Giga s.r.l.
presenta



LEZIONI AMERICANE:
LA LEGGEREZZA DI CALVINO

di Italo Calvino


con
GIORGIO ALBERTAZZI


regia di

Orlando Forioso


Mi è sembrato piuttosto ingenuo, l'abbecedario del grande Harold Bloom "Come si legge un libro". Nel senso che contiene molti luoghi comuni amplificati per far colpo e alcuni paradossi: "l'abominevole Poe", "Pirandello che non ha scritto drammi", eccetera. Ma i suoi giudizi su Calvino e Borges restano illuminanti, al di là dell'apprezzamento critico. E a ben guardare, non si parla che di Calvino e di Borges in questo momento. "Dopo Calvino, niente" afferma Asor Rosa. E via di questo passo. Lezioni americane, sull'onda della moda, parrebbe affermare il trend letteratura - spettacolo? Non ci sarebbe niente di strano, ma non è così. Il progetto Calvino, autore che leggo e amo da sempre, a cui avevo già pensato per una messa in scena de "Il barone rampante" è nato dal suggerimento di qualcuno: perché non fai le Lezioni di Calvino con un violoncello che entra ed esce, interpreta e accompagna? Da tempo mi resta difficile pensare uno spettacolo senza musica. Allora, perché mi piace il Calvino delle Lezioni? Primo, perché sto lì davanti al pubblico e "parlo" (messo tra virgolette perché pare che come per "Le memorie di Adriano" o il "Borges", non si tratti poi, alla resa dei fatti, soltanto di "parlare"). Mi lega a Calvino l'amore estatico per il cavallo, il gusto per la "leggerezza" che considero anch'io un valore e non un difetto e che non è superficialità ("dov'è la profondità?" - recitava una tavoletta orfica - "è chiaro: in superficie") esistendo spesso nella pensosità, la sua tentazione di formulare una poetica dello scrivere breve, dopo aver letto Borges, il suo pensare ai classici come a libri che non hanno mai finito di dire quello che avevano da dire, il suo fondo di anarchismo, al di là delle scelte partitiche, il fatto che credesse nelle "Sirene", il piacere della lettura scoperto con i libri della giungla di Kipling, il fatto che "la donna" sia necessaria, nel senso che devi vederla sempre e sentirla. Ho sognato per anni di raggiungere una delle sue città invisibili e visto che l'età finalmente lo consente, di approdare a Isidora ove un forestiero incerto tra due donne, ha il conforto di incontrarne sempre una terza. Avevo pensato di scrivere "Il visconte dimezzato"; poi scoprii che l'aveva già scritto lui. Anch'io per un anno sono stato iscritto alla Facoltà di Agraria dell'Università di Firenze, che poi lasciai per Architettura. Vorrei recitare (che orribile parola!) il Calvino delle Lezioni, che non sono mai state concepite, per il teatro, pensando ad una conferenza sulla "Leggerezza", che via, via si trasforma in qualcos'altro. Ho fatto mio il simbolo augurale di Calvino per questo Millennio, "l'agile salto di un poeta-filosofo che si solleva sulla pesantezza del mondo, dimostrando che la sua gravità contiene il segreto della leggerezza, mentre quella che molti credono essere la vitalità dei tempi, rumorosa, aggressiva, scalpitante e rombante appartiene al regno dei morti, come un cimitero di automobili arrugginite".
Giorgio Albertazzi

Le "Lezioni americane" sono cinque conferenze scritte nel 1985 da Italo Calvino per le "Charles Eliot Norton Poetry Lectures" della Harvard University, dove era stato preceduto da personalità come T.S. Eliot, Stravinskij, Borges, Northrop Frye, Octavio Paz, e dove lui sarebbe stato il primo italiano a parlare. Purtroppo la morte colpì l'autore alcuni mesi prima di partire per l'America, e quindi questi scritti rimasero a giacere tra le carte dell'autore. Alcuni anni dopo la moglie, Ester Calvino, le fece pubblicare con questo titolo complessivo di "Lezioni americane", ed il sottotitolo "Six memos for the next millennium", sei proposte per il prossimo millennio. In realtà le lezioni sono cinque, una sesta dal titolo "Consistenza" sarebbe stata scritta da Calvino in America. "Vorrei dedicare queste mie conferenze ad alcuni valori o qualità o specificità della letteratura che mi stanno particolarmente a cuore, cercando di situarle nella prospettiva del nuovo millennio" dichiarava Calvino nell'introduzione alle conferenze sulla "Leggerezza", "Rapidità", "Esattezza", "Visibilità" e "Molteplicità". Cinque valori da approfondire legati alla letteratura, ma anche al nostro vivere, oggi che nel nuovo millennio ci siamo. Ora, queste conferenze prendono forma teatrale attraverso l'interpretazione di uno dei più grandi attori italiani: Giorgio Albertazzi. Sarà lui il conferenziere, colui che ci guiderà con le parole di Italo Calvino in un vertiginoso viaggio nella letteratura mondiale alla ricerca delle motivazioni che stanno dietro ognuno di quei valori. "La più riuscita è probabilmente la "Leggerezza", che è stesa con una leggerezza conquistata grazie ad uno stile contraddittorio, ad una continua esplorazione del contrario" dichiarava l'amico scrittore Pietro Citati che ha seguito le ultime giornate di Calvino. Il nostro spettacolo si focalizza proprio sulla prima di queste conferenze, dove poesia e teatro si incrociano e si fondono: Dante, Cavalcanti, Shakespeare, Lucrezio, Ovidio, Cirano, Leopardi, Kafka… In uno spazio, che sa più di stanza/studio che non luogo di conferenza, tra quadri e computer, macchine da scrivere e telecamere, la scrittura teatrale prende il sopravvento sullo stile conferenza, condividendo e sottolineando i concetti, le riflessioni e le conclusioni dello scrittore. Una giovane assistente/allieva francese, di quella Parigi vissuta e amata, insieme ad una violoncellista, lo seguono nella preparazione, nella "Prova" per una conferenza mai avvenuta, condividendo e sottolineando i concetti, le riflessioni e le conclusioni dello scrittore. Una giovane assistente/allieva francese, di quella Parigi vissuta e amata, insieme ad una violoncellista, lo seguono nella preparazione, nella "Prova" per una conferenza mai avvenuta, e che mai avverrà. Come in un programma televisivo di molti anni fa "Appuntamento con la novella" le mani di Albertazzi aprono il libro/i libri di Italo Calvino, e mentre l'attore, di una capacità affabulatoria rara, segue il percorso letterario, una telecamera scopre lui, i suoi appunti, gli schizzi, i disegni, i libri, gli oggetti, gli elementi dello spazio teatrale e proietta immagini in diretta o registrate (la memoria teatrale e cinematografica di Albertazzi) in un labirinto di rimandi, in un dialogo tra letteratura, teatro, video e musica.
Orlando Forioso