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Il Diario si sviluppa come un'autobiografia e, a differenza delle altre
novelle narrate in terza persona, mostra una naturale vocazione al monologo
teatrale. Il racconto è un viaggio nella doppiezza, nella schizofrenia
di un uomo niente affatto particolare, è l'iter di un piccolo borghese
alle prese con una smisurata ambizione che lo porterà a smarrire identità
e ragione. Il protagonista Popriscin, è un impiegato dalla pallida personalità
che ha oltrepassato la quarantina e, tuttavia, ha la sola responsabilità
di temperare le matite del capufficio, l'amore per la di lui figlia,
lo porterà giorno dopo giorno a sprofondare nel delirio, annotando su
un diario il grafico della sua follia. L'infinita amarezza e crudeltà
del destino di Popriscin è annegata nell'ironia e nella comicità che
fanno di questo personaggio l'archetipo di una schiera di "non eroi"
protagonisti di tanto teatro e letteratura del `900 europeo.
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