Associazione Culturale Mondo Musica
presenta



LA VEDOVA ALLEGRA
di Franz Lehàr

con
MARINA HOHLOGORSKA
OREST SYDIR
SVETLANA RASINA

e con
GABRIELE VILLA


regia di
Giuseppe Visciglia

direttore d'orchestra Myron Yusypovich


Il teatro dell'opera e balletto di Lviv (Leopoli - Ucraina). II teatro dell'Opera di Lviv, inaugurato nel 1900, è stato progettato dagli stessi Architetti - H. Helmer e F. Felner - che, in precedenza, avevano curato la realizzazione dei teatri di Vienna e Odessa, con la stessa impronta monumentale e grandiosa. Per la sua davvero imponente struttura, viene classificato, dopo quello di Kiev, come il teatro piu' importante di tutta l'Ucraina; con un organico che vanta, nel suo complesso, più di 600 persone ed un repertorio di ampissima varietà e primissima qualità artistica. L'attività del teatro "Ivan Franko" si è sempre caratterizzata, sin dall'inizio, per la sua politica di illuminata impostazione gestionale e produttiva, che I'hanno portato ad imporsi all'attenzione del mondo culturale. Come, ad esempio, quando, già nei lontani anni dal 1904 al 1909, ha offerto la sua ospitalità a numerose Compagnie italiane che presentavano opere dove si esibivano i cantanti lirici più famosi del tempo, quali: Enrico Caruso, Mattia Battistini e Gemma Bellincioni. Nell'arco della sua lunga e gloriosa storia ha allestito quasi 250 "prime", di allestimenti di altissimo livello artistico, variando dal genere lirico a quello dell'operetta, e dal balletto alla commedia musicale. Negli ultimi dieci anni, il Teatro di Lviv, ha effettuato anche numerose tournées nei più importanti paesi europei riportando, ovunque, successi clamorosi ed ha avuto, inoltre, ripetute richieste, per i suoi Artisti più noti, da parte dei maggiori teatri americani. Ultimamente, nel 1997, è stato chiamato a rappresentare, in Austria, una sua splendida edizione di "AIDA' di G. Verdi e, nel 1999, ha inaugurato il "Festival di Cracovia" con "La Boheme" di G. Puccini, ottenendo autentiche ovazioni. Nel 2000, anno estremamente importante per questo Teatro, in cui si svolgeranno i festeggiamenti per la ricorrenza del suo centenario, verrà messo in scena, con un grandioso allestimento, il "Nabucco" di G. Verdi, per la regia di Giuseppe Visciglia. Le celebrazioni di questo straordinario avvenimento vivranno il loro momento culminante quando, il Santo Padre, in occasione del viaggio che effettuerà in Ucraina nella prossima estate, visiterà la città di Leopoli (Lviv), nei giorni 22 e 23 di Luglio, e onorerà proprio il Teatro "Ivan Franko" presenziando, con l'alta solennità della sua persona, ad una rappresentazione pubblica. L'invito più volte rivolto a questo prestigioso Teatro, da parte di "Mondo Musica", per indurlo a portare "La vedova allegra" di Franz Lehàr in ltalia, dopo tante insistenze, è stato finalmente accettato: così, nella prossima Stagione, avremo la possibilità di poter offrire un evento teatrale di indubbio fascino scenico e di notevole suggestione spettacolare. Una proposta di spettacolo di assoluta qualità e sicuramente in grado di dimostrare come la musica, a volte, possa essere il miglior ambasciatore per promuovere la cultura e la conoscenza fra i popoli.

Primo Atto
Parigi, 1905. Nell'ambasciata del piccolo, e immaginario, regno di Pontevedro, il barone Mirko Zeta dà una festa per il genetliaco del Sovrano. Nelle danze le coppie si intrecciano: Camillo De Rossillon corteggia la moglie dell'ambasciatore, Valencienne; il visconte Cascada corteggia la moglie del console Bogdanovich, Silviana; Raul de Saint Brioche corteggia la moglie del consigliere d'ambasciata Kromow, Olga. Tutti sono in ansiosa attesa di Anna Glavari, la bella vedova del ricchissimo banchiere di corte. il quale, morendo, le ha lasciato un'eredità di 30 miliardi. Anna desta subito l'ammirazione dei presenti. per il suo fascino, ma soprattutto per i suoi miliardi. Un grave problema assilla l'ambasciatore: la vedova non deve sposare uno straniero, perché la perdita dell'ingente somma metterebbe in crisi le finanze del piccolo stato pontevedrino. A tale scopo incarica Njegus, suo cancelliere, di sorvegliare la bella concittadina e tenta di indurre il segretario dell'ambasciata, il conte Danilo Danilovich, a sposare Anna. L'incarico non rende felice Danilo, che preferisce passare il suo tempo tra le allegre donnine di "Maxim". Il vero protagonista è un ventaglio, appartenente a Valencienne, sul quale Camillo ha scritto la frase: "Io vi amo"; il ventaglio capita nelle mani del geloso Kromow, il quale così sospetta della propria rnoglie. Il barone Zeta, per evitare scandali, dichiara di averlo regalato egli stesso a sua moglie. Nell'incontro tra il conte Danilo e la seducente vedova, lei gli rimprovera di averla abbandonata, quando in Potevedro erano giovani e innamorati, lui nobile e ricco, lei povera. Danilo confessa di aver ubbidito ad uno zio che minacciava di diseredarlo. Ora lei è vedova e ricca, ma è ancora Danilo a sfuggirla, temendo che lei pensi che lui agisca per interesse. Valencienne intanto tormenta il povero Camillo: ora esige che lui faccia la domanda di matrimonio alla vedova. Così lei rimarrà una donna onesta, fedele e infelice. Alla fine della festa inizia il gioco delle elezioni delle signore: ogni dama dovrà scegliersi un cavaliere per la danza. Tutti vogliono ballare con Anna che rifiuta; Valencienne la invita a scegliere Camillo, ma Anna sceglie, Damlo, che finge di cedere il privilegio per 100.000 franchi da darsi in beneficienza. Nessuno accetta la proposta. Si fa avanti Camillo, rna Valencienne gelosa, lo fa rinunciare. Ora il campo è libero. Un giro di valzer tra Anna e Danilo suggella il loro primo incontro.

