Francesco Bellomo
presenta



AMICI MIEI
adattamento dal film omonimo di F. Bellomo,
P. De Bernardi, C. Insegno, M. Monicelli, T.Pinelli

con
JERRY CALA'
FRANCO OPPINI
NINI' SALERNO

e con
Daniele Formica

regia di
Mario Monicelli

musiche Carlo Rustichelli e Umberto Smaila
scenografie Armando Mannini
costumi Teresa Acone


Perozzi, Melandri, Mascetti, Sassaroli: quattro amici dei giorni nostri con la mentalità di altri tempi. E' una storia - non storia, nel senso che essa non segue il filo conduttore classico di tutte le trame : inizia e finisce in un momento qualsiasi, anche se con la morte di uno del quartetto. Una morte che però non ferma nessun meccanismo : tutto continua come prima, animato dalla stessa filosofia che aveva guidato i fatti accaduti in precedenza. Dice Mascetti, descrivendo i suoi compagni: "Ecco qui gli amici miei … Cari amici … Mentre me li guardo a uno a uno mi domando come mai questa amicizia è durata tanto. Un' amicizia con regole precise anche se non ce le siamo mai dette : le donne, per esempio, mogli o amanti che siano, rigorosamente escluse … E poi il diritto al reciproco sfottimento e più che altro la voglia di non prendersi mai sul serio " . E' q uesto il sentimento che li unisce, tutti insieme - non più ragazzini ma cinquantenni- estrinsecando una energia tutta particolare che muove quasi tenendo conto di quella premonizione di morte. E gli scherzi, gli atteggiamenti goliardici assumono una forma densa di significati , che tende a "esorcizzare la vita", a "fermare" l' esistenza, insomma, proprio attraverso le sue espressioni più scanzonate e burlesche. "Zingari" cosi' amano chiamarsi questi amici. "Il bello della zingarata è proprio questo . La libertà, l' estro , il desiderio. Come l' amore. Nasce quando nasce, e quando non c' è più inutile insistere non c' è piu'" . E ancora " … Non è facile giocare continuamente. Il gioco ha un fondo di serietà che nemmeno si sospetta. E così, a volte , ci guardiamo, ci giudichiamo e finiamo per chiederci tutti che cosa ci stiamo a fare al mondo…". Sono parole venate di amarezza lontana, quasi premonitrici della morte che coglierà, alla fine lo stesso Perozzi. Un passaggio all' altra vita che avviene senza drammi e che si compie nello spirito di sempre : la presa in giro al prete che viene per dare l' estrema unzione. Il ciclo continua : tra un gioco e l' altro , come sfuggendo continuamente a qualche cosa.