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L'Acqua
cheta un po' operetta, un po' commedia musicale, insomma un "nuovo musical
italiano". Questo lavoro vive oggi di una "modernità" sorprendente per
quella sua attualissima capacità di raccontare in musica non tanto di
principi e principesse (come vuole e fa l'operetta diciamo tradizionale),
ma una storia che ha assoluta corrispondenza con la vita, con le vicende
di tutti i giorni, con le novità che esprimono i mutamenti del tempo
e che forniscono gli argomenti di discussione più frequenti ed accendono
le fantasie della gente. Uno spettacolo dunque che rappresenta un fatto
di costume ed un elemento di riflessione sui problemi dell'epoca (siamo
negli anni '20) e, a distanza di tempo, ci consente di registrare come
spesso gli argomenti di discussione, mantengono intatta la loro attualità.
La realtà si fa dunque elemento determinante, ma la "vita di tutti i
giorni" non è priva di desideri, capricci e sogni così come questa "Acqua
cheta" firmata da Corrado Abbati dove la voglia di sognare si fa motore
dell'adattamento sino al grande lieto fine con un matrimonio così felice
ed elegante da essere quello che avete sempre desiderato. E poi "i capricci"
che Abbati ha disseminato in questo suo nuovo adattamento dove i cavalli
sono quelli bianchi delle giostre, capaci di rievocare in un quadro
di grande spettacolarità la gioia di quel divertimento forse infantile,
ma tanto vero. Ed ancora i ricordi di feste popolari (come il palio)
che si "materializzano" in scene corali di sicuro effetto emotivo ricreate
da curatissime ricostruzioni storico - fantastiche affidate ad una girandola
di costumi dalle sorprendenti mutazioni cromatiche ed a connotazioni
scenografiche studiate con intenti etnografici. Lo spirito dello spettacolo
va dunque molto più in là delle vicende descritte, ma non dimentica
mai una più attenta analisi delle situazioni e dei sentimenti descritti
con tanta intensità dalla musica di Giuseppe Pietri capace di essere
brillante, frizzante ma anche velata di una melanconia quasi a volerci
ricordare che la gioia è racchiusa in parentesi che vanno colte e vissute
intensamente perché sono, ohimè, brevi…. E quanti uscendo diranno: "peccato
che sia finita!"
In casa del vetturino Ulisse le due figliole Ida e Anita con la madre,
la sora Rosa, ricamano mentre Cecchino, un giovane falegname lavora
ad una riparazione. Anita e Cecchino si vogliono bene e non si vergognano
di manifestare il loro affetto. Ida, la schiva e timida sorella minore,
sembra da ciò molto infastidita mentre il buffo garzone Stinchi ha capito
subito i buoni propositi del falegname e si fa alleato dei due innamorati.
Ulisse appena rientrato in casa, è informato da Cecchino del suo sentimento
per Anita e sarebbe anche disposto a dare il suo consenso quando interviene
sua moglie che liquida il falegname con poche e chiare parole: per sua
figlia ha altre ambizioni. Arriva intanto il nuovo inquilino Alfredo,
un giovane a cui la sora Rosa ha affittato una camera. Alfredo sembra
un tipo molto distinto ma Anita riconosce in lui lo spasimante di quell'acqua
cheta di sua sorella Ida. La sera stessa troviamo i nostri eroi a cenare
in giardino. Anita con il suo dolore per l'amore contrastato, Stinchi
con il suo fiasco di vino e Ida, tutta ammaliata dalle parole che declama
il signorino Alfredo. Anche la sora Rosa è conquistata dai modi gentili
di Alfredo che con diverse bugie si fa benvolere. Alfredo però ha addirittura
organizzato una fuga con Ida, non prima però di aver portato la famiglia
alla tradizionale festa della Rificolona. Dopo la festa tutti vanno
a dormire ma ecco Alfredo e Ida mettere in atto il loro piano: vogliono
fuggire e hanno già noleggiato una carrozza. Mamma Rosa è disperata
alla notizia della fuga dei due giovani: che scandalo! Fortunatamente
Cecchino ha ascoltato il colloquio fra Ida e Alfredo e ha potuto riacciuffarli
con l'aiuto di Stinchi. Il falegname è un bravo giovane e va ricompensato:
avrà la sua Anita. In quanto a Ida, dopo la dovuta romanzina, potrà
sposare Alfredo anche se ancora una volta si rivela saggio l'antico
detto: "L'acqua cheta rovina i ponti!" Tutti felici dunque ed anche
Stinchi, che ama il suo fedele fiasco di vino, si consola pensando alle
bevute che farà durante il doppio matrimonio.
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