Perozzi, Melandri,
Mascetti, Sassaroli: quattro amici dei giorni nostri con la mentalità
di altri tempi. E' una storia - non storia, nel senso che essa non
segue il filo conduttore classico di tutte le trame : inizia e finisce
in un momento qualsiasi, anche se con la morte di uno del quartetto.
Una morte che però non ferma nessun meccanismo : tutto continua come
prima, animato dalla stessa filosofia che aveva guidato i fatti accaduti
in precedenza. Dice Mascetti, descrivendo i suoi compagni: "Ecco qui
gli amici miei … Cari amici … Mentre me li guardo a uno a uno mi domando
come mai questa amicizia è durata tanto. Un' amicizia con regole precise
anche se non ce le siamo mai dette : le donne, per esempio, mogli
o amanti che siano, rigorosamente escluse … E poi il diritto al reciproco
sfottimento e più che altro la voglia di non prendersi mai sul serio
" . E' q uesto il sentimento che li unisce, tutti insieme - non più
ragazzini ma cinquantenni- estrinsecando una energia tutta particolare
che muove quasi tenendo conto di quella premonizione di morte. E gli
scherzi, gli atteggiamenti goliardici assumono una forma densa di
significati , che tende a "esorcizzare la vita", a "fermare" l' esistenza,
insomma, proprio attraverso le sue espressioni più scanzonate e burlesche.
"Zingari" cosi' amano chiamarsi questi amici. "Il bello della zingarata
è proprio questo . La libertà, l' estro , il desiderio. Come l' amore.
Nasce quando nasce, e quando non c' è più inutile insistere non c'
è piu'" . E ancora " … Non è facile giocare continuamente. Il gioco
ha un fondo di serietà che nemmeno si sospetta. E così, a volte ,
ci guardiamo, ci giudichiamo e finiamo per chiederci tutti che cosa
ci stiamo a fare al mondo…". Sono parole venate di amarezza lontana,
quasi premonitrici della morte che coglierà, alla fine lo stesso Perozzi.
Un passaggio all' altra vita che avviene senza drammi e che si compie
nello spirito di sempre : la presa in giro al prete che viene per
dare l' estrema unzione. Il ciclo continua : tra un gioco e l' altro
, come sfuggendo continuamente a qualche cosa.