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Livornese, classe 1964, Ballantini
si misura ormai dal 1983 con un trasformismo artigianale (valorizzato
anche da alcuni registi cinematografici quali Silvano Agosti "L'Uomo
Proiettile"; Alessandro Benvenuti "Zitti e mosca", Pupi Avati "Festival"
e Paolo Virzì "Baci e abbracci") che lo pone a metà strada tra Noschese
e Fregoli e che lo ha fatto conoscere al pubblico per la permanenza
al tg satirico "Striscia La Notizia", dove incarna personaggi caricaturati
come Margherita Hack, Ignazio La Russa, il garante Rodotà, Dario Fo,
Paola Borboni, Vittorio Cecchi Gori e quel Valentino stilista che lo
ha portato alla notorietà. Già nei suoi spettacoli di trasformismo,
però, si affacciava sovente tra i suoi prescelti il personaggio del
Gastone di Petrolini, così fuori tempo rispetto agli altri del suo repertorio,
ma che denotava l'amore di Ballantini verso questa grande figura del
varietà e la sua curiosità di ricercare tutti i particolari e i trucchi
delle migliori caratterizzazioni, anche quelle meno note. Nasce così
questo lavoro per il teatro Petrolini Petrolini". Si tratta di un grido,
dell'evocazione non sempre sommessa del mito, dell'esternazione di una
convinzione profonda che il protagonista, giovane attor comico, insicuro
già nelle intenzioni "... e poi il clown ci sta bene; piace, è poetico,
è un classico; piange, ride... Certo è vero, il clown è un po' antico…
"vuole trasformare in lavoro teatrale, nonostante i consigli contrari
di amici, veri o presunti "Sai cosa devi fare tu? L'attore drammatico,
sì, l'attore drammatico. Te l'ho già detto tante volte, tu non fai ridere,
e forse non vuoi nemmeno far ridere; vuoi fare l'attore comico demodé
ma non fai ridere nessuno..." Siamo ai nostri giorni e soprattutto per
questo nessuno trova che l'idea sia buona, ma il protagonista trae spuntoda
ogni obiezione o suggerimento per mettere in scena nella propria abitazione,
come un palcoscenico appunto, alcune delle possibili chiavi di lettura
del Petrolini demenziale, futurista, comico e superficiale o profondo
(a seconda delle critiche mosse a suo tempo contro di lui). Rivivono
così, tra riflessioni e pensieri buttati lì, gran parte dei migliori
personaggi creati dal genio comico petroliniano: da Fortunello e Gastone,
da Amleto a I Salamini, da Giggi er bullo a Nerone; essi rivivono in
una forma volutamente in bilico tra ammirazione e insinuazioni. Persino
le stesse spiegazioni con le quali Petrolini contrattaccava le critiche,
fornendo i perché della sua comicità e del suo successo, sono state
riprese e inserite organicamente nel lavoro. Il risultato è un'immagine
a tutto tondo dell'intero e autentico fenomeno Petrolini, contrappuntato
da continui cambi di registro che illustrano con precisione, e con un
ampio spettro, la vis comica e grottesca del grande attore romano, esplosa
negli anni trenta. E Ballantini interpreta tutti i personaggi, compresi
gli pseudo amici consiglieri, spesso invidiosi, che lo vessano con le
loro spiegazioni contro 1'opera di Petrolini e del suo rapporto con
il regime fascista "...Vatti a leggere la storia di comici come Cecchelin
o Brugnoletto, che vennero perfino confinati e incarcerati perché facevano
vera satira contro il Duce ...."; e anche se non riuscirà veramente
a mettere in scena il suo idolo, alla fine si identifica con lui " il
germe petroliniano ha influenzato tutti dopo di lui..." fino a convincersi
ancora una volta della grandezza di Ettore Petrolini.
Stefano Cavallini
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