La Stampa, Mercoledì 28 giugno 2000
Dario Ballantini si mette in gioco al Festival di Asti
A duello con Petrolini il comico impossibile
Dopo i Cavalli marci dell'inaugurazione, il festival ridisegnato da Vittorio Sgarbi ha calato 1'altra sua carta. Televisiva anch'essa. Dario Ballantini, noto agli spettatori di "Striscia la notizia" come alter ego inamidato e impomatato di Valentino, ha proposto nel cortile del Palazzo del Collegio "Petrolini Petrolini". Argomento enorme, ambizioso, anche rischioso. Non solo perché con Petrolini si sono misurati, fra tanti, Gigi Proietti e Mario Scaccia, autori di spettacoli memorabili; ma soprattutto perché questo attore di genialità plebea e raffinata, autoironico al punto da esclamare, alla fine dei suoi giorni, "morire a cinquant'anni, che vergogna!", è una specie di incunabolo del teatro comico novecentesco. Delle sue tiritere, dei suoi nonsense, del dileggio sulfureo delle sue macchiette si sono nutriti in tanti. Misurarsi ancore con Petrolini. E come? Ballantini si pone la stessa domanda. Sul palcoscenico che è un po' case e un pó camerino di teatro con lo specchio, gli strumenti per il trucco, le parrucche eccetera, 1'attore si domanda quale possa essere la chiave che gli consentirà di appropriarsi di Petrolini in modo non bassamente parodistico. Telefona agli amici, agli esperti, e ciascuno gli dice la sua, chi incoraggiandolo, chi sconsigliandolo. Tra una telefonata e 1'altra, per suffragare una tesi o per contestarla, Ballantini esegue un numero. Ed ecco Giggi er bullo, Fortunello, I Salamini, Amleto, Nerone, Gastone: macchiette, parodie, e personaggi ormai leggendari. Ecco, a rimpolpare i passaggi da una bravo all'altro, alcuni passi dall'autobiografia, note affettuose con cui Petrolini rievocava i propri esordi o spiegava i meccanismi della propria comicità. Tutto questo, lo capite, è bellissimo. Uno dei grandi inventori della scena leggera e satirica torna a rivivere non solo con le proprie parole, che andrebbero rimeditate a tutti i livelli della vita artistica e politica, ma anche con 1'accurato lavoro mimetico di Ballantini, col suo garbato trasformismo fatto di giacchette a scacchi, nasoni, parrucchette e barbe, con la preoccupazione di riprodurre, a tratti, quella vocetta stridula, tremolante come un vecchio disco a 78 giri. Ma non tutto convince. Ballantini è efficace quando ha dinanzi a sé l'avversario", il totem. Vacilla quando gli manca l'ancoraggio, quando deve cavarsela da sé. In altre parole, diverte ed è bravo quando s'insinua nell'universo di Petrolini; sbanda, cede nell'ovvietà, sfilaccia il discorso e i tempi quando fa l'autore in cerca di personaggio. Ma gli applausi finali non sembrano rubati.
Osvaldo Gurrieri