![]() |
![]() |
![]() |
|||||
![]() |
regia |
||||||
Dopo Cerami, Coline Serrau e Pinter, una nuova tappa del percorso di Luca De Filippo nella drammaturgia del `900. Un classico del teatro dell'assurdo filtrato attraverso la comicità surreale e stralunata della grande tradizione napoletana. Non a caso Luca ha scelto di intraprendere questa avventura con Gianfelice Imparato e Mario Scarpetta che condividono con lui questo umorismo lunare ed ironico, contaminato dalla clownerie, dal varietà, dal circo, questo teatro che usa forme popolari per un discorso divertente e allo stesso tempo "alto". "Aspettando Godot" è una commedia, e una riuscitissima commedia, per giunta. Sul piano del divertimento si tratta di un vero gioiello, magistralmente congegnato, che sfrutta a fondo tutte le risorse e le combinazioni di questo "genere" teatrale, dal "qui pro quo" al doppio senso, dal "gag" farsesco alla parolaccia di gergo, una commedia esemplare, limite, costruita interamente attorno all'assenza del personaggio. Per intendere la linea strutturale di "Godot" occorre immaginare per esempio un Edipo in cui Edipo, annunciato, atteso, invocato, non arrivi mai. I fatti sono questi: due mendicanti, Vladimiro ed Estragone, aspettano in aperta campagna un certo Godot, dal quale sperano ottenere una vaga sistemazione. I due non solo non hanno mai visto Godot, ma non sono sicuri né del luogo né del giorno dell'appuntamento. Dopo una lunga attesa arriva Pozzo, che porta al guinzaglio il suo servitore Lucky. Pozzo s'intrattiene per qualche tempo coi due mendicanti e riparte. L'attesa continua fino all'arrivo di un ragazzo con un messaggio di Godot: Godot non verrà più stasera, ma certamente domani. Si è parlato a proposito di Godot di Chaplin: non solo per certe coincidenze esteriori che colpiscono (le bombette di Vladimiro ed Estragone, le scarpacce vecchie, le pantomime, le mossette ecc.), ma soprattutto per quella che si potrebbe definire un'affinità di metodo: Charlot è sempre sfasato rispetto alla realtà che lo circonda. Il traguardo di Beckett è, a differenza di Chaplin, metafisico, ma l'urto comico è lo stesso. Va da sé che un procedimento del genere farebbe di "Aspettando Godot" una semplice farsa se Vladimiro ed Estragone non avessero personalità e umanità da vendere. Il loro candore, le loro incongruenze, l'evidente inutilità della loro attesa, il loro "aplomb" perfetto, cui segue un panico ingiustificato o un febbrile entusiasmo, il curioso rapporto, da vecchie zitelle, che li lega, misto di affetto, di insofferenza, di abitudine, le loro smanie e i loro rimpianti, tutto concorre a renderceli non solo vivi e simpatici, ma comprensibili di primo acchito. Sicché anche lo spettatore più guardingo non ha difficoltà ad accettarli. Ciò che ha permesso a Beckett di raggiungere un pubblico più vasto è che "Aspettando Godot" fa spesso ridere. Non ridere verde, e nemmeno ridere per mostrare che si è capito, ma ridere di cuore, conquistati, liberamente. " (Brani tratti dalla prefazione di Carlo Fruttero alla sua traduzione di Aspettando Godot - Edizione Enaudi)
|
|||||||