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Corriere della Sera, Lunedì 20 Luglio 1998
"Sette spose per sette fratelli", il film è musical
Paganini: che fatica diventare un macho del West
Dopo aver cantato tanto sotto la pioggia, ora Raffaele Paganini balla
sotto la neve, sempre con un pessimo bollettino meteorologico. Ma quando
il bravissimo ballerino, tra una dozzina di rissosi colleghi in camicie
a quadri che fanno acrobazie nel ballo country-folk, con capriole triple
e volteggi sui tronchi, cita, con la massima naturalezza, la sua origine
"classica" volteggiando con balzi che annullano la forza di gravità,
a quel punto il pubblico della sala Tripcovich di Trieste esulta, ma
ha già i polpastrelli rossi, tanto ha applaudito. Il debutto di "7 spose
per 7 fratelli", con la Rancia diretta da Saverio Marconi, che denuncia
di aver pensato intensamente a Walt Disney, non poteva essere più felice,
"stoppato" da clamorose ovazioni. L'elettrico, divertente, spettacolo
ha un alto tasso fiabesco, perché la finzione è nel suo Dna e l'orchestra
dal vivo - ci sarà anche nella ripresa a Roma e Milano - diretta dall'italoamericano
Parrinello, fa la sua parte. Seguono effetti climatici specialissimi
e un po' strehleriani, la neve, la valanga, la primavera con i bocciolini
kitch. Pieno di ritmo, inventiva e di energia com'è, lo show non ha
nulla da invidiare al celebrato film di Donen del '54. La gente lo segue
col piacere di chi sa bene come andranno a finire le cose tra i 7 intrepidi
boscaioli dell'Oregon e le loro "Sabine" fidanzate, laggiù nel 1850,
e potrebbe salire sul palco e ripetere battute e refrain: come raccontare
di nuovo Biancaneve, ogni riferimento non è casuale. Ma la cosa buffa
è che se chiedete a Paganini come si sente a essere il capo tribù Adamo,
vi rivelerà: "In casa eravamo 11 fratelli, di cui 3 ballerini, quindi
conosco bene le gerarchie della grande famiglia virile. Mi sento più
magro, meno barbuto e meno alto di quell'omone che era sullo schermo
Howard Keel, ma soprattutto soffro nel recitare il ruolo del macho montanaro
che strilla alla moglie, perché non è nelle mie corde, mentre scatenarmi
nel ballo è il mio mestiere. Il film l'ho visto per la volta un Natale
di dieci anni fa, l'ho studiato bene e non l'ho più lasciato, così come
non lascerò la strada maestra del musical con Marconi. Anzi mi voglio
affinare, mi piacerebbe fare "Chorus line" o il felliniano "Nine". Non
c'è dubbio che il film, parodia del West arricchito da una splendida
colonna sonora country di di Mercer e De Paul (ma qui ci sono tre pezzi
in più, tra cui una preghiera e un acclamato balletto domestico con
le pentole), sia amatissimo. "Era il titolo cult di mia madre - dice
Tosca mettendo un paletto generazionale - e oggi è anche il mio, ma
non voglio ricalcarlo troppo. Io per esempio sono la dolce Milly che
però cerco di rendere meno eterea di Jene Powell: perché sono così,
caparbia, non mollo e finalmente, lavoro con gioia. Pochi sanno che,
prima che mi notasse Arbore, cominciai recitando; e ora ci torno, convinta
che bisogna alternare i generi. E mentre sogno di fare la bruttina in
"Passion", musical di Sondheim, andrò in Brasile in febbraio, dopo il
teatro, a promuovere il mio disco". E Gedeone, chi non lo ricorda? È
il fratellino minore, rossiccio, tremebondo, innamorato: si chiamava
Russ Tamblyn al cinema, si chiama Manuel Frattini in teatro, e continua
a essere un'acrobatica e simpatica rivelazione. "Lo confesso, io sono
proprio Gedeone, tenero e romantico come lui, fin da quando vidi il
film alla tv, naturalmente un Natale, e subito mi colpì. Cosà sogno?
Essendo portato ai ruoli disneyani, potrei domani volare come Peter
Pan o volteggiare anche come Aldino.
