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Rappresentata
per la prima volta al Teatro Nuovo di Napoli nel 1931 fu uno dei primi
successi dei fratelli De Filippo, Eduardo, Peppino e Titina. La propongo
al pubblico oggi con la mia regia e interpretazione assieme ad una Compagnia
di validi e giovani attori. In questa commedia vi sono i personaggi
comici e grotteschi della Napoli dei De Filippo. Una comicità
festosa e amara che, sotto l'apparenza della buffoneria, nasconde una
sostanza fatta di dolore e sofferenza.
Siamo negli anni intorno al 1930, in un paesino di campagna nei dintorni
di Napoli. Giorgio oppresso dai debiti e con una moglie ex ballerina
di varietà, capricciosa ed amante della bella vita, vuol cambiare
un matrimonio d'interesse tra il fratellastro Pasqualino
e la bella Lucia, figlia di un ricco possidente del paese. E, una volta
celebrate le nozze, la situazione precipita. La sera stessa del matrimonio,
l'antico findazato di Lucia, un giovane violento, torna a riprendersi
di prepotenza la sua donna, e così il povero Pasqualino resterà
solo e disperato senza moglie e senza la ricca dote sulla quale aveva
messo gli occhi il fratellastro Giorgio.
La vicenda, nella quale si disegnano comicamente tipi e caratteri della
campagna napoletana del 1930, profuma di semplici ma sinceri sentimenti
di un mondo perduto che appartiene al paese dell'anima che è
quello della memoria, c'è il gusto di parlare dell'uomo all'uomo
affascinandolo con una "favola campagnola" amara e grottesca,
nella quale può trovare in caricatura una parte
di se stesso, Il Teatro inteso come un gioco, una finestra aperta su
una piccola provincia vista con ironia, dove di vero e sincero ci sono
la spontaneità e la violenza dei sentimenti che accompagnano
la nostra esistenza nel bene e nel male.
In questa commedia si riconoscono i primi segni di quello che poi con
il tempo caratterizzerà il Teatro di noi De Filippo e cioè
la capacità di portare alla ribalta in modo leggero temi importanti.
Il pubblico si diverte, ma la sua risata non è di semplice evasione
ma di apprendimento e riflessione.
Luigi De Filippo
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