Secondo Atto
Nella villa di Anna Glavari, gli ospiti parigini si congratulano con la padrona di casa per la sua festa in costume pontevedrino. Anna promette di organizzarne un'altra, riproducendo l'ambiente di "Maxim", il ritrovo preferito da Danilo. ll barone Zeta, temendo che De Rossillon si innammori della ricca vedova ma, sapendo da Njegus che egli ha già un'amante, affida proprio a Valencienne, sua moglie, il compito di far fuggire De Rossillon con la sconosciuta. Un'altro incontro tra Anna Glavari e Danilo non li avvicina di più, nonostante la dolce melodia di un valzer. Giunge un dispaccio cifrato dal Pontevedro: si sollecita l'ambasciata ad inviare un rapporto sulla vedova, e l'ambasciatore con gli altri funzionari decidono di riunirsi poco dopo in un chiosco del giardino per stilare la risposta. Valencienne risponde alla pressante insistenza di Camillo, scrivendo sul retro del ventaglio "Io sono una donna onesta". Ma la forza dell'amore vince: Camillo la convince ad appartarsi con lui nel chiosco. Stanno così per essere sorpresi dal barone Zeta e dagli altri. Njegus tenta di fermarli, spiegando che il chiosco è occupato da Camillo e da una signora; Kromow teme sia sua moglie, ma Zeta dal buco della serratura, riconosce la propria moglie, Valencienne. Furioso, manda Njegus a chiudere l'uscita sul retro del chiosco, e ordina di aprire. Njegus riesce a far fuggire Valencienne; Anna accetta di sostituirla per salvare la baronessa ed ingelosire Danilo. Tra la sorpresa generale, dal chiosco escono Camillo ed Anna. Zeta è sbalordito; Danilo è geloso. Anna annuncia il suo fidanzarnento con Camillo De Rossillon, che va a consolarsi da "Maxim"; Anna, felice perché ha compreso che Danilo l'ama ancora, si scatena in una danza folkloristica pontevedrina.

Terzo Atto
Nella casa di Anna Glavari si svolge la festa che ricrea l'atmosfera di "chez Maxim". Anna ha invitato persino le vere "grisettes" del locale, che si esibiscono in uno scatenato can can, a cui si unisce Valencienne. Arriva un'altro dispaccio dal Pontevedro: i miliardi della vedova non dovranno uscire dal regno, pena la condanna di tutti i funzionari dell'ambasciata. Danilo, geloso, cerca di dissuadere Anna dallo sposare De Rossillon. Anna gli confessa che ha sostituito la donna del chiosco per salvarne la reputazione. Finalmente, sulle note di un languido valzer, Anna e Danilo si dichiarano il loro amore. Danilo, felice, racconta agli invitati che la donna del chiosco era un'altra, mettendo in agitazione Valencienne. Si scopre l'inganno, e il barone Zeta, tra lo stupore dei presenti, annuncia che chiederà il divorzio e chiede in sposa Anna. La bella vedova dice di ritenersi lusingata, ma lo informa che nel testamento si dispone, in caso di seconde nozze, la perdita dell'eredità. ll matrimonio col barone non salverebbe il Pontevedro. Danilo allora si dichiara pronto a sposarla, proprio perché povera. Anna, felice accetta, rassicurando il barone che il regno pontevedrino è salvo del dissesto finanziario poiché una seconda clausola del testamento aggiunge che l'eredità perduta dalla moglie passerebbe al nuovo marito. Tutto ora è veramente sistemato: Anna riappacifica il barone Zeta e la moglie. Sul ventaglio è scritto si, "Io vi amo", ma dall'atra parte è scritto pure "Io sono una donna onesta". La morale è salva. Valencienne fa il gran gesto di perdonare il marito di averla ingiustamente sospettata: la tresca con Camillo può ricominciare... "Ah, le donne ...le donne...!". E' il convenzionale, ma lieto, lietissimo fine.