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Lo
spettacolo trae origine da un antico tema della Commedia dell'Arte.
Questa divertentissima farsa fu uno dei più grandi successi di Peppino
De Filippo. Con questo spettacolo mio padre trionfò prima a Parigi nel
1963 al Festival del Théatre des Nations vincendo il Premio della Critica,
a poi a Londra al Teatro Aldwich nel 1964 partecipando al Festival del
centenario Shakespeariano, a quindi nel 1965 a Mosca ed a Leningrado
e poi a Varsavia, Praga ed altre numerose capitali Europee. Peppino
venne applaudito e celebrato come l'ultimo ed autentico erede della
grande tradizione comica italiana. La trama della commedia è basata
sulle comiche avventure di un suonatore ambulante (siamo a Napoli alla
fine del 1800) il quale, impegnato a favorire le nozze di un giovane
nobile con una fanciulla tenuta in schiavitù da un vecchio zio avaro
e dispotico, si traveste successivamente da stravagante filosofo, da
statua di Giulio Cesare, da bambino di due anni, ed infine da terrificante
scheletro danzante. Intorno a lui si muovono pittoreschi e buffi personaggi
che di volta in volta ne favoriscono o ostacolano le disavventure. Ed
ognuno di essi porta con se, così come il protagonista, il segno dell'antica
maschera. Io, che a quel tempo ho diviso con mio padre quei grandi successi,
ripropongo al pubblico d'oggi, con la mia regia ed interpretazione,
questo prezioso esempio di Teatro all'italiana, in un momento in cui
il Teatro di tradizione, fatto con fantasia ed inventiva, torna prepotentemente
alla ribalta nazionale.
Luigi De Filippo
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