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Lo spettacolo si ispira essenzialmente alla novella del
Merimèe, pubblicata nel 1845, e da cui è tratta la Carmen di Bizet.
Il riferimento ai due creatori dell'opera è tuttavia limitato ad alcune
notazioni che, pur essendo di rilievo, non sono determinanti ai fini
della comprensione e della fruizione, come del resto il tempo e lo spazio
o l'ambientazione storica, i costumi stessi infatti avranno leggeri
richiami e riferimenti alla Spagna. Con questo spettacolo si vuol dare
maggiore rilievo non tanto alla classica vicenda dell'amore passionale
e travolgente di Don Josè per Carmen, quanto ai sentimenti universalmente
provati dall'uomo, come l'amore, l'odio, la gelosia, l'inganno, sentimenti
che il più delle volte vanno aldilà di qualsiasi legge o ragione, ma
che grazie ai quali la vita di ogni individuo ha un senso. La vicenda
inizia con il racconto di Don Josè (Raffaele Paganini) che, attraverso
un prologo dal quale si snoderà poi tutto il balletto, aiuterà il pubblico
a cogliere il senso della storia e a capirne gli sviluppi, anche attraverso
gli errori che ogni uomo non può evitare di commettere. Suoni e colori
verranno esplorati attraverso il mondo dei "gitani", una buona parte
del balletto parlerà e descriverà i loro modelli comportamentali, le
loro credenze e le loro superstizioni, oltre al loro modo di riferirsi
a leggi e codici così caratteristici e lontani dai nostri. Nello spettacolo,
infine, elementi classici e moderni, sia musicali, che scenografici
che narrativi, si fonderanno, facendo interagire aspetti specifici della
tradizione (brani come la "Habanera" o "La canzone del toreador") con
aspetti più attuali e a noi più vicini (grazie alle musiche del Maestro
Marco Schiavone).
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