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La maschera a il volto di Luigi Chiarelli (Trani 1880 - Roma 1947),
caposcuola di quello che fu definito "il teatro grottesco", fu rappresentata
per la prima volta al Teatro Argentina di Roma il 31 maggio 1916, con
un successo trionfale che continuó fuori del nostro paese, in Europa,
negli Stati Uniti, e in Sud America. La ragione del suo successo fu
ed è nella sintesi di comicità e di amarezza, di paradosso e di realtà:
Paolo Grazia, che ha dichiarato davanti a tutti i suoi amici che ucciderà
sua moglie se essa per caso lo tradisse, si guarda bene dal farlo quando
ciò avviene realmente, anzi ne è talmente incapace che non solo non
la uccide ma la manda di nascosto all'estero, dopo aver dichiarato invece
che l'ha uccisa e gettata nel lago di Como. Un delitto d'onore per il
quale viene assolto, grazie anche all'abile arringa del suo avvocato,
che era stato proprio l'amante della moglie (ma Paolo Grazia non lo
sa). Tutto per bene, avrebbe detto Pirandello, se Savina, sua moglie,
non gli comparisse davanti il giorno in cui si celebrano i suoi funerali.
Un cadavere trovato nel lago è stato, infatti, riconosciuto da tutti
per quello di lei. Savina si è pentita del suo tradimento a ha capito
che non può vivere lontano da Paolo. Lui, incapace di resistere al suo
fascino ne è nuovamente attratto, ma la presenza di Savina viene scoperta.
Scoppia lo scandalo e Paolo viene accusato di simulazione di reato e
rischia addirittura di finire in prigione. A questo punto la sua reazione
è insieme stupita e dura: "ma come: l'ho ammazzata e mi assolvono, non
l'ho ammazzata e mi mandano in galera". Questa commedia, irresistibilmente
comica ma che alla fine, rivela l'assurdo che governa la nostra vita,
fu accostata dalla critica non a caso a Pirandello e ai futuristi. Riproporla
oggi, adattata da Giovanni Antonucci, autore teatrale ed insieme storico
del teatro, significa riscoprire una pièce godibilissima, ricca di invenzioni
sceniche e in grado di coinvolgere anche i più smaliziati spettatori
del nuovo millennio.
Giovanni Antonucci
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