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"Mandare alla Memoria. Poeti a scuola, nell'arte e nella vita" è un
viaggio attraverso la poesia e la storia della letteratura italiana
e straniera, guidato da uno dei più grandi interpreti della scena teatrale
italiana: Gianrico Tedeschi che, affiancato da altri quattro attori,
leggerà e commenterà una selezione di testi poetici e teatrali, arricchendoli
con aneddoti, con il suo senso dell'umorismo, la sua straordinaria simpatia
e presenza scenica.
A. Artisti Associati
Pare che le Muse, ispiratrici degli artisti, fossero generate da
Mnemosine, la dea della memoria. La poesia, dunque, è figlia della memoria.
Sia perché nasce da quello che si è depositato nell'animo umano e che
riaffiora nel ricordo, sia perché è una voce ritmica e il ritmo è il
veicolo della memorizzazione, associando la parola al movimento del
corpo. I poemi omerici erano la Treccani del mondo antico. Erano I'enciclopedia
che racchiudeva tutte le conoscenze necessarie alla vita sociale, tutti
i modelli di comportamento utili alle relazioni, tutte le tecniche produttive
e artistiche, incluso il decalogo delle buone maniere. L'uomo antico
mandava a memoria i versi dei poemi e interiorizzava un modello di società
globale. Era una forma di socializzazione e di inculturazione. Il Medioevo,
con I'Arte della memoria, ha perfezionato le tecniche della memorizzazione
con le sofisticate regole di una società alfabetizzata, in cui la parola
scritta ha un grande potere, ma non ha ancora definitivamente scalzato
I'antico e inestimabile valore della tradizione orale. È una vibrazione,
la memoria, che fissa nella mente il codice emozionale e cognitivo di
un popolo, di una comunità. Serviva alle culture orali, ai popoli senza
scrittura, per trasmettere i saperi, per capitalizzare le conoscenze
e passarle alla generazione seguente, affinché non si perdesse il patrimonio
culturale di una società. La memoria è identità. La memoria è storia.
È un pensiero autoriflessivo e autoreferenziale. Per questo, ancor oggi,
ciò che si impara, ciò che si studia viene "rimandato" a lei, alla dea
Mnemosine, perché lo condensi e lo cristallizzi nelle giovani menti.
Sono probabilmente i poeti, mandati alla memoria, con gl'ínterminabili
versi ripetuti all'infinito nell'infanzia, a costituire il primo lessico
dei sentimenti, la prima percezione dell'altrove e del non ancora. La
poesia ci ha raccontato chi siamo e ci ha posizionati lì dove siamo,
né più in qua, né più in là. Ci ha dato storia, passato, disegno, meta.
Non c'è futuro senza passato, né senza ricordi. Un uomo senza ricordi
è un replicante, un robot. Il percorso poetico di questo spettacolo,
che include la prosa perché anche la prosa ha un ritmo, dà al recital
il senso di un recupero, quello della pratica di apprendimento più antica
del mondo, che si fonda sul rituale della ripetizione e dell'interiorizzazione
dei significati. È uno straordinario meccanismo, che sostiene la nostra
vita e che scandisce la nostra infanzia. I ricordi di scuola si affolleranno
proprio sotto la soglia della nostra coscienza e ci accompagneranno
tutta la vita. Questo recital ce lo ricorda con eleganza e ci propone
la riscoperta di una buona vecchia abitudine: quella di onorare la dea
Mnemosine.
Enrica Tedeschi
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