Maurizio Porro
La Repubblica, Mercoledì 22 Luglio 1998
Grande successo a Trieste dello spettacolo diretto da Saverio Marconi
con Raffaele Panini e Tosca
Tornare bambini con un musica
"Sette spose per sette fratelli" dal cinema al palcoscenico
Trieste - Per una volta si esce da un musical, rianimati da un successo
che definire caloroso sarebbe minimizzante (in realtà l'entusiasmo del
pubblico ha ottenuto un bis e fatto durare i ringraziamenti qualcosa
come venti minuti). Si esce da questo Sette spose per sette fratelli
- e per una volta siano lodati gli dei del Musical - canticchiando i
motivi delle canzoni appena ascoltate e se, qualche giusto rispetto
umano non ce lo impedisse, accenneremmo anche qualche passo di danza!
Cosa ha fatto il diabolico Saverio Marconi? Ci ha tutti ricollocati
nell'infanzia, ci ha messi di fronte a uno spettacolo per bambini (e
i bambini, si sa, sono golosi e frettolosi) con un ritmo infernale,
offrendoci interpreti che non si sa chi è meglio, un gruppo di coesione
formidabile e un uso delle immagini come si troverebbe a Disneyland,
ma anche come lo si trova negli archetipi infantili di ciascuno di noi.
Quando verso la fine dello show, dopo molta neve finta (e vistosamente!),
torna la primavera e la casetta dei sette fratelli più una sposa più
sei fidanzate è coperta di improbabili fiori, dal proscenio spuntano
una serie più o meno ordinata di fiori primaverili, appena un po' meno
improbabili e geniali di quelli che avranno nelle acconciature le sei
fidanzate al momento di sposare i sei fratelli ciascuno con il suo corrispondente
mazzetto di fiori appuntato al gilet. I sospiri di gioia del pubblico
andrebbero registrati e gli eccellenti interpreti dovranno imparare
a riattacare lo spettacolo perché le interruzioni degli applausi rischiano
di farne decadere il ritmo. Dunque Saverio Marconi ha colpito ancora
e aggiunge un'altra realizzazione impeccabile a quella che ormai è quasi
una collezione. E certo Marconi ha avuto la fortuna di fare il giro
di tutti i testi, di tutti i musical che ama o ha amato. Da questo "Sette
spose per sette fratelli" a "Cabaret" a "West side story" a "Grease"
a "Nine" (solo a Parigi) all'incantevole revival di "Il giorno della
tartaruga" alle novità con Arturo Brachetti e agli altri che dimentico
in questo momento. Resterà a noi cercare di capire a noi cercare di
capire il suo percorso, spiegarcelo e, se ci riusciamo, raccontarlo
ai lettori. Sta di fatto che Marconi sembra ormai essersi impadronito
del mezzo: le sue regie asciugano i musical fino all'osso creando un
rapporto canto-danza-recitazione (non necessariamente nell'ordine) che
ha un ritmo da farti trattenere il respiro. C'è poi al suo fianco un
gruppo di collaboratori provati, eccellenti e fedeli che sono responsabili
di una buona parte di questi successi: lo scenografo Aldo De Lorenzo,
la costumista Zaira De Vincentiis, Bruno Moretti con le sue squisite
orchestrazioni e, nel caso di questo "Sette spose" un giovane coreografo,
Fabrizio Angelini, che ha creato senza farsi sgomentare dalla grande
ombra di Michael Kidd (coreografo del film da cui il musical è tratto),
che ha creato coreografie originali, brillanti, piene di invenzione
e di rigore, osando qua e là, giustamente, l'inossidabile, come quando
assegna a Raffaele Paganini, nel pieno della forma, una gran variazione
di balletto classico nel bel mezzo di una serie di danze acrobatiche
e nei pressi di un incantevole numero di ispirazione jazz, questo inventato
da Angelini e aggiunto agli altri numeri di provenienza canonica. Raffaele
Paganini, ballerino e "pour cause", non è una sorpresa, però le esperienze
accumulate nel campo del musical lo hanno reso più brillante anche nel
canto e nella recitazione. Un sorpresa non sorpresa Tosca: non sorpresa
dato che ne conoscevamo già la splendida voce, sorpresa perché è talmente
a suo agio in questo tipo di spettacolo che sembra non aver fatto altro
per tutta la vita. Per concludere si ha sempre voglia, di fronte a un
gruppo all'interno di uno spettacolo, di partorire la propria scelta
e dichiarare "il più straordinario è…". Ebbene, i sei fratelli di Adamo
Pontipee (Paganini) sono talmente straordinari tutti che non resta che
citarli in ordine alfabetico, dei personaggi s'intende: Paolo Sigovich,
Christian Ginepro, Fabio Ingrosso, Fabio Monti, Giuseppe Rosignano e
Manuel Frattini che è Gedeone, il fratello più giovane.
Alvise Sapori
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