
il movimento senza danzare, ho capito che il movimento ha tanti colori,
che nella vita ogni parte del nostro corpo è attiva e ho cominciato
a cercare la stessa cosa sulla scena, sia quando interpretavo che quando
inventavo uno spettacolo. Ed è lì che ho scoperto anche la forza di
tanti corpi che si muovono con la stessa qualità, con partiture e forme
diverse ma descrivendo lo stesso scenario, raccontando la stessa storia.
E ho cominciato a lavorare per creare una compagnia che potesse realizzare
questo. Dopo la scuola ho cominciato ad insegnare recitazione. Insegnando,
giorno dopo giorno, sei costretto a decodificare i tuoi percorsi, a
suddividere in gradi il processo che va da "ora" al risultato che vuoi.
L'insegnamento è senz'altro il mio terzo "maestro". Mi è chiaro oggi
che "l'insegnamento mi ha insegnato" che puoi chiedere all'attore un
compito alla volta, puoi inventare esercizi che lo portino a fare quello
che vuoi, puoi "allevare" con lui il suo personaggio. Dal '90 in poi
è venuta l'epoca dei tanti maestri. Ho frequentato laboratori di Nikolaj
Karpov, Alan Woodhouse, Irina Promptova, Ugo Chiti, Natalia Svereva,
Hal Yamanouchi, Shona Morris, Natalia Orekova, Gabriele Vacis, Eugenio
Allegri, Francois Kanh, Ferruccio Merisi. I maestri sono il mio quarto
"maestro" Nessuno di loro fa il teatro che cerco ma da ognuno di loro
ho imparato qualcosa: il rigore, la disciplina, la scientificità del
nostro lavoro dai russi; la tradizione, l'estro, la familiarità dei
codici dagli italiani; la forza, l'essenzialità, la nettezza dagli inglesi;
la leggerezza, la respirazione alta dai francesi. Tutto questo negli
ultimi anni l'ho combinato, sezionato, sperimentato; molte cose sento
di averle oltrepassate, altre le sto ancora cercando. E ora è arrivato
l'Orlando furioso. Una grande metafora dell'esistenza, inafferrabile,
meravigliosa, drammatica, buffa, imprevedibile. Un unico palcoscenico
si trsforma in tanti scenari diversi raccontando la vita di eroi e donne
incantevoli, di guerrieri e combattimenti, di maghi, palazzi incantati
e cavalli volanti. Undici attori, tante storie e la ricerca del senso
dell'esistenza come unico filo rosso che le collega tutte. Uno spettacolo
che diviene tnti spettacoli, che passa dalla commedia alla tragedia,
dal surreale al dramma classico e mescola e difende gli infiniti punti
di vista degli uomini, nel rispetto del testo di Ariosto che, attraverso
il ritmo costante delle ottave, non finisce mai di sorprenderci, svoltando
bruscamente, sovrapponendo piani contrastanti e giocando con la vita
come fa chiunque la viva sul serio. Una folla di cercatori: Orlando,
Ruggiero, Bradamante, Angelica, Rodomonte, Olimpia... che cercano se
stessi e l'oggetto del loro amore per valli, fiumi, castelli, mari,
villaggi attraversati dalla guerra. Due eserciti nemici: cristiani e
saraceni, i bianchi e i neri di una grande partita a scacchi che si
gioca sulla scacchiera del mondo. Questo è il nostro Orlando furioso
L'ho amato e studiato tanto e poi ho diviso rigidamente il lavoro con
gli attori in tre fasi: in un primo laboratorio ho lavorato con gli
attori sullo spazio associando le diverse traiettorie possibili (parallele,
diagonali, angoli...) agli elementi (terra, acqua..) e segnalando la
corrispondenza di queste traiettorie al comportamento di uno scacco
(torre=parallele, alfiere=diagonali etc..). Questa prima fase di lavoro
(marzo 2001) ha fornito una griglia di spostamenti e ha fatto sì che
gli attori assumessero la qualità di base che volevo per ciascun personaggio.
Nel secondo laboratorio (luglio 2001) ho lavorato con gli attori sull'Orlando
furioso, mettendo da parte per il momento la griglia e gli scacchi,
e lavorando solo sulle intuizioni e i personaggi per far loro comprendere
la chiave dell'intero spettacolo: mescolare tanti spettacoli in un solo
spettacolo, come già aveva fatto Ariosto moltiplicando i punti di vista
attraverso le storie dei suoi personaggi. Nella terza fase (agosto-novembre
2001) ho lavorato per mettere insieme le due cose: da una parte una
partitura fisica rigida, obbligata, sia a livello spaziale che gestuale,
dall'altra le molteplici situazioni che volevo interpretare secondo
stili teatrali diversi. Il risultato di oggi è questo spettacolo. Il
teatro che voglio lo cerco giorno dopo giorno.
Roberta Nicolai
Sequenza delle scene
Proemio. Astolfo, che nello spettacolo si fa portavoce di Ariosto
stesso diventando regista dell'azione scenica, banditore e showman,
dà il via d'inizio.
La fuga di Angelica. Con l'esplodere della battaglia tra i bianchi
e i neri, Angelica fugge e coloro che l'amano la cercano: Rinaldo, Ferraù,
Sacripante.
Bradamante cerca Ruggiero. Bradamante s'impadronisce dell'anello
magico e arriva al castello del mago Atlante, dove lo vince liberando
il suo amato.
Ruggiero nell'isola di Alcina. Atlante ordina all'ippogrifo
di rapire nuovamente Ruggiero il quale, dopo un lungo viaggio, approda
all'isola della perfida maga Alcina. Qui incontra Astolfo trasformato
dalla maga in un contorto mirto parlante che mette in guardia Ruggiero
contro l'ingannevole bellezza della maga. Ma quando Ruggiero incontra
Alcina non ricorda una parola e se ne innamora. Grazie all'anello magico
che Bradamante fa pervenire a Ruggiero, egli può vedere la maga come
realmente è e liberarsi dall'incantesimo.
L'assedio di Parigi e l'incubo di Orlando. Mentre Parigi rischia
di cadere in mano ai suoi nemici, Orlando trascorre una notte inquieta
tormentato dai pensieri su Angelica. La immagina sola, in balìa degli
eventi, privata della sua protezione rispettosa e tutto questo lo tormenta
al punto di costringerlo a gettare i vestiti bianchi da cristiano, a
mettersi una divisa nera presa ad un nemico saraceno e a partire alla
ricerca dell'amata.
Viaggio di Orlando. Olimpia. Partito per ritrovare angelica,
Orlando incontra Olimpia inseguita dal crudele Cimosco, armato di un
ordigno di sua invenzione: l'archibugio. Orlando riesce comunque a batterlo
in duello permettendo ad Olimpia di riabbracciare il suo amante Bireno.
Ma Bireno, già innamorato di un'altra, abbandona Olimpia su uno scoglio
in mezzo al mare.
L'isola di Ebuda. Olimpia e Angelica vengono fatte prigioniere
per essere date in pasto all'orca, mostro marino che si ciba di carne
di fanciulle. Qui arrivano Ruggiero e Orlando a liberarle combattendo
contro l'orca, ma per una strana combinazione del tempo e del caso,
Orlando libera Olimpia e Ruggiero Angelica. Non appena Orlando ha ucciso
l'orca, un piccolo esercito irlandese arriva sulla spiaggia. È guidato
dal re Oberto, vecchio compagno d'armi di Orlando, che vede Olimpia,
se ne innamora all'istante e la porta via con sé.
Il campo saraceno. Doralice e Mandricardo. Intanto nell'esercito
saraceno arriva il feroce Mandricardo. Egli si ritiene unico legittimo
possessore della spada Durlindana e cerca furiosamente Orlando per recuperarla.
Mandricardo incontra un drappello spagnolo: è il seguito della figlia
del re di Granata, Doralice, che viene condotta in sposa al terribile
Rodomonte. Mandricardo e Doralice si innamorano e se ne vanno insieme.
Cloridano e Medoro. Storia d'amore tra Angelica e Medoro. L'esercito
saraceno, privato del suo campione Mandricardo, subisce una terribile
sconfitta. Cade sul campo un capitano: Dardanello. due dei suoi soldati,
Cloridano e Medoro, durante la notte, sfidano l'esercito nemico cercando
di recuperarne il corpo. Vengono sorpresi dai nemici e cadono sotto
i loro colpi. Cloridano muore, Medoro viene soccorso da Angelica che
con le sue arti magiche lo cura e curandolo se ne innamora. Medoro ricambia
il suo amore e si sposano.
Orlando e la storia di Isabella e Zerbino. Orlando, cercando
Angelica, incontra Isabella che è tenuta prigioniera e soffre d'amore
per Zerbino, figlio del re di Scozia, del quale da mesi non ha più alcuna
notizia. Nell'istante stesso arriva un gruppo di masnadieri che conducono
un condannato a morte per ordine del conte Anselmo d'Altariva. Orlando
uccide tutti e libera il condannato che altri non è che Zerbino! Isabella
può finalmente riabbracciarlo.
Mandricardo e Orlando. Mandricardo sfida a duello Orlando ma
viene battuto.
Follia di Orlando. Rimasto nel bosco dopo il duello, Orlando
scopre per caso le iscrizioni che Angelica e Medoro hanno intagliato
sugli alberi durante i loro incontri d'amore. Cerca di giustificare
in ogni modo quello che vede prima di accettare l'atroce realtà e abbandonarsi
alla devastazione della follia.
Morte di Zerbino. I due innamorati trovano abbandonata nel bosco
Durlindana; ma arriva anche Mandricardo che, potendo impossessarsi finalmente
della spada così a lungo cercata e desiderata, non indugia ad uccidere
Zerbino.
Rodomonte e la morte di Isabella. A dare una svolta fondamentale
alla guerra a vantaggio dei saraceni, ecco il superbo Rodomonte. Ma
anche Rodomonte, prima di gettarsi nel vivo della guerra, deve risolvere
i suoi problemi di cuore: Doralice, la sua promessa sposa, ora sembra
avere tutte le intenzioni di rimanere accanto al nuovo amante, Mandricardo
e a Rodomonte non resta che prendersela con tutto il genere femminile.
Reduce da uno scontro con gli altri eroi neri (la discordia dei saraceni),
Rodomonte incontra Isabella, inconsolabile dopo la morte di Zerbino,
e la desidera. Ma Isabella, con l'inganno, si fa uccidere.
L'incontro di Orlando e Angelica. Orlando si imbatte in Angelica,
ma la follia lo ha reso più simile ad animale che ad uomo e i due non
si riconoscono. Angelica fugge, insieme a Medoro, per l'ultima volta
e sparisce dal poema.
Astolfo sulla luna. San Giovanni comunica ad Astolfo che a lui
è destinato il compito di andare sulla luna a recuperare il senno di
Orlando. È lì infatti che si raduna tutto ciò che si perde sulla terra.
Sfida tra Ruggiero e Bradamante.
Finalmente Bradamante e Ruggiero si ritrovano, ma lei è talmente
indignata con lui per essersi perso senza più dare notizie che lo costringe
a battersi in duello e a riconquistarla con la forza.
Duello tra Rinaldo e Ruggiero. Per risolvere le sorti della guerra,
ormai troppo lunga e dolorosa, si decide di mettere in campo l'eroe
più valido dello schieramento: Rinaldo per i cristiani e Ruggiero per
i saraceni. Ma in veloce succedersi di avvenimenti, i saraceni tradiscono
l'accordo e Orlando, che intanto ha recuperato la ragione, sferra l'attacco
finale e i cristiani possono proclamare: vittoria!
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