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Enoch Arden fu portato a termine il 25 febbraio 1987, un brano che per
ampiezza ed ambiosità di costruzione può essere posto tra gli esiti
più significativi di tutta la storia del genere del melologo. L'opera,
basata su un celebre poemetto del poeta inglese Alfred Lord Tennyson,
poeta ufficiale della Regina Victoria, pubblicato per la prima volta
nel 1864 e noto a Strauss nella recente traduzione tedesca di Adolf
Strodtmann, fu eseguita per la prima volta a Monaco di Baviera il 24
Marzo del 1897, con enorme successo. Enoch Arden narra di tre fanciulli,
Annie Lee, Enoch Arden e Philipp Ray, che vivono in un villaggio sulla
costa orientale dell'Inghilterra, e giocano insieme sulla spiaggia.
Nel gioco Annie è, a turno, la sposa di entrambi. Ma allorché essi divengono
adulti, Annie sposa Enoch, con grande dolore di Philipp. Per sette anni,
Enoch e Annie vivono felice nella loro casa, allietati dai figli. Ma
quando poi la povertà e la malattia rendono loro difficile la vita,
Enoch torna a navigare e si imbarca su una nave diretta in Cina. In
seguito ad un naufragio, Enoch trova rifugio su un'isola deserta, sulla
quale vive per lunghi anni solitario, finché non viene raccolto da una
nave di passaggio e ricondotto in patria. Quando fa ritorno al paese
natale, scopre che molte cose sono cambiate. Annie, credendolo morto,
ha sposato Philipp, che l'ha sempre aiutata nei momenti difficili. Enoch
rinuncia allora a farsi riconoscere da Annie, e rimane incognito nel
paese accettando, per vivere, piccoli lavori. Solo in punto di morte,
egli prega la donna presso la quale vive a pensione di rivelare ad Annie,
dopo la sua morte, chi egli era veramente. A questa storia allora assai
popolare in tutta l'Europa settentrionale, esemplificazione tipica dei
valori morali della società vittoriana, Richard Strauss ha fornito una
musica di sorprenderne sottigliezza, in cui preludi ed interludi magnificamente
evocativi, accenni e sottolineature, inframmezzati a prolungati silenzi
in cui la parte recitata sostiene da sola l'attenzione dello spettatore,
si susseguono in una costruzione nella quale il già espertissimo autore
di poemi sinfonici mene in campo tutte le sue risorse di insuperabile
narratore. Nella migliore tradizione del Melodram germanico, il pianoforte
illumina significati, allude a ciò che non è semplicemente detto, suggerisce
e contraddice, in un gioco di raffinati rimandi e sottolineature, anche
laddove gli interventi del pianoforte si limitano a poche folgoranti
battute musicali, e davvero qui la scrittura pianistica straussiana
penetra nei significati del testo con una pregnanza che sembra rivaleggiare
con l'incomparabile modello dei Lieder schubertiani.
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