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L'atletico
Ghiacciaia…
è la Toscana. Il parlare sporco. L'anarchismo disorganizzato di
un anziano che somiglia sempre più a una pentola a pressione con problemi
alla valvola. Il desiderio di un antico ordine che sembra portatore
di un desiderio inconscio di disordine. L'Atletico Ghiacciaia è una
notte d'estate. Il tempestio dei sentimenti e in sottofondo la musica
sinfonica dei grilli. E' il candore immacolato della luna che coi ricordi
porta instabilità emotiva, rabbia e recriminazioni. L'Atletico Ghiacciaia
è anche il rapporto fra un drammaturgo che mette in scena le sue passioni
e coloro che in lui ispirano queste passioni; primo fra tutti il padre
e le figure minori che il mondo paterno porta con se. Le parole sommate
alle parole che diventano frasi, che si trasformano in vortici, forza
centripeta/forza centrifuga. Dentro e fuori. Qualcosa che implode/qualcosa
che esplode. E Gino, il nostro eroe, diventa pennello e colore… e la
sua tonalità preferita è il "verde bile". Gino Gino non è politicamente
corretto. E i suoi discorsi non appartengono a nessuna fede precisa.
Gino dice: "ma uno, a questo punto, per essere di sinistra, che cosa
deve fare di preciso, le cose di destra?". Gino non può stare in nessun
partito perché ormai la sua fede politica è mischiata col seme della
nostalgia. Lui che da giovane l'ha combattuto con ogni mezzo, ora in
cuor suo ammira Mussolini. Non per com'era né per cosa ha fatto, ma
solo perché quando c'era Lui!… Gino era solo un bambino. L'Atletico
Ghiacciaia è dedicato alla Toscana che crede di poter resistere nella
sua poetica linea di confine. Alla Toscana che non si vuole riconoscere
nei propri stereotipi più beceri e macchiettistici. L'Atletico Ghiacciaia
è un canto d'amore paesano…Ed è anche il racconto di com'era il calcio
prima che l'avvento massiccio della televisione lo deformasse in quella
industria da forzati del pallone che è adesso. L'Atletico Ghiacciaia
è la mia dichiarazione d'amore a una terra che mangia tutti i giorni
pane sciapo e sarcasmo e nella quale, accanto ai cipressi, crescono
da sempre come piante spontanee gli sfoghi dei grulli.
Alessandro Benvenuti
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