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Come per il mito di Edipo, anche la storia di Medea segna un paradigma
della cultura occidentale, su cui ogni tempo ha riflettuto interpretando
a suo modo l'antico racconto della donna di un paese lontano, esperta
nei saperi della natura e della magia, che per vendetta verso l'uomo
che l'ha tradita e abbandonata, dopo aver avuto da lei amore assoluto
e aiuto senza scrupoli, uccide i suoi stessi figli. Non è diventato
un complesso questo racconto, come invece quello relativo ad Edipo,
ma è come se lo fosse; da Euripide in poi leggiamo attraverso il personaggio
di Medea il conflitto estremo tra ragione e passione, l'eccesso di un
amore divenuto odio che cancella persino il legame più naturale di tutti,
quello della maternità. Il nostro spettacolo sarà lancinante come un
elettroshok, drammatico come una terapia d'urto. Una donna venuta da
un paese lontano, interrompe qualunque contatto con la sua vita vera,
con la sua famiglia, col suo passato autentico e per reagire alla violenza
che quotidianamente subisce, si finge un'altra, insegue l'immagine di
Medea e a quel prototipo sembra aderire. Ogni sua parola, ogni suo gesto,
saranno altrettante tappe di avvicinamento per aderire all'apparenza
e all'essenza magica e criminale di quella donna. Solo al termine di
un processo disperato e appassionante potrà dire finalmente: "Nunc sum
Medea".
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