L'unità, mercoledì 20 gennaio 1999
Benvenuti, memorie di vita da cabaret
Il nuovo spettacolo a Roma con la storia di due comici che si incontrano

Roma - Alle sfaccettature Alessandro Benvenuti ci è abituato. Almeno da quando ha fatto a teatro, e tutto da solo, la pluralità della famiglia Gori, dal nonnetto novantenne alla piccola di due anni. Non è un grosso problema, dunque, destreggiarsi in un nuovo spettacolo in veste di autore, attore e regista della pièce, anche perché con "Un passato da melodici moderni" (in scena al Manzoni) Benvenuti pesca nel noto: nel suo stesso passato di cabarettista. Lo affianca, per di più, Daniele Trambusti, che divide con lui medesimi ricordi e trascorsi. Teatro della memoria? Non solo, il passato fornisce spunti a Benvenuti per fare riflessioni ad alta voce su una condizione esistenziale più generale. Niente voli pindarici, per carità, la vita è una cosa che si consuma alla buona - come per la maggior parte delle persone, come per Arturo e Lele, ambedue male in arnese, che si ritrovano a provare alcuni numeri di cabaret per svoltare una serata. Un po' il caso, un po' la necessità permettono ai due di chiarirsi anche a proposito dei dissapori che li divisero anni prima. Partita in sordina, quasi come "marchetta", l'occasione che li riunisce sarà un punto di svolta. Anzi il destino ha in serbo per Lele persino una moglie e dei figli, sotto forma di custode "bionda e svaporata" (Sonia Grassi) e per Arturo un futuro come viticultore nell'isola di Pasqua. Concepito all'interno di un percorso drammaturgico in cinque puntate, "Un passato da melodici moderni" insiste volutamente su toni minori, su tematiche del quotidiano che sfiorano l'attualità (il factotum slavo) e si ripiegano sul come eravamo in chiave familiare. Un darsi del tu che Benvenuti predilige anche nei suo film, ma che non esclude, anzi porta in prima linea la necessità di un ispessimento drammaturgico (assonante, in questo, con un altro autore toscano come Chiti, con il quale infatti l'artista collabora spesso, piuttosto che con la guitteria a sorpresa di Benigni). Il mélange riesce meglio nei battibecchi, engli a tu per tu (in cui Benvenuti sfodera irresistibile presenza scenica), mentre perde di convinzione quando si gingilla alla ricerca di una buona battuta. oPpure funziona quando Benvenuti rilancia in surreale con personaggi come Vittorino del Mitico 11 (in scena alla Cometa, con Vito). Il rischio è che il "tono minore" sfugga a palati resi avvezzi alla grana grossa di tanta tv. Ma se lo si afferra, la nostalgia ha un sapore struggente, quasi felliniano.
Rossella Battisti

Il Giornale della Toscana, Giovedì 25 gennaio 2001

Incanta il sorriso malinconico di Benvenuti
Ieri in prima nazionale al Puccini, "Passato da melodici moderni" ha conquistato la platea

È uno spettacolo che lascia l'amaro in bocca, quello di Alessandro Benvenuti che è in scena al Teatro Puccini di Firenze fino a domenica prossima. Provare per credere. "Un passato da melodici moderni" - prima andata benissimo e sala esaurita - è uno di quelle perle che raramente si trovano sulla ribalta nazionale. La storia, scritta e diretta dallo stesso Benvenuti, è quella di due guitti che si ritrovano dopo cinque anni per preparare una serata a Rho, nella casa di un mobiliere. I due si conoscono da 20 anni: si apprezzano e si odiano con una tale intensità che fa pensare subito a una coppia di complici. Eppure a causa di una donna - sempre loro, verrebbe voglia di dire - i due si lasciano. E si ritrovano in bolletta: Benvenuti mangia solamente una volta al giorno e Daniele Trambusti è finito in un giro d'usura. Le battute non mancano. Anzi, sono il sale dello spettacolo. Ma la comicità che esce dalla penna di Benvenuti fa pensare tanto alle situazioni che imbastiva Gogol per i suoi romanzi. In più, le frasi che escono sembrano quelle stampate all'inizio del secolo da Karl Kraus, autore de "Gli ultimi giorni dell'umanità", oltre che prolifico direttore di quotidiani tedeschi. E così si scopre che la donna tanto contesa in realtà era l'amante di un narcotrafficante colombiano che si era finta donna ingenua per non essere scoperta dalla Digos. Eppure quello che più colpisce, in questa storia, è l'assoluta crudeltà della vita. Una vita che molti attori, seppure dotati, sono costretti a vivere. Ed ecco che Benvenuti e Trambusti sembrano far rinascere una strana coppia tutta all'italiana: scrittore "negro" pronto a sacrificare la sua fama per il bene della scena il primo, guitto irrascibile e dolcemente rancoroso il secondo. Gettati su un teatro dove fare le prove e che già accoglie le scene di "En attendant Godot" i due sembrano perfettamente a loro agio in questa nuova veste di marionette beckettiane. Anzi, a voler essere pignoli, "Un passato da melodici moderni" potrebbe tranquillamente porsi sulla scia del testo teatrale irlandese che ha sconvolto i canoni classici. Solo che in questo caso, invece di Godot, i due aspettano una Vita che cambi aspetto. O per dirla alla Benvenuti: "Cambiamo questi vestiti, perché i vestiti sembrano destini". C'è anche Annalisa Favetti, bionda un po' svaporata dalle curve tutte sexy, che gigioneggia sul palco. L'attrice è brava e non manca un tempo, in una commedia che impone e s'impone per la sua originalità. Benvenuti suona la chitarra, rivelando così un volto - o una passione - del suo passato. Trambusti fa lo stesso. I due si intuiscono che è una meraviglia. Il pubblico ride, sorride, s'immalinconisce, stenta a credere a quello che vede. Comunque rompe ogni sua emozione in sonori applausi. Alla "prima" fiorentina di ieri sera erano presenti, tra gli altri, Barbara Vernassa - una delle donne che da "dietro le quinte" fa molto per il teatro - e anche il comico Andrea Muzzi. In sala c'erano anche il primo cittadino di Firenze Leonardo Domenici e la moglie Geraldina Fiecheter, che volevano passare in incognito una serata a teatro ma no ci sono riusciti.
Simone Innocenti