Beato e Angelica - Compagnia delle Indie Occidentali
presenta


IL BUGIARDO
di Carlo Goldoni

regia
Marinella Anaclerio, Flavio Albanese


scene Francesco Ghisu,
costumi Fiamma Benvignati

Qual è la differenza che passa tra menzogna e "spiritosa invenzione" è il territorio in cui la commedia si dipana: questione di punti di vista, o meglio di posizioni di Gioco, o forse di moralità oppure di Estetica della vita per quanto ci riguarda. Ancora una volta l'argomento è una scommessa implicitamente fatta con il pubblico, questa volta assoluta: sono capace di rendere vera qualunque storia partorita dalla fantasia, e questo solo per il piacere della creazione, il salto morale per il brivido: non è questo uno degli specifici dell'attore? Lelio è un artista generoso, che non esita a regalare alla modesta e grigia quotidianità lampi di colore coinvolgendo nella sua ri-creazione tutto e tutti. Conduce un gioco sfrontato offrendosi tutto intero alla sua realtà virtuale, senza limiti di sorta, spiazzando dunque tutti coloro che nella cosidetta realtà sono ben piantati, facendo vacillare tutti i sistemi di difesa. E tutto per cosa? Per un applauso, per un sospiro, per un bacio. Ogni volta che lui "crea" ci sembra di sentire la voce di Dean Martin o del caro Fred canticchiare complici, "Lazy wether" aggirarsi tra i tavolini di un bar a Portofino o Capri e Sceicchi bianchi apparire inseguiti da sospiri… Così il dottore e Pantalone appaiono come Totò e Peppino alla ricerca di una malafemmina inesistente e la commedia si trasforma in dramma. Ultimo nella nostra ricerca sul gioco teatrale tra maschere, caratteri e personaggi, questo testo ci pone di fronte ad una sfida, fondere gli stili precedenti camminando sul filo rosso che porta il teatro italiano dalla commedia dell'arte alla commedia all'italiana passando per il varietà di Petrolini, Macario, Totò.