Corriere della Sera, Mercoledì 17 Novembre 1999
Un Simon divertente che se ne infischia della verosimiglianza.
L'amore bussa sempre due volte.
Neil Simon ha un dono inimitabile nel costruire commedie che sembrano realistiche e non lo sono affatto: i suoi scintillanti dialoghi non nascondono le cuciture della trama che rinviano ad un mondo quale si vorrebbe che fosse, non quale effettivamente è. Ma proprio queste due caratteristiche, realismo di superficie e sogno di fondo, costituiscono la formula vincente di Neil Simon, ormai considerato il maggior drammaturgo americano del dopoguerra (almeno nell'ambito della commedia). Prendiamo "Capitolo secondo" del 1978. C'è un vedovo inconsolabile, George. È uno scrittore, ha quarantadue anni, è reduce da un viaggio in Europa "per dimenticare". Poi c'è Jennis, che di anni ne ha trentadue. Anche lei è sola. Ha divorziato da poco. Sembra aver bisogno di un bel po' di tempo, per ritrovare se stessa. Invece Patrick Rossi Gastaldi a Edi Angelillo in "Capitolo Seeondo" (e questa è, almeno in parte, dal punto di vista del realismo, una disinvoltura) tra i due scoppia non la passione: che sarebbe troppo poco. Ma il vero amore. L'amore unico, irripetibile, quale nessun altro mai. Nel giro di cinque telefonate (in quattro minuti) e George e Jennie diventano inseparabili. Il che è probabilmente irreale, ma divertente in modo indiscutibile. l dialoghi salgono di tono (brillante), si fanno incalzanti, mettono allegria. Poi, siccome la vita continua e le commedie pure, Simon deve riempire il panettone (di zibibbo); o mettere, intorno allo zibibbo, un po' di panettone. Ed ecco, tra George e Jennie, i dubbi; ecco le perplessità dopo la fulminea luna di miele; ecco la separazione; ecco la riconciliazione finale e definitiva. È qui che reale e irreale sono massimamente indistinguibili; ed è a questa altezza che le commedie di Simon si fanno sovrabbondanti, verbose, un proflu vio di parole che sembrano normali, che pretendono di restituire normalità e quiete: per mandarci a casa, noi spettatori, rasserenati e tranquilli intorno al fatto che la vita va proprio come supponevamo che andasse. Patrick Rossi Gastaldi, che è ormai uno dei più collaudati registi di "teatro borghese", è anche, come attore, un credibile e misurato George. Accanto a lui recitano Edi Angelillo, un'attrice forse sottovalutata, Blas Roca Rey e Benedetta Mazzini, la figlia di Mina: assomiglia alla madre, ne ha i nervi e la risentita bellezza. Ha anche due o tre vistosi tatuaggi che la madre non aveva.
Franco Cordelli

La Repubblica, Giovedì 21 Ottobre 1999
"Capitolo secondo", regia di Gastaldi e il debutto della figlia di Mina
Le bizze del vedovo secondo Neil Simon

Roma - C'è da noi una tendenza sempre più diffusa a rioccuparsi del teatro di Neil Simon, questa stagione, e qua e là apunterà anche fuori il lato più serio della sua commedia comica, in specie matura. Accanto agli annunciati "I ragazzi irresistibili", "Risate al 23° piano", "Rumors", "Promesse, promesse", "A piedi nudi sul parco" e ai replicanti "Plaza Suite" e "Stanno suonando la nostra canzone", ha debuttato al Teatro della Cometa di Roma, adottato dalla Società per Attori, "Capitolo Secondo" risalente alla fine del `77, testo che tratta il tema di una vedovanza con relative turbe (vissute dall'autore) e con bizzarro e fatale ristabilimento, poi, delle facoltà sia sociali che sentimentali. una macchina di battute, questa commedia messa in scena e cointerpretata nel ruolo dello scrittore in crisi d'affetto da Patrick Rossi Gastaldi con sapienza di ritmi, buona gamma di umori, calibrate e sciolti coinvolgimenti di tutto il cast che si prende qualche anagrafica licenza ma non delude per niente scommettendo sul debutto in palcoscenico di Benedetta Mazzini, figlia di Mina, slanciata, bella, munita di voce che non smentisce le radici materne. In "Capitolo secondo" questa donna ragazzona impulsiva ha una parte complemento, è l'amica attrice del cuore di un'altra attrice (Edi Angelillo) che, apppena divorziata, per una serie di coincidenze entra in contatto e in progressiva intimità con l'intellettuale ancora disorientato dalla perdita della moglie. Il plot di questa strana commedia sulla convalescenza dell'animo umano dopo un lutto che paralizza è, si, una vicenda di involuzioni e relazioni di arguto linguaggio, d'una casta borghese da psicanalisi, però per certi aspetti è anche il corrispettivo teatrale di un film di Woody Allen, con lo scrittore assistito in primis da un fratello consulente e provocatore cui Blas Roca Rey riserva una assai simpatica verve da picchiatello, con l'insinuarsi nella vita del vedovo di una nuova compagna di vita prima restia a rapporti ma poi pronta ad abboccamenti con l'uomo di penna mentre l'amica di lei finirà per tentare una disastrosa avventura col fratello di lui. Più che il lieto fine, di questo lavoro piacciono gli impedimenti, le smagliature (persino quelle verbali di Rossi Gastaldi), i contrattempi, le impotenze, i ritegni, le fobie. Quanto all'impianto dello spettacolo, ben congegnato nella doppia scenografia di Alessandro Chiti, c'è da apprezzare l'assenza di compiacimenti convenzionali. C'è un motore, un testo con qualche malinconia che non guasta, un assieme che è affiatato, e Benedetta Mazzini fa un ingresso disinvolto nello spettacolo.
Rodolfo Di Giammarco

Il Tempo, Lunedì 27 settembre 1999
"Capitolo secondo" piace il lieto fine

fine In prima nazionale, ha aperto la stagione del Teatro della Cometa "Capitolo secondo" di Neil Simon. Commedia "autobiografica" ("la prima regola nella scrittura è quella di scrivere cose che si conoscono bene, noi stessi, la nostra famiglia, i nostri amici" ha detto Simon una volta, ma per sua stessa ammissione, anche "la più dolorosa"), è la storia di uno scrittore, rimasto vedovo dopo dodici anni di matrimonio, e di una attrice, cinque anni di vita comune conclusi con un divorzio. Si conoscono, più o meno casualmente, al telefono, "amene conversazioni a denti stretti", perché ambedue non se la sentono di andare oltre, lui aggrappato al fantasma della moglie e in preda all'autocommiserazione, lei choccata dalla propria storia finita male. Attorno ai due, si agitano, ciascuno con le proprie crisi matrimoniali, il fratello di lui, giovane agente teatrale, e la più cara arnica di lei, giovanissima attrice. Contrappunto, le loro storie, a quella principale. Fulmineamente, e con matrimonio, i protagonisti cedono ai nuovi sentimenti ma l'unione va verso il naufragio altrettanto rapidamente, dopo una disastrosa luna di miele, confessione e confronti, lui carnefice an che di se stesso e lei vittima ma mai rassegnata a perderlo. Momentanea separazione, dopo liti, drammatiche e disperate, ma alla fine tutto va a posto perché... questa è la vita. Tutto va a posto anche tra il fratello di lui e l'amica di lei perché, pur avventurosamente, iniziano una propria storia. Dialogo e battute scoppiettanti ma anche difficili prese di coscienza, comicità brillante ma anche momenti drammatici di grande sincerità e commozione. Patrick Rossi Gastaldi, anche regista molto accorto, regge con padronanza il ruolo dello scrittore (che, poi, come si è accennato all'inizio, non è che lo stesso Neil Simon); Edy Angelillo, tenera, appassionata, amorevolmente caparbia, è la sposa di un "Capitolo secondo" di vita. Benedetta Mazzini, quasi al suo esordio in palcoscenico, è la giovane amica di lei, leggerina e pimpante con la sua sete di vivere; Blas Roca Rey è l'effervescente ragazzone che ama più che altro trovare gioia spensierata nella propria esistenza quotidiana. Debutto molto applaudito, tra divertimento e riflessioni.