|
Il "caso" letterario e teatrale nell' edizione Torino Spettacoli Vero
e proprio "caso" letterario e teatrale del nostro secolo reduce da oltre
tre mesi di repliche a Torino la scorsa stagione, è presentato dal teatro
stabile privato Torino Spettacoli, per la regia di Stefano De Luca,
che spiega così il successo senza tempo di Trappola: "Il segreto è l'equilibrio.
La commedia è una diabolica struttura a scatole cinesi, una trappola
che contiene altre trappole, capace di realismo fantastico e di una
logica allucinatoria che sa rendere plausibile anche l'incredibile".
L'interpretazione è affidata agli attori della Compagnia Torino Spettacoli,
con Adriana Innocenti, Piero Nuti, Franco Vaccaro, Miriam Mesturino
a Andrea Beltramo. II progetto legato all'allestimento si avvale della
consulenza storico-culturale di David Turner, che è regista e direttore
artistico della celebre versione londinese tuttora rappresentata al
Teatro St. Martin's. II teatro affascinava tremendamente Agatha Christie
e la decisione di scrivere commedie non fu solo dettata dall'evitare
che altri trascrivessero i suoi romanzi; si legge nella sua biografia:
'Perché non scrivere una commedia al posto di un libro? Era più divertente.
Un libro all'anno mi dava sufficienti garanzie economiche da permettermi
di dedicarmi con piena soddisfazione a un altro mezzo espressivo". Era
il 25 novembre 1952 quando lo spettacolo vide la luce del debutto, con
Richard Attenborough e Sheila Sim: Sir Winston Churchill era Primo Ministro
in Inghilterra, Truman era Presidente degli Stati Uniti e Stalin capo
della Russia... Nei suoi quasi cinquant'anni di repliche ininterrotte
a Londra, Trappola è stato visto da più di dieci milioni di spettatori;
lo spettacolo è stato rappresentato in 45 Paesi e tradotto in 24 lingue.
Un successo da Guinness, per Agatha Christie, creatrice stupenda di
un marchingegno teatrale che si dipana con stupefacente armonia e dove
humour e suspense si fondono magicamente, per un unanime riscontro di
pubblico e critica: "Un thriller classico veramente divertente" (Sunday
Tmes); "Il mistero è tenuto vivo magistralmente fino all'ultimo istante"
(Daily Mail); "Che scaltra ed eccezionale maestra di cerimonie criminali
è Agatha Christie! E' come una padrona di casa che serve cicuta a un
cocktail party." (Evening Standard); "Con pieno merito un classico tra
i thriller" (Observer); "Il più astuto mistero d'omicidio del Teatro
inglese. Penso che Trappola per topi potrebbe andare in scena per sempre"
(Daily Telegraph). I personaggi di Trappola, autentici, quotidiani e
al tempo stesso "inaspettati", hanno da nascondere o da nascondersi
qualcosa. Li vediamo muoversi nel salone di Monkswell Manor, isolati
dal resto del mondo da un'improvvisa tempesta di neve; ognuno porta
con sé un microcosmo curioso e inquietante per un "teatro dello sguardo",
dove ogni dettaglio va esaminato e messo a confronto con altri dettagli.
"Starà almeno un mese?" pare abbia detto Agatha Christie a chi I'aveva
convinta a trasformare in commedia "Tre topolini ciechi", un suo racconto
dell'immediato dopoguerra...
Germana Erba
Trappola per topi è una diabolica struttura a scatole cinesi, una trappola
che contiene altre trappole. Trappole per gli spettatori, prima di tutto.
Otto persone bloccate in una pensione isolata dalla neve; tra di loro
un pericoloso assassino psicopatico. E il delitto arriva inesorabile,
in perfetto orario. Alla fine del primo atto, naturalmente. Who done
it? Chi è stato? Prima trappola. Noi spettatori gettiamo uno sguardo
in quel salotto "per bene", spiamo i topolini agitarsi nella gabbietta
e, senza rendercene conto, i topolini siamo noi. Catturati da quel meccanismo
perfetto invischiati in questo "teatro dello sguardo", dove ogni dettaglio
va esaminato e messo a confronto con altri dettagli. Topolini prigionieri
e ciechi, perché incapaci di interpretare la realtà che è sotto i nostri
occhi, abbagliati e distratti come siamo dai riflessi cristallini. Ma
questo delizioso carillon omicida lascia a volte intravedere bagliori
sinistri, squarci di luce che mostrano il lato oscuro delle cose. Certo,
Trappola è un gioco, deve avere la leggerezza di un gioco. Un po' infantile
ma terribilmente crudele, perfino sadico. Proprio come la dolce canzoncina
che parla di quei poveri tre topolini a cui la fattoressa taglia i codini
... "Sei da gualche parte in mezzo ai tuoi amici, poi d'un tratto li
guardi in faccia a non sono più loro ... sono altre persone. Che fanno
finta. Forse tutti sono estranei": Quel luogo "da qualche parte" è il
Teatro. E la Christie, pur con il garbo a lo humour che la distinguono,
ci spinge a gettare uno sguardo oltre le apparenze, a sollevare quel
velo freddo e bianco attraverso il quale osserviamo persone e cose.
Ecco la seconda trappola: la cecità di tutti noi. II non sapere o voler
vedere oltre la rassicurante quotidianità 'sembravano persone cosi a
posto ...'. Così quella neve, quel gelo, è il brivido freddo che si
prova a scoprire le molteplici facce del reale. Trappole poi, per il
regista. Nella stessa trappola casca il regista. Anche noi siamo accecati
nel guardare a questo testo della Christie. Accecati dal necessario
e dal suo incredibile successo commerciale, abbiamo smesso di guardare
veramente. Ci è parso un testo un po' banale, "soltanto" una commedia
gialla. Oltretutto la Christie scrive tutto, troppo. Didascalie, battute,
movimenti appaiono calcolati sulla base di una pianta scenica accuratissima,
come una partitura troppo ricca di annotazioni. Mi sono sentito intrappolato.
Come liberarsi? Entrando nella trappola. E' I'unico modo. Per cercare,
dall'interno, una via d'uscita. Inseguendo i topolini in quel salotto
- camera di tortura. Certo quel salotto assomiglia a un teatrino dove
i topini, per salvarsi, spesso recitano parti inventate di sana pianta,
ruoli dalla cui riuscita, dipende il loro destino, camuffandosi e cercando
di smascherarsi a vicenda. Sino a ripetere la scena del delitto, scambiandosi
le parti. Per questo ho voluto una scena bianca, con tende sipari fluttuanti
e suggerire la neve (la neve è "dentro" la casa). Tutto deve essere
ben visibile, in questo teatro dello sguardo: i gesti come segni neri
su una pagina bianca, come corvi su un campo innevato. Ma, sulla pagina,
i segni si mescolano ad altri segni; i corvi si levano in volo sopra
il campo. II gioco è cominciato.
Stefano De Luca
|