La Stampa, 29 Novembre 1998
Donati & Olesen tra Paolo Conte e comicità rumorosa
Come certi autori di best seller che ogni anno sfornano un libro, anche la coppia comica Donati & Olesen obbedisce a un ciclo. E, come con gli scrittori, ti chiedi: era meglio lo spettacolo (il romanzo) precedente ? Forse la domanda non ha senso, ma è nata spontanea, l'altra sera allo Juvarra, dove i due bravi attori ? fantasisti hanno presentato "Barbablues" con la regia di Giovanna Mori. Lo spettacolo ha un doppio sguardo. Da una parte mira a Paolo Conte, da cui prende in prestito, per rendergli omaggio, canzoni, atmosfere, tipi umani; dall'altra sguazza nella comicità rumorosa, onomatopeica, cartoonistica che è, da sempre, il lievito di una teatralità imprevedibile, un poco assurda, tutta di rimessa. Nella nuova avventura scenica, i due sono alle prese con uomini senza donne che tra palestre, fumosità da Mocambo, esotismo sognato, cercano un centro a cui aggregarsi. Non chiediamogli una storia coerente. Sarebbe forzare la loro natura di clown urbani. Limitiamoci a seguirli nei loro flash teatrali, che in "Barbablues" si caricano di tormentoni, di parole e di situazioni che ricorrono e si sovrappongono. Così ascoltiamo, e torniamo ad ascoltare, la storia della ragazza che si è sposata. Con chi? Fiorisce un elenco di nomi e di parentele in cui è facilissimo perdersi. Vediamo l'omino che ha vinto un viaggio premio a Cuba, ma incappa in una giornata di scioperi feroci, che inglobano facchini, scale mobili, controlIori di volo, piloti e persino i paracadute. Sono le insensatezze di cui Donati & Olesen sono splendidi esegeti. Ma il fatto nuovo di "Barbablues" è nella musica, nel repertorio di Paolo Conte, che i due eseguono a modo loro, con i loro strumenti fantasiosi e bizzarri, ma sostenuti (a garanzia) da Massimo Fedeli, che fa miracoli con fisarmonica e tastiere. Tutto bene, dunque? Mah. C'è un calcolo che non torna, in questa creazione; c'è qualcosa che mina l'impianto e rischia di farlo esplodere. Che può essere? Non le gag, che suscitano risate e applausi; nemmeno l'utilizzazione degli oggetti, sempre geniale. E allora? Forse è proprio lo sguardo doppio, che, come in ogni strabismo, allarga le prospettive fino ad evocare il vuoto.
Osvaldo Guerrieri

La Repubblica 1 dicembre 1999
"Barbablues", un gioiellino sul palco dello Juvarra Donati & Olesen felicità e follia
È subito festa al Teatro Juvarra quando tornano Donati & Olesen. La scena si riempie di una felicità inventiva dirompente che, pur facendo leva su essenziali meccanismi del riso, è capace di rinnovarsi in una gamma pressoché infinita di varianti. Donati & Olesen sono una splendida evoluzione del clown, di cui conservano l'apparenza di un mondo deforme ma senza dolore, dove il ritmo della vita, di quella vita. nasce dalla musica, e nella musica trova la sua linfa vitale. Surreali oltre ogni logica, le loro gags sono capaci di inanellarsi in un fitto gioco di rimandi fino a costruire ? è la loro poetica ? una struttura drammaturgica che si fonda proprio sui tormentoni e sulle ripetizioni: serrate, fulminee, funamboliche e spesso imprevedibili. Su questa linea il loro ultimo spettacolo, Barbablues, è un piccolo gioiello, con una variante in più, però, con una scommessa forte per tentare un salto di novità. Di cosa si tratta? Della scelta di partire dalle musiche e dalle canzoni di Paolo Conte, ovvero dall'antitesi assoluta del loro universo: da un lato il clima malinconico dell'uggia quotidiana, dall'altro la frenesia assoluta. Ne nasce uno spettacolo che in apparenza sembra imparentato con un Varietà, per quel suo misto di "numeri" musicali e di scenette. Ma è solo il primo impatto. Da perfetti illusionisti della risata Donati & Olesen sanno manipolare parole e situazioni, e dal cilindro della loro follia esce una girandola irresistibile che tutto cattura e riplasma. L'inquietudine esistenziale e il buffo stravolto della vita si rincorrono in un labirinto di specchi deformanti, dove altro non. si fa che ridere, a crepapelle, della nostra stessa mostruosità. Destino beffardo del quotidiano, questo, che ci perseguita ta per strada, in casa, al lavoro, in palestra, dal barbiere, all'aeroporto e via via dappertutto, fin sulla sedia elettrica del condannato e ancora oltre, negli organi espiantati, per una guerra eterna senza esclusione di colpi. E inutile dirlo, si ride dall inizio alla fine, godendo di tante piccole genialità. la scena oltre a Giorgio Donati e Jacob Olesen è presente, in maniera determinante, Massimo Fedeli, virtuoso della fisarmonica e delle tastiere; la regia è firmata da Giovanna Mori
Alfonso Cipolla