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Sarà uno spettacolo dove Bergonzoni imploderà o espolederà
il monologo comico? Conterrà proposizioni morali? Sarà
una somma della saggezza universale o ne esporrà solo dei frammenti?
Il territorio esplorato sarà osservato al microscopio o al telescopio?
E l'immagine derivante sarà definita o sgranata? Ed eventualmente...
il telescopio servirà per guardare o ascoltare? Il teatro si
trasformerà in un luogo atto all'eremitaggio? La solitudine sarà
possibile al cospetto di una platea? Le uniche certezze sono comunque
la regia di Claudio Calabrò e le scene di Mauro Bellei che coadiuveranno
Alessandro Bergonzoni in questa nuova avventura.
Fufyo è il prescelto, tra milioni di uomini, forse predestinato
dal fato o forse dalla sua lucida perspicacia, sarà lui al quale
verrà affidato il compito dei compiti, il fulcro del pensiero
umano: trovare le 33 verità fondamentali dell'esistenza.
Fufyo ha la mente libera, un intuito felino, scarroccia solo quando
la logica è molto rigida, ma è un'aquila appena questa
può percorrere sentieri più impervi, è in grado
di dipanare ragionamenti sbriciolati, tenersi in equilibrio sui pensieri
più alti o riconoscere il senso anche quando non è compiuto.
Shinai, che ben conosce il mondo e ancora meglio i suoi abitanti, sa
che Fufyo è un uomo "adatto": a cercare, a trovare,
a vivere di solitudine sull'eremo della ricerca.
Gli lascerà poche scaglie di sapere, alcuni consigli e un grande
compito da portare a termine, poi lo abbandonerà a se stesso.
Fufyo non è uomo di meditazione, ma di azione mentale e l'eremo
diventerà la sua palestra del pensiero, non ascetica, ma odorosa,
gommosa, faticosa... Condirà con il sale dell'impossibile e l'olio
dei "non si può dire" ogni riflessione, distrazione
o classificazione, metterà i pensieri più profondi sotto
a quelli superficiali, vedrà cose che non è dato vedere
e scoprirà anche, insieme alle verità, tante innocue bugie.
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