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Giorgio Albertazzi inaugura
il nuovo Millennio con "Borges in tango: labirinti, sogni e milonghe".
Si tratta del tredicesimo testo originale che il Maestro scrive per
il teatro. Non è un segreto che Borges sia una sua vecchia passione:
qualche anno fa portò in scena "Verba tango", un recital di brani borgesiani
intervallati da musiche originali del maestro Mario Modestini, mescolate
a brani e ritmi della tradizione portena. L'occasione del centenario
della nascita del grande scrittore argentino, nato appunto il 24 Agosto
1899, unito alla volontà di costruirne in qualche modo il ritratto di
una vita -non coraggiosa- o forse "il gioco di uno che sbaglia la vita",
ha ispirato questo testo. Esso percorre in modo trasversale e seguendo
chiavi di lettura per certi aspetti inconsuete, l'universo e la fantasia
borgesiana, passando per le strade di Buenos Aires (la vulcanica metropoli
che proprio lo scrittore eleva a suo modo, esplorata incessantemente
e da lontano con l'entusiasmo sognatore di un adolescente), proseguendo
per il celebre quartiere Palermo, luogo della memoria e oggi cuore spirituale
e geografico della città e omaggiando Avenida Quintana, dove Borges
visse negli anni '40 e sul cui marciapiede raccontava che il padre "cieco,
pianse perché vedeva le antiche stelle". Un testo costruito attraverso
suggestioni, colorato e divertente, popolato da milongh, da gringhos
e criollios che giocano a truco e parlano il lunfardo, il gergo della
malavita che darà origine nel tempo, insieme al cocholiche, all'argot
popolare di Buenos Aires. Vivono mescolati, secondo il cosmopolitismo
intellettuale di Borges, la filosofia del payadon e il pensiero dantesco,
Shakespeare e il racconto giallo di E.A. Poe, Democrito di Abdera e
il duende di Garcìa Lorca. Accompagnano nella non facile impresa il
Maestro Albertazzi, alcuni dei suoi allievi della Scuola di Teatro di
Volterra che "… recitano, suonano, ballano e cantano". Le coreografie
sono state curate dal "tanguero" Mario Barreras, le musiche originali
sono del Maestro Mario Modestini; i costumi di Barbara Guarducci, le
scene di Damiano Palazzo e Stefania Panelli. La regia è di Giovannino
De Feudis.
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