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La Stampa, Venerdì 14 Luglio 2000
Folgorante avvio del 34° Festival teatrale in piazza Sant'Agostino,
elogi del pubblico alle protagoniste.
E Verezzi applaude "Anna dei miracoli" D'Abbraccio-Simona,
duello di bravura.
I camerini, ricavati come sempre nella vecchia scuola del paese,
sono un festoso ribollire di famigliari, di amici e di semplici spettatori
entusiasti, che vogliono complimentarsi con gli splendidi interpreti,
dopo averli salutati con prolungati, vibranti applausi al calar del
sipario. Su una parete, sono appesi due fax, spediti da Roma alla compagnia.
"La pioggia non può niente contro il successo", è scritto in uno. E
nell'altro, diretto a Romeo: "Arf, arf. Bau, bau". La firma? Tosca e
l'impronta di una zampa. Già, anche il cane Romeo è stato uno dei protagonisti
di "Anna dei miracoli", lo spettacolo che ha trionfalmente inaugurato
in una gremita (e intirizzita dal freddo) piazzetta Sant'Agostino la
34a edizione del Festival teatrale di Borgio Verezzi, a al termine è
venuto alla ribalta a prendere la sua dose di battimani, al guinzaglio
di Mariangela D'Abbraccio, strepitosa protagonista del dramma di Gibson:
proprio lei, insieme al regista Francesco Tavassi, lo aveva raccolto,
l'anno scorso, lungo un'autostrada dove ingrati padroni lo avevano abbandonato.
Ha avuto successo, a pieno, al di là dei dubbi della vigilia, legati
soprattutto alle difficoltà di rifinitura sul posto, con le prove ostacolate
dal maltempo, questo spettacolo fortemente voluto dalla stessa D'Abbraccio,
ansiosa come ripete a chi ora si felicita con lei "di portare sulla
scena la storia, realmente accaduta, che racconta la faticosa rieducazione
alla vita di Hellen, bambina sordocieca, da parte di Annie, caparbia
insegnante, attraverso il linguaggio: da molto tempo volevo confrontarmi
con questo testo di cui, però, un po' mi preoccupava la fisicità". E
il pubblico ha seguito con tensione assoluta i "corpo a corpo" dell'attrice
con la piccola Simona Biancalana, la dodicenne genovese che è stata
poi festeggiatissima per il suo promettente debutto. Tutti vogliono
stringerle la mano, darle un bacetto, chiederle l'autografo, farsi fotografare
con lei. Mezzanotte è passata da un pezzo, Simona è legittimamente stanca:
"Ho sonno, e sono affamata". Materna, proprio come in palcoscenico,
Laura Romano, l'attrice che fa Kate, la mamma, le sorride: "Sopporta,
è la tua serata".
Stefano Delfino
Corriere Adriatico, Domenica 14 Gennaio 2001
Grande interpretazione allo Sperimentale
Il miracolo di Mariangela D'Abbraccio
Ancona - Esiste ancora oggi nel mondo, un metodo per insegnare a
comunicare ai sordo-chiechi che porta il nome di Hellen Keller. È la
storia di Hellen e della sua straordinaria insegnante, l'abbiamo vista
l'altra sera allo Sperimentale portata in scena da un'intensa Mariangela
D'Abbraccio. Una vicenda reale accaduta in America alla fine dell'800
e che William Gibson ha raccontato con il titolo "Anna dei Miracoli".
Con l'adattamento di Giorgio Albertazzi e l'adattamento di Luigi Squarzina
e Desideria Pasolini, lo spettacolo è stato proposto dall'Arco Coop.
di Spartaco Paganini, nella rassegna Teatro Donna, che mantiene da anni
un suo pubblico affezionato. Un testo che ha precedenti gloriosi, come
uno splendido film in bianco e nero e un'interpretazione magistrale
di Anna Proclemer, vista anche in tv. Mariangela è una vigorosa Annie
Sullivan, dall'infanzia dolorosa passata in un ospizio per poveri "dove
si giocava nella camera mortuaria rincorrendo i topi, perché non cerano
giocattoli, e si dormiva fra vecchie pazze ricoperte di pustole e prostitute
alcolizzate". Perso il fratellino Jimmy da cui era stata subito divisa,
Annie era riuscita comunque a crescere e attraverso nove operazioni
agli occhi, a riconquistare la vista. Forte di queste esperienze decide
di dedicare la sua vita a insegnare a chi vive nel buio il modo di comunicare,
a restituirgli il diritto di vivere. Così dalla lontana Boston finisce
in Albania, in casa del capitano Keller e di sua moglie Kate, la cui
piccola figlia Hellen è trattata come un animaletto, senza udire e vedere
quello che le accade intorno. Una bambina difficile, a cui i genitori
cercano di alleviare la sofferenza con un inutile e dannoso pietismo.
Sarà molto difficile il compito di Annie, osteggiata prima di tutto
dai genitori della piccola che all'inizio la odia e la tratta come un
nemico perché è l'unica capace di dirle di no. Ma attraverso un durissimo
"corpo a corpo" con Hellen e la sua famiglia Annie riuscirà nel suo
intento, e quella bestiolina capace di esprimersi solo attraverso la
violenza riuscirà finalmente a comunicare con il mondo e a dire la sua
prima parola. Un momento commuovente che chiude i due atti di uno spettacolo
che cattura, grazie alla forza espressiva della D'Abbraccio e la bravura
della giovanissima attrice che sottolinea con una straordinaria professionalità
le tappe della "crescita" di Hellen. Tutto funziona a meraviglia, dalle
scene che ti trasportano rapidamente da un ambiente all'altro, alla
regia, fino al commento sonoro. Un piccolo gioiello per una grande prova
d'attrice.
Marina Roscani
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