Teatro Stabile D'Abruzzo
Giga s.r.l. e La Fabbrica '99
presentano



FALSTAFF E LE ALLEGRE COMARI DI WINDSOR
di William Shakespeare
riduzione e adattamento di Angelo DallaGiacoma


con
GIORGIO ALBERTAZZI

e con
Sandra Collodel, Fiorella Rubino,
Vittorio Viviani, Gianfranco Barra


regia di

Gigi Proietti

scene Sergio Tramonti
costumi Francesca Cannavò
musiche di Giuseppe Verdi a cura di Mario Vicari


Falstaff
Anzi Sir John Falstaff. Chi era costui? Il più bel Falstaff che ricordi è quello del film Enrico V di Lawrance Olivier, che era credo interpretato da John Robley. Ma a pensarci bene quel Falstaff, doveva essere drammaturgicamente recuperato dall'Enrico IV, visto che nell'Enrico V Sir Falstaff non compare mai fisicamente in scena. Oppure era sotto le spoglie del soldataccio Williams. Fatto è che in quel bellissimo film lo spirito di Falstaff aleggia ineguagliabile. Falstaff, con la sua "abietta umanità" sembra inseguire Shakespeare almeno in quattro drammi, senza contare la figuretta (Fastolfe) che compare nella prima parte dell'Enrico VI. Ora incarnato e reale, ora leggero e impalpabile il suo spirito si traveste come nella tenda del soldato Williams notte tempo nel campo di Agincourt, come quando muore ritornando bambino che stropiccia le lenzuola mentre la fedele Quickly gli massaggia le gambe già inerti. Shakespeare pensava a Socrate? Insomma questo personaggio - mito nato forse come un fool di contorno e diventato sotto la penna del Bardo (vedi Shylock) un protagonista assoluto. La leggerezza della burla e la filosofia di Falstaff e la sua corposità rotonda ed epicurea mi hanno sedotto. Sarà il mio tredicesimo Shakespeare (o quattordicesimo, se si considera un film con Michael Simon) con la regia di Gigi Proietti. Una bella accoppiata, credo. Gigi mi piace e mi piace la sua vitalità e la sua fantasia. Giocheremo a fare il teatro con le allegre comari di Windsor. Falstaff dice di sé: "Io non sono soltanto arguto per me stesso, sono anche l'autore dell'arguzia degli altri!". Appena compare sulla scena elisabettiana (Enrico IV - prima parte) Falstaff conquista il pubblico. Ed è la regina Elisabetta in persona che dopo quella sera lo rivuole in scena e chiede a Shakespeare di coinvolgerlo questa volta in una storia d'amore anziché in vicende militari come nell'Enrico IV. Nasce così "The merry wifes of Windsor"" (1601) che andremo a rappresentare. Un Falstaff minore rispetto a quello che si dice che trionfa superbo nei dieci atti dell'Enrico IV? E se li facessimo entrambi? In una bella franca, lunga risata con una fresca pinta di spont o di cherry? Sentiamo cosa ne dice il protagonista "Lo cherry riscalda il fegato, accende l'occhio che come una fiamma dà ordini di armarsi a tutto questo spazioso ed siguo regno che è l'uomo. E allora gli spiriti più sottili si raduneranno agli ordini del loro capitano, il cuore". Nella risata di Falstaff c'è anche qualcosa di empio e mostruoso eppure nella sua vis comica c'è più innocenza che malizia. Nella sua vecchia abbondante carne di peccatore, fra vicoli e postriboli, taverne e letti disfatti c'è l'anima di un fanciullo viziatissimo, come dice Croce. È spirito e materia, angelo e diavolo, magnifico nel suo prescindere sia dalla morale che dall'onore. Forse soltanto Amleto gli tiene testa come oggetto di occasioni critiche e di ipotesi mitiche: entrambi sono all'estremo del testo scritto, del teatro possibile e forse oltre. Amleto è un'ipotesi, Falstaff è una conclusione, attraverso il miles gloriosus, le moralities medioevali, la vanità, la dissipazione, la gola, la fantasia. Che divertimento. Autore della traduzione e dell'adattamento è l'amico Angelo Dallagiacoma, con il quale, anni fa ho già lavorato ad un Amleto. Ed ecco che ritorna il principe di Danimarca! Che stia tranquillo, verrà il suo turno. Intanto ripartiamo da Sir John.
Giorgio Albertazzi