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Fox
& Gould produzioni
presenta ZORRO di Margaret Mazzantini con SERGIO CASTELLITTO regia Sergio Castellitto |
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Un randagio delle emozioni Questo "Zorro"non è un eroe, non ha la maschera sul viso, né il mantello nero. E' un senza fissa dimora, un home-less, un randagio. Il suo è il racconto di un'erranza di gambe, ma soprattutto di zucca e di cuore. Perché lui, un po' spostato lo è, avendo trasferito la sua persona e tutto il suo corredo di pensieri buffi e tristi fuori dei luoghi della vita lecita. Il suo vagabondaggio attraverso i fetidi santuari urbani di mense, vagoni abbandonati, sobborghi, parchi pubblici, segue una traccia esclusivamente emozionale. La poesia c'è, quando resiste: ormai anche la vita di strada è balorda, barbara come questa stagione umana, densa di sperpero, di sgomento. Zorro non somiglia a nessuno, viaggia per conto proprio. Ha dalla sua tempo e occhi. Guarda in alto il volo degli uccelli migratori, e in basso il volto di chi incontra, di chi passa. Li accompagna con un pensiero, con un desiderio o con un calcio di ribrezzo. Il suo filosofare è allegro, arguto, senza "mordacchia", indefesso come il suo deambulare. Ma poi, ecco un colore, un profumo, un silenzio: l'agguato dei ricordi. Ed ecco affiorare il racconto di una vita abbandonata, fraintesa, lasciata in sospeso, a causa di una donna, di un cane, di uno sbaglio… Ed ecco un gemito di solitudine, una lacrima, una parola brutta, un grido. Languori da inadatto. E per fortuna, e per coraggio, che c'è il bere, l'inchiostro della notte e le sue stelle, e il fiato di un incontro, e un bacio che non si sperava. Brani di Zorro Il problema certe volte è la parola. Arrivo a sera che capace non ho aperto bocca, ho parlato tutto il giorno con me stesso, ma non ho aperto bocca. Allora mi sono inventato 'sto modo, mi racconto le cose, mi dico quello che faccio, mi do i consigli, le sgridate, e ho visto che è meglio, il suono è meglio. Perché la voce interna è pericolosa, non te ne accorgi e cali, vai sempre più giù in grotta, rimescoli il passato, e ti dai ragione, troppa, e troppi torti agli altri. E la voce, dentro, comincia a farsi grossa, la testa comincia a rimbombarti come un locomotore, senti l'eco, un fischio lungo che rimane. Ma siccome non sei muto, la voce piglia e una mattina esce, si fa un giro, ed è una voce brutta, che sputa contro tutti. E più gridi e più non ci capisci un cazzo, sei come un alveare senza la regina. La gente si spaventa, le piccolette di tredici anni che vanno a scuola, le vecchie con la tortina di riso, e tu lì, eremita sul marciapiede, sempre più incazzato, che vuoi spiegare a chi passa: la ragion di stato! La ragion di stato! Io sono un profeta! Io sono un principe! Dico solo che normale è una parola storta. Parliamo di frequenze e infrequenze, così mi sta meglio. Diciamo che è infrequente che la gente attraversi a cazzo come me. Io sono un infrequente. Infrequente è bello, è una rarità. E' come un fico a dicembre. Io sono un fico a dicembre, una ciliegia a gennaio, una pesca a febbraio… Com'è brutta la domenica! Il dopopranzo, dopo i bignè, con tutti i televisori accesi, i bambini nei parchetti, la fila all'altalena. Il padre che parla al cellulare con gli amici: dove siete?, la madre che parla al cellulare con gli altri amici: dove siete? Il bambino che non parla con nessuno: dove sono? Dove cazzo sono? Eppure mi mancate tanto. Zorro vi abbraccerebbe tutti, sì, vi imbarcherebbe tutti in un grande abbraccio. Una crociera del cuore. Tutti con le bandierine! Tutti con le bandierine! Tutti sul ponte a ballare! La notte è magica, il mare nero, sembra petrolio! O mare nero, o mare nero, o mare nero, tu eri chiara e trasparente come me… E io? Perché io non sono lì con voi? Il caffè! Io non l'ho avuto. Torna indietro, capitano! Ridammi la mia musica! Sono ancora giovane, sono ancora vostro! Voglio ballare, datemi la mano… ZORRO di Margaret Mazzantini Brani Non voglio perderti, amore mio. Non voglio perderti. E' l'alba, sono sveglio, sono già vestito, è ancora blu. Anna dorme ancora. Dimmi che sono ancora in tempo. Ti prego dimmi che sono ancora in tempo. Come sei bella, Anna. Zorro, la vedi com'è bella? Vieni, Zorro, vieni che ti metto il collare. Usciamo presto stamattina. Stamattina devo crescere, Zorro. Lei non vuole un bambino invecchiato, lei vuole un uomo. Ha ragione, sai? Le donne hanno sempre ragione. Sali, Zorro, sali in macchina, ci facciamo un giro. Guido e tu stai fermo, le orecchie basse, sul sedile. Ognuno ha un suo destino, sai? Non possiamo andargli contro. Non è lo stesso, dici, tu sei un cane, io un uomo, tu hai un guinzaglio, oh, anch'io ce l'ho! Un nodo che mi strozza l'anima, una mano nera che tira, si chiama destino. E non cercare di tornare indietro. Siamo arrivati, scendi. Non posso tenerti, io la amo. Scendi, cane. Io conosco l'odore dei suoi capelli. Scendi, cane. Lei mi bacia gli occhi quando dormo. Scendi, cane. Farò come vuole lei, tornerò al lavoro. Scendi, cane. Avremo un figlio, lo porterò al parco. Scendi, cane. Comprerò i bignè la domenica. Scendi, cane. Avevo un cane, sai?, da bambino, me l'ha portato via un amico. Un colpo basso del destino. Scendi, cane. Scendi. E non cercare di tornare indietro. E' rimasto lì, nella mia schiena, Zorro, le orecchie diritte, il pelo color piscio. Cazzo ha capito, non m'è corso dietro, s'è fermato, e c'era vento, e il pelo andava come una bandiera, come una nave che parte sulla banchina. Tornerò da Anna, prima che si svegli: sono qui, le dirò, il cane l'ho lasciato al suo destino, come una bandiera, come una nave che parte sulla banchina. Sono un uomo adesso, non sono più un bambino. Ho preso il guinzaglio e sono uscito a cercarti, Zorro. S'è fatto buio e non t'ho trovato. Ora torno indietro, ho detto, ma non sono tornato. Ho tolto la cravatta, ho messo su il guinzaglio. Era il mio destino, non si torna indietro. Stasera sì, stasera vado al diurno e mi faccio la doccia. Mi scortico d'acqua bollente, ne ho voglia. E se trovo la Simona col culo bello basso che ci pulisce tutti i gradini della scala mobile, la invito a mangiare un gelato da MacDonald. Forse ci viene. Forse mi fa un sorriso. Forse no. |
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