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Il teatro dell'opera e balletto
di Lviv (Leopoli - Ucraina). II teatro dell'Opera di Lviv, inaugurato
nel 1900, è stato progettato dagli stessi Architetti - H. Helmer e F.
Felner - che, in precedenza, avevano curato la realizzazione dei teatri
di Vienna e Odessa, con la stessa impronta monumentale e grandiosa.
Per la sua davvero imponente struttura, viene classificato, dopo quello
di Kiev, come il teatro piu' importante di tutta l'Ucraina; con un organico
che vanta, nel suo complesso, più di 600 persone ed un repertorio di
ampissima varietà e primissima qualità artistica. L'attività del teatro
"Ivan Franko" si è sempre caratterizzata, sin dall'inizio, per la sua
politica di illuminata impostazione gestionale e produttiva, che I'hanno
portato ad imporsi all'attenzione del mondo culturale. Come, ad esempio,
quando, già nei lontani anni dal 1904 al 1909, ha offerto la sua ospitalità
a numerose Compagnie italiane che presentavano opere dove si esibivano
i cantanti lirici più famosi del tempo, quali: Enrico Caruso, Mattia
Battistini e Gemma Bellincioni. Nell'arco della sua lunga e gloriosa
storia ha allestito quasi 250 "prime", di allestimenti di altissimo
livello artistico, variando dal genere lirico a quello dell'operetta,
e dal balletto alla commedia musicale. Negli ultimi dieci anni, il Teatro
di Lviv, ha effettuato anche numerose tournées nei più importanti paesi
europei riportando, ovunque, successi clamorosi ed ha avuto, inoltre,
ripetute richieste, per i suoi Artisti più noti, da parte dei maggiori
teatri americani. Ultimamente, nel 1997, è stato chiamato a rappresentare,
in Austria, una sua splendida edizione di "AIDA' di G. Verdi e, nel
1999, ha inaugurato il "Festival di Cracovia" con "La Boheme" di G.
Puccini, ottenendo autentiche ovazioni. Nel 2000, anno estremamente
importante per questo Teatro, in cui si svolgeranno i festeggiamenti
per la ricorrenza del suo centenario, verrà messo in scena, con un grandioso
allestimento, il "Nabucco" di G. Verdi, per la regia di Giuseppe Visciglia.
Le celebrazioni di questo straordinario avvenimento vivranno il loro
momento culminante quando, il Santo Padre, in occasione del viaggio
che effettuerà in Ucraina nella prossima estate, visiterà la città di
Leopoli (Lviv), nei giorni 22 e 23 di Luglio, e onorerà proprio il Teatro
"Ivan Franko" presenziando, con l'alta solennità della sua persona,
ad una rappresentazione pubblica. L'invito più volte rivolto a questo
prestigioso Teatro, da parte di "Mondo Musica", per indurlo a portare
"La vedova allegra" di Franz Lehàr in ltalia, dopo tante insistenze,
è stato finalmente accettato: così, nella prossima Stagione, avremo
la possibilità di poter offrire un evento teatrale di indubbio fascino
scenico e di notevole suggestione spettacolare. Una proposta di spettacolo
di assoluta qualità e sicuramente in grado di dimostrare come la musica,
a volte, possa essere il miglior ambasciatore per promuovere la cultura
e la conoscenza fra i popoli.
Primo Atto
Parigi, 1905. Nell'ambasciata del piccolo, e immaginario, regno di Pontevedro,
il barone Mirko Zeta dà una festa per il genetliaco del Sovrano. Nelle
danze le coppie si intrecciano: Camillo De Rossillon corteggia la moglie
dell'ambasciatore, Valencienne; il visconte Cascada corteggia la moglie
del console Bogdanovich, Silviana; Raul de Saint Brioche corteggia la
moglie del consigliere d'ambasciata Kromow, Olga. Tutti sono in ansiosa
attesa di Anna Glavari, la bella vedova del ricchissimo banchiere di
corte. il quale, morendo, le ha lasciato un'eredità di 30 miliardi.
Anna desta subito l'ammirazione dei presenti. per il suo fascino, ma
soprattutto per i suoi miliardi. Un grave problema assilla l'ambasciatore:
la vedova non deve sposare uno straniero, perché la perdita dell'ingente
somma metterebbe in crisi le finanze del piccolo stato pontevedrino.
A tale scopo incarica Njegus, suo cancelliere, di sorvegliare la bella
concittadina e tenta di indurre il segretario dell'ambasciata, il conte
Danilo Danilovich, a sposare Anna. L'incarico non rende felice Danilo,
che preferisce passare il suo tempo tra le allegre donnine di "Maxim".
Il vero protagonista è un ventaglio, appartenente a Valencienne, sul
quale Camillo ha scritto la frase: "Io vi amo"; il ventaglio capita
nelle mani del geloso Kromow, il quale così sospetta della propria rnoglie.
Il barone Zeta, per evitare scandali, dichiara di averlo regalato egli
stesso a sua moglie. Nell'incontro tra il conte Danilo e la seducente
vedova, lei gli rimprovera di averla abbandonata, quando in Potevedro
erano giovani e innamorati, lui nobile e ricco, lei povera. Danilo confessa
di aver ubbidito ad uno zio che minacciava di diseredarlo. Ora lei è
vedova e ricca, ma è ancora Danilo a sfuggirla, temendo che lei pensi
che lui agisca per interesse. Valencienne intanto tormenta il povero
Camillo: ora esige che lui faccia la domanda di matrimonio alla vedova.
Così lei rimarrà una donna onesta, fedele e infelice. Alla fine della
festa inizia il gioco delle elezioni delle signore: ogni dama dovrà
scegliersi un cavaliere per la danza. Tutti vogliono ballare con Anna
che rifiuta; Valencienne la invita a scegliere Camillo, ma Anna sceglie,
Damlo, che finge di cedere il privilegio per 100.000 franchi da darsi
in beneficienza. Nessuno accetta la proposta. Si fa avanti Camillo,
rna Valencienne gelosa, lo fa rinunciare. Ora il campo è libero. Un
giro di valzer tra Anna e Danilo suggella il loro primo incontro.
Secondo Atto
Nella villa di Anna Glavari, gli ospiti parigini si congratulano con
la padrona di casa per la sua festa in costume pontevedrino. Anna promette
di organizzarne un'altra, riproducendo l'ambiente di "Maxim", il ritrovo
preferito da Danilo. ll barone Zeta, temendo che De Rossillon si innammori
della ricca vedova ma, sapendo da Njegus che egli ha già un'amante,
affida proprio a Valencienne, sua moglie, il compito di far fuggire
De Rossillon con la sconosciuta. Un'altro incontro tra Anna Glavari
e Danilo non li avvicina di più, nonostante la dolce melodia di un valzer.
Giunge un dispaccio cifrato dal Pontevedro: si sollecita l'ambasciata
ad inviare un rapporto sulla vedova, e l'ambasciatore con gli altri
funzionari decidono di riunirsi poco dopo in un chiosco del giardino
per stilare la risposta. Valencienne risponde alla pressante insistenza
di Camillo, scrivendo sul retro del ventaglio "Io sono una donna onesta".
Ma la forza dell'amore vince: Camillo la convince ad appartarsi con
lui nel chiosco. Stanno così per essere sorpresi dal barone Zeta e dagli
altri. Njegus tenta di fermarli, spiegando che il chiosco è occupato
da Camillo e da una signora; Kromow teme sia sua moglie, ma Zeta dal
buco della serratura, riconosce la propria moglie, Valencienne. Furioso,
manda Njegus a chiudere l'uscita sul retro del chiosco, e ordina di
aprire. Njegus riesce a far fuggire Valencienne; Anna accetta di sostituirla
per salvare la baronessa ed ingelosire Danilo. Tra la sorpresa generale,
dal chiosco escono Camillo ed Anna. Zeta è sbalordito; Danilo è geloso.
Anna annuncia il suo fidanzarnento con Camillo De Rossillon, che va
a consolarsi da "Maxim"; Anna, felice perché ha compreso che Danilo
l'ama ancora, si scatena in una danza folkloristica pontevedrina.
Terzo Atto
Nella casa di Anna Glavari si svolge la festa che ricrea l'atmosfera
di "chez Maxim". Anna ha invitato persino le vere "grisettes" del locale,
che si esibiscono in uno scatenato can can, a cui si unisce Valencienne.
Arriva un'altro dispaccio dal Pontevedro: i miliardi della vedova non
dovranno uscire dal regno, pena la condanna di tutti i funzionari dell'ambasciata.
Danilo, geloso, cerca di dissuadere Anna dallo sposare De Rossillon.
Anna gli confessa che ha sostituito la donna del chiosco per salvarne
la reputazione. Finalmente, sulle note di un languido valzer, Anna e
Danilo si dichiarano il loro amore. Danilo, felice, racconta agli invitati
che la donna del chiosco era un'altra, mettendo in agitazione Valencienne.
Si scopre l'inganno, e il barone Zeta, tra lo stupore dei presenti,
annuncia che chiederà il divorzio e chiede in sposa Anna. La bella vedova
dice di ritenersi lusingata, ma lo informa che nel testamento si dispone,
in caso di seconde nozze, la perdita dell'eredità. ll matrimonio col
barone non salverebbe il Pontevedro. Danilo allora si dichiara pronto
a sposarla, proprio perché povera. Anna, felice accetta, rassicurando
il barone che il regno pontevedrino è salvo del dissesto finanziario
poiché una seconda clausola del testamento aggiunge che l'eredità perduta
dalla moglie passerebbe al nuovo marito. Tutto ora è veramente sistemato:
Anna riappacifica il barone Zeta e la moglie. Sul ventaglio è scritto
si, "Io vi amo", ma dall'atra parte è scritto pure "Io sono una donna
onesta". La morale è salva. Valencienne fa il gran gesto di perdonare
il marito di averla ingiustamente sospettata: la tresca con Camillo
può ricominciare... "Ah, le donne ...le donne...!". E' il convenzionale,
ma lieto, lietissimo fine.
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