Habanera
presenta



PETROLINI, PETROLINI
atto unico tratto dalle opere di Ettore Petrolini

con
DARIO BALLANTINI


regia di
Stefano Cavallini e Dario Ballantini

al contrabbasso Nino Pellegrini
alla fisarmonica Angelo Battaglia
scene e costumi Patrizia Ascione
disegno luci Dario Chiarugi


Livornese, classe 1964, Ballantini si misura ormai dal 1983 con un trasformismo artigianale (valorizzato anche da alcuni registi cinematografici quali Silvano Agosti "L'Uomo Proiettile"; Alessandro Benvenuti "Zitti e mosca", Pupi Avati "Festival" e Paolo Virzì "Baci e abbracci") che lo pone a metà strada tra Noschese e Fregoli e che lo ha fatto conoscere al pubblico per la permanenza al tg satirico "Striscia La Notizia", dove incarna personaggi caricaturati come Margherita Hack, Ignazio La Russa, il garante Rodotà, Dario Fo, Paola Borboni, Vittorio Cecchi Gori e quel Valentino stilista che lo ha portato alla notorietà. Già nei suoi spettacoli di trasformismo, però, si affacciava sovente tra i suoi prescelti il personaggio del Gastone di Petrolini, così fuori tempo rispetto agli altri del suo repertorio, ma che denotava l'amore di Ballantini verso questa grande figura del varietà e la sua curiosità di ricercare tutti i particolari e i trucchi delle migliori caratterizzazioni, anche quelle meno note. Nasce così questo lavoro per il teatro Petrolini Petrolini". Si tratta di un grido, dell'evocazione non sempre sommessa del mito, dell'esternazione di una convinzione profonda che il protagonista, giovane attor comico, insicuro già nelle intenzioni "... e poi il clown ci sta bene; piace, è poetico, è un classico; piange, ride... Certo è vero, il clown è un po' antico… "vuole trasformare in lavoro teatrale, nonostante i consigli contrari di amici, veri o presunti "Sai cosa devi fare tu? L'attore drammatico, sì, l'attore drammatico. Te l'ho già detto tante volte, tu non fai ridere, e forse non vuoi nemmeno far ridere; vuoi fare l'attore comico demodé ma non fai ridere nessuno..." Siamo ai nostri giorni e soprattutto per questo nessuno trova che l'idea sia buona, ma il protagonista trae spuntoda ogni obiezione o suggerimento per mettere in scena nella propria abitazione, come un palcoscenico appunto, alcune delle possibili chiavi di lettura del Petrolini demenziale, futurista, comico e superficiale o profondo (a seconda delle critiche mosse a suo tempo contro di lui). Rivivono così, tra riflessioni e pensieri buttati lì, gran parte dei migliori personaggi creati dal genio comico petroliniano: da Fortunello e Gastone, da Amleto a I Salamini, da Giggi er bullo a Nerone; essi rivivono in una forma volutamente in bilico tra ammirazione e insinuazioni. Persino le stesse spiegazioni con le quali Petrolini contrattaccava le critiche, fornendo i perché della sua comicità e del suo successo, sono state riprese e inserite organicamente nel lavoro. Il risultato è un'immagine a tutto tondo dell'intero e autentico fenomeno Petrolini, contrappuntato da continui cambi di registro che illustrano con precisione, e con un ampio spettro, la vis comica e grottesca del grande attore romano, esplosa negli anni trenta. E Ballantini interpreta tutti i personaggi, compresi gli pseudo amici consiglieri, spesso invidiosi, che lo vessano con le loro spiegazioni contro 1'opera di Petrolini e del suo rapporto con il regime fascista "...Vatti a leggere la storia di comici come Cecchelin o Brugnoletto, che vennero perfino confinati e incarcerati perché facevano vera satira contro il Duce ...."; e anche se non riuscirà veramente a mettere in scena il suo idolo, alla fine si identifica con lui " il germe petroliniano ha influenzato tutti dopo di lui..." fino a convincersi ancora una volta della grandezza di Ettore Petrolini.
Stefano Cavallini