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E' un'opera di grande fascino
"La figlia di Jorio", ricca di elementi della tradizione come testimoniano
gli scritti del De Nino, del Finamore e del Tommaseo. Ma soprattutto
un'opera moderna, una "tragedia della libertà", come la definì Giorgio
Prosperi. E' la storia di un'anima, quella di Aligi, che lotta tra autorità
e libertà, tra consuetudini e passione, tra amore filiale e proprio
riscatto, dove Mila di Codra, figura forviante, genera in ogni sua apparizione,
scompiglio. Sovverte sempre le regole perché non le appartengono e non
le conosce. Un'opera che offre la possibilità di trattare un tema attuale
su di uno schema classico da tragedia greca. Così infatti ho voluto
impostare il lavoro: ispirandomi proprio al coro greco per quanto riguarda
i gruppi presenti nell'opera (gruppo mietitori - gruppo turba - gruppo
parenti) facendo cantare il gruppo delle lamentatrici. Nella messa in
scena, ho voluto comunque, rispettare le intenzioni dell'autore, lasciando
la storia fuori del tempo e rispettando, nei costumi e nelle scene,
l'ambientazione indicata. Si tratta quindi di uno spettacolo che vuole
ricordare, per quanto riguarda gli elementi della tradizione, la prima
rappresentazione del 1904 cercando di avvicinare ad esso il pubblico
di oggi. Sappiamo, in ogni caso, che ogni tragedia porta in sé qualcosa
che è chiuso nel nostro profondo, basta riuscire a raccontarlo per essere
ancora presenti dentro la storia.
Maurizio Faraoni
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