|
La Sicilia, Mercoledì 15 settembre 1999
L'attore protagonista del "Padre della sposa" nel ruolo che
fu di Spencer Tracy
Nostalgico D'Angelo
Catania - niente realismo, niente intenti satirici ("La satira è quella
cosa che chiude dopo quattro repliche"), niente messaggi impegnati ("I
messaggi è meglio che li porti il fattorino del telegrafo"), ma ritmo,
accattivante immediatezza, dialoghi svelti e brillanti, sentimentalismo
e comicità sapientemente miscelati, e costante attenzione al botteghino:
sono le regole auree del teatro di Broadway, sulle quali sono state
costruite decine di commedie di successo, prodotti confezionati con
grande perizia artigianale, macchine perfettamente funzionanti non solo
sul palcoscenico ma anche sullo schermo, e pressoché inossidabili. Come
"Il padre della sposa" di Caroline Francke, che a quasi mezzo secolo
dalla celeberrima versione cinematografica di Vencente Minneli con Spencer
Tracy e Liz Taylor è stata recentemente rivisitata nel divertente remake
hollywoodiano con Steve Martin, e, in Italia, viene ora riportata sulla
scena da Gianfranco D'Angelo: in entrambi i casi con immutato successo.
Successo ascrivibile, certamente, alle qualità della pièce, al tema
sempre attuale del rapporto tra diverse generazioni, e per altro verso
a qualche segreto richiamo, a un'impalpabile profumo di nostalgia per
i non più giovanissimi. Ma anche alla scorrevolezza dell'adattamento
curato dal catanese Mario Scaletta (pur con qualche forzatura e sfasatura
nella trasposizione della vicenda nell'Italia dei nostri giorni), all'attenta
regia di Sergio Japino (pur con qualche smagliatura sul piano del ritmo,
e qualche sconfinamento dai toni della commedia a quelli della farsa),
alla colorata funzionalità delle scene di Laura Forlani e Andrea Bianchi
e dei costumi di Graziella Pera; nonché, in misura determinante, alla
rassicurante bonarietà di Gianfranco D'Angelo, padre severo e burbero
soltanto in superficie anche se - come in fondo tutti i padri - geloso
e possessivo nei confronti della figlia, soprattutto se innamorata "di
un altro". Figlia che, nell'edizione presentata lo scorso giovedì sera
per il cartellone del XXXI festival nazionale del teatro, al caloroso
pubblico di un Metropolitan gremito in ogni ordine di posti, era la
pepata e scintillante figlia d'arte Simona D'Angelo (che si alterna
nel ruolo con Brigitta Boccoli); mentre la madre era una Erica Blanc
tutta sorrisi e birignao; il fidanzato e infine genero un ottimo Alessandro
Spadorcia, i consuoceri - propensi a qualche eccesso caricaturale così
come Mario Scaletta nel ruolo del cerimoniale Frank - Mimma Lovoi e
Mimmo Manca.
Rita Gari
Gazzetta di Parma, Lunedì 31 gennaio 2000
Romanzo, cinema e palcoscenico con D'Angelo in gran forma
Dal romanzo al cinema (con remake), e dal grande schermo al palcoscenico:
ha fatto ridere di gusto il pubblico del Nuovo Teatro Pezzani, molto
folto, "il padre della sposa", interpreti principali Gianfranco D'Angelo,
Erica Blanc e Simona D'Angelo. Interno di casa: marito e moglie aspettano
il ritorno della figlia che, una volta seduti tutti intorno alla tavola,
cercherà di dire, nel modo più indolore possibile, che lei ha conosciuto
un uomo, un uomo meraviglioso, e che, si, intendono proprio sposarsi….
Capisce che a soffrirne di più sarà il padre, la cui aggressività nei
confronti di quell'intruso che ancora non conosce, che vuole portargli
via la sua bambina, nasce proprio dal desiderio di proteggerla. Ma ormai
la decisione è presa: e a motivare tale scelta è proprio l'amore… Gianfranco
D'Angelo si rende buffo sin dal dall'inizio, evocando le tenerezze di
padre quando la figlia era ancora piccola, si veste da coniglione, ricorda
le filastrocche che la divertivano… "Il padre della sposa", nella prima
versione cinematografica, 1950, regia di Vincente Minnelli, aveva come
protagonisti Spencer Tracy nel ruolo del padre e Liz Taylor in quello
della figlia. Nella nuova versione, 1991, regia di Charles Shyer, la
figlia è Kimberly Williams, il padre Steve Martin. Nello spettacolo
teatrale, regia di Sergio Japino, si conservano i momenti di riflessione
del padre, con brevi passaggi in cui la luce si abbassa, con attualizzazioni
legate in particolare alla comicità di Gianfranco D'Angelo che inserisce
qua e là battute sparse sul nostro presente. Forse Kathy si è innamorata
di Manfredi anche perché assomigliava al padre: entrambi tendono ad
essere distratti, a combinare disastri - ma anche a essere affettuosi,
capaci di grandi tenerezze. La scenografia si chiude creando degli esterni:
nel riaprirsi svela situazioni mutate, la casa dei futuri consuoceri
per esempio, o anche l'appartamento iniziale, ma trasformato radicalmente
dagli addobbi…. Perché il fidanzamento ha come suo destino naturale
il matrimonio. Una grande cerimonia - che naturalmente deve pagare il
padre della sposa!…. Del resto i genitori di Manfredi sono ricchi, aristocratici
anche se a volte svelano strani comportamenti, lui ride in modo sorprendente,
lei sbaglia spesso nel parlare (la cifra può essere "astronautica",
l'età "veranda", Cellini "Bentornato", e così via). Madre e figlia si
alleano. Viene chiamato anche un esperto in matrimoni, un tipo un po'
ridicolo che crea nuove occasioni di comicità…. Altri equivoci, dispetti,
riappacificazioni… Ma ciò che funziona è il ritmo, i momenti di sospensione
prima della battuta, il piacere di divertire con un eccellente ritmo
teatrale. Tante le risate e lunghissimi gli applausi al termine.
Valeria Ottolenghi
|