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Qual è il segreto di Amleto, Principe di
Danimarca? Perché ad ogni nuovo allestimento la tragedia ci rivela una
sua distinta verità? Si può recitare Amleto in abiti moderni ma non
si potrebbe mai riscriverlo in chiave moderna, dal momento che il "moderno"
è già tutto presente. Lo spettacolo proposto parte infatti da un'originale
rilettura della tragedia che si presenta spoglia di tutti i ruoli di
secondo piano per concentrarsi su pochi personaggi fondamentali, rendendoli,
più che caratteri approfonditi psicologicamente, attori-marionette di
una tragedia ordita dal fato e di cui Amleto è assieme esecutore e vittima
prescelta. Questa scelta coraggiosa e drastica, se sacrifica da un lato
tutta la componente politica del testo shakespeariano, permette di linearizzare
la vicenda verso il nucleo essenziale della tragedia. La rabbia di Amleto
contro il mondo, e contro se stesso, per I'incapacità di cambiare tutto
ciò. Nella follia-saggezza di questa lotta destinata all'insuccesso
c'è tuttavia un punto d'arrivo. II sentimento della morte che, comunque
cada a finire il duello finale, appare ad Amleto come un orizzonte di
pacificazione con se stesso e con la storia. II senso dello spettacolo,
al centro del quale si pone lo sforzo di Amleto, richiama prepotentemente
al nostro stesso "tempo fuori sesto" ed è proprio in quest'ottica che
si propone una messa in scena scarna, spoglia di ogni decorazione superflua.
Rielaborando in chiave contemporanea il concetto di "spazio a più livelli"
del teatro elisabettiano, questo spettacolo contamina i generi in una
mescolanza di stili, affinché l'impatto dello spettatore sia
principalmente emotivo: con una sapiente uso di luce e musica, emergerà
la dimensione atemporale e, di conseguenza universale, della condizione
di Amleto, superando così anche la difficoltà insita nel
rivolgersi ad un pubblico giovane.
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