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Arca
Azzurra Teatro
presenta
LA
CENA DELLE BEFFE
libero adattamento di Ugo Chiti
da "La cena delle beffe" di Sem Benelli
con
MARCO NATALUCCI, MASSIMO SALVIANTI,
LUCIA SOCCI, GIULIANA
COLZI,
ANDREA COSTAGLI,
DIMITRI FROSALI, ILARIA CRISTINI, MAURIZIO
LOMBARDI, FRANCESCO MANCINI, ALESSIO VENTURINI
regia
Ugo Chiti
scene Daniele Spisa
costumi Giuliana Colzi
luci Marco Messeri
suono Roberto Nigro
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La storia sanguinosa beffa
ordita da Giannetto Malespini ai danni dei fratelli Chiaramantesi, suoi
persecutori, è occasione per un confronto dell'Arca Azzurra con nuovi
temi e personaggi che, al di là della loro notorietà, si misurano in
un bellissimo gioco psicologico che ribalterà i ruoli della vittima
e dei carnefici. Si tratta ovviamente di una riscrittura quasi integrale
del dramma di Sem Benelli, con un occhio più attento all'Università
del tema della vendetta, che allo stile della pièce, e soprattutto al
tanto di popolare che in essa è racchiuso e che ne ha fatto uno dei
copioni italiani più famosi e soprattutto più interessanti nel mondo.
Senza dimenticare che il tema, anche se non lo stile suggerisce un parallelo
con quella "tragedia Elisabettiana" che è da sempre uno degli amori
di Ugo Chiti che iniziò il suo percorso di regista proprio con "Il malcontento"
di John Marston. Nella ricerca delle fonti letterarie e popolari del
loro linguaggio teatrale, l'incursione che Ugo Chiti e la Compagnia
Arca Azzurra fanno dalle parti di Sem Benelli e della sua Cena delle
Beffe, è un capitolo che presenta aspetti di singolarità anche rispetto
alle altre scelte d'ispirazione o almeno d'ambiente letterario fatte
dall'autore e dalla sua Compagnia, come "Clizia" di Machiavelli o altre
opere portate in scena in questi ultimi anni dove era abbastanza visibile
l'influenza di certi racconti toscani dell'inizio del Novecento, da
Cicognani a Tozzi. E anche "La cena della Beffe", che il suo autore
definisce "poema beffardo" fa parte di quest'ultimo periodo, essendo
andata in scena per la prima volta nel 1909, ma stilisticamente non
potrebbe esserne più lontana, cercando di riprodurre il linguaggio del
tempo che rappresenta, quello che ancora Sem Benelli, all'inizio del
dramma indica senza precisazione di data come quello di Lorenzo il Magnifico.
È comunque curioso come l'interesse per i "foschi drammi" medievali
e rinascimentali sia uno dei tratti predominanti di quella cultura popolare
toscana, sempre al centro dell'interesse dell'Arca Azzurra e del suo
autore e regista, soprattutto per quel che riguarda alcune delle forme
più interessanti di teatro popolare fortemente presenti nel territorio
toscano, pensiamo ai "Bruscelli" e ai "Maggi", veri e propri poemi in
ottava rima quasi sempre di ispirazione medioevale, ancora oggi rappresentati.
Quindi, anche se a prima vista la scelta può apparire non perfettamente
in linea con i precedenti percorsi, ci sono molti aspetti che ne fanno
un passaggio quasi obbligato nel percorso ormai quasi ventennale della
collaborazione tra Ugo Chiti e la Compagnia.
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