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Compagnia delle Indie Occidentali presenta PHAEDRA'S LOVE di Sarah Kane traduzione Gian Maria Cervo con FLAVIO ALBANESE e con Maria Listur, Marit Nissen, Giovanni Battaglia, Marco Pisano, Laura Riccioli, Giulia Mombelli, Alberto Bellandi regia Marinella Anaclerio scene Francesco Ghiso, interventi audio, grafici e video Pino Pipoli costumi Ortensia De Francesco, Luci Pasquale Mari, assistenti alla regia Micaela Peron e Enrico Daga |
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C'è nella storia della letteratura un personaggio che, prendendo vari
nomi e sfaccettature, ritorna ogni volta che un autore vuole esplorare
i confini dei potere dell'intelligenza speculativa, la pienezza di
una coscienza laica ed indipendente, la direzione che il pensiero
prende quando si sporge disarmato ad interrogarsi sul SENSO. Questo
personaggio si chiama Quelet, Edipo, Amleto, Ivan Karamazov, e a questa
genìa può ascriversi anche l'Hyppolitus della Kane. Superuomo post
litteram conserva dell'orizzonte eroico da cui proviene il senso di
solitudine assoluta, l'onanismo a cui si dedica con metodo non è che
un ponte d'emergenza tra la mente ed il corpo, tutto è stato visto
tutto compreso, l'emozione, una remota possibilità, l'insensatezza
dell'esistenza umana è l'unica verità e l'attesa della morte della
piena coscienza di tutto ciò, la scelta. "La terra inesplorata da
cui confini non torna il viaggiatore" diventa così l'affascinante
incognita, quasi premio alla sopportazione della vita, e così con
un'ottica Cristiana capovolta il fine viene a coincidere. In uno spazio
labirintico, asfittico, si consumano i conflitti accesi dalla passione
di Phaedra, ma ad essa trascendenti: sono due furori che si affrontano,
uno legato all'istinto ed uno alla razionalità. In un testo dove la
parola è densa, affilata ed essenziale, l'azione si coagula in cambi
improvvisi e determinanti dando alla metafora della fabula senecana
una concretezza allucinata e rude. Questo palazzo reale è esso stesso
labirinto, abitato dai mostri dell'inconscio, dal quale Hyppolitus,
come già suo padre Teseo, riesce ad uscire grazie ad una donna, Phaedra
appunto, che gli regala la possibilità di andare in fondo alla sua
scelta di "purezza". Il finale è un capolinea, il punto d'arrivo di
una riflessione drastica sul presente, che nella sua grottesca brutalità
rivela l'unica possibilità: l'assumersi pienamente il senso di ridicolo
che è insito nella condizione umana, e la vittoria comunque dei vivi
e della vita che sa nascondersi anche dietro l'esperienza della morte.
Sarh Kane è nata nel 1971 in Inghilterra. La sua prima opera "Blasted",
rappresentata al Royal Court Theatre di Londra nel 1995, costituì
il "cause cèlèbre" dell'anno teatrale, con intere prime pagine sui
quotidiani britannici e lunghi dibattiti televisivi sul linguaggio
dell'autrice. Nel lavoro la Kane avvicina provocatoriamente la situazione
dell'Inghilterra contemporanea con la Bosnia, collocando un conflitto
civile nel suo paese con scene di stupro, tortura, defecazione e violenza.
II critico del "Daily Mail" affermò, dopo la storica prima, "fino
alla notte scorsa pensavo di essere immune allo shock da qualsiasi
teatro. Non lo sono." In "Blasted" venne fuori quello che sarebbe
stato il tratto distintivo di un'intera generazione di autori di tutta
Europa: una straordinaria coscienza delle "politiche sessuali", una
capacità di afferrare i meccanismi che portano alla disintegrazione
dell'uomo e della sua mente. "Phaedra's Love" rappresentato nel 1996
al Gate Theatre di Londra fu un atto magistrale esempio del teatro
d'azione della Kane. Mai, dai tempi del teatro elisabettiano l'Inghilterra
aveva visto un teatro così "agito" e così disturbante. In questa riappropriazione
del mito senechiano con "silenzi da ricordare e parole su cui riflettere"
come disse un critico in occasione della rappresentazione, si evidenzia
la vena sarcastica della Kane e la sua consapevolezza di linguaggio
"Cleansed" del 1998, una favola crudele ambientata in un campus universitario
in cui un ricercatore elimina persone che egli ritiene essere devianti
secondo una perversa legge del contrappasso approfondisce il lavoro
sul linguaggio: le didascalie sono in parte agite in parte lette in
terza persona dall'autore che dovrebbe agirle. Con "Crave" sì registra
un cambio di registro nella Kane che dà al suo testo un andamento
musicale, con quattro personaggi a fare da strumenti o da voci di
una mente che va verso il proprio annientamento. In questo cambiamento
stilistico la Kane è probabilmente influenzata dal collega e amico
Martin Crimp autore di uno dei più affascinanti drammi dell'ultimo
decennio "Attempts on Her Life", col quale ha sempre condiviso le
tematiche relative alla disintegrazione dell'uomo. Sarah Kane muore
suicida, a 27 anni, nel 1999 lasciando la prima stesura della sua
nuova opera "4.48 Psychosis" che sarà rappresentata nell'autunno del
2000 al Royal Court.